Una colata di cemento si sta mangiando i campi della Lombardia. A lanciare l'allarme sono le associazioni delle imprese agricole, Coldiretti di Milano e Lodi, Confagricoltura e Cia che il 23 aprile, presso il circolo della stampa in corso Venezia a Milano, hanno presentato i dati sul trend di scomparsa delle aree verdi attorno al capoluogo e nelle altre province della regione. Fra la provincia di Milano e l'area metropolitana si arriva, secondo dati del Politecnico, a oltre il 42% del consumo di suolo con quasi 840 chilometri quadrati fra terreni già urbanizzati e altri ancora da edificare. La situazione peggiore si registra nella zona a nord di Milano (con una fetta già consumata e a rischio dell'83%), all'interno del capoluogo (70%), nel Rhodense e nel Legnanese che si attestano sul 58% e la Brianza sul 54%. «A forza di asfalto e cemento rischiamo di trovarci senza più terreni sufficienti da coltivare, con un conseguente danno per l'ambiente. Noi non siamo contro tutto a priori, ma serve una politica di concertazione sull'uso del territorio che veda coinvolto in prima persona chi di questo territorio si occupa, fra cui noi» dicono gli agricoltori, che in questa battaglia sono affiancati da Legambiente, Wwf, Fai e associazioni dei consumatori.

 L'avanzata delle infrastrutture
Attorno al capoluogo lombardo c'è la situazione peggiore con la Tem (Tangenziale est esterna) che per 40 chilometri attraverserà il Parco agricolo Sud Milano, con la Brebemi che si collegherà alla Tem all'altezza di Melzo, con raddoppio della Paullese fra Milano e Crema, con il collegamento della Tem alla Cerca nell'area di Melegnano. Senza dimenticare poi tutto il sistema degli accessi alla Fiera e all'aeroporto di Malpensa, i collegamenti fra la Padana superiore e la Tangenziale Ovest con 14 svincoli fra Abbiategrasso e Magenta e il collegamento a nord con la Boffalora-Malpensa. «Se andiamo avanti così più che infrastrutture in mezzo alla campagna lombarda, ci ritroveremo una spianata di capannoni e strade punteggiata ogni tanto da qualche terreno agricolo. Un paradosso, vista l'importanza che le coltivazioni hanno sempre avuto e che stanno assumendo ancora di più oggi anche a livello internazionale – afferma Carlo Franciosi, presidente della Coldiretti di Milano e Lodi - Il suolo non è una risorsa infinita. Non si può certo pensare di coltivare grano e mais sulla corsia di sorpasso della tangenziale o della Brebemi, o di trasformare l'ingresso di una cascina in un casello della Brebemi. Serve una mobilitazione che salvaguardi le aree agricole come zone ad alto valore ambientale evitando che finiscano cannibalizzate da strade che molte volte invece di diminuire il traffico, al contrario lo aumentano, con inquinamento e smog». L'avanzata del cemento sta colpendo anche il sud della Lombardia, fra le province di Mantova, Lodi e Pavia, dove si stanno espandendo capannoni, strade e poli logistici. Secondo dati raccolti da Legambiente, fra il 1999 e il 2004, a mantova ogni anno sono spariti oltre 6 milioni di metri quadrati di terreni verdi, a Lodi oltre 2 milioni, a Pavia quasi 5 milioni e mezzo. Con indici di consumo procapite per abitante fra i più alti della Lombardia: 16 a Mantova, 11 a Lodi e anche a Pavia. Secondo gli agricoltori serve un atteggiamento responsabile degli enti locali per quanto riguarda le pianificazioni urbanistiche e i via libera a insediamenti che potrebbero stravolgere le ultime aree verdi rimaste. Una posizione condivisa anche da ambientalisti e consumatori con i quali Coldiretti, Confagricoltura e Cia stanno dando vita a un patto per la difesa del territorio.

Un patrimonio da tutelare
La difesa del territorio dall'assalto del mattone passa innanzi tutto dalla tutela dei campi e delle aziende agricole, che non possono finire in una riserva indiana come se non servissero più a nulla. Gli agricoltori e i loro campi sono il baluardo di un nuovo modello di società che si sta costruendo e che il consumo del suolo rischia di bloccare.
Il mondo della buona terra, di cui gli agricoltori sono parte fondante, si sta organizzando per garantire nuovi canali di spesa alle famiglie, per difendere l'ambiente, per insegnare alle nuove generazioni il valore della campagna e per dare il proprio contributo alla rete dei servizi fondamentali per una società che si voglia considerare evoluta. Ma senza territorio tutto questo non si può fare. Se al posto dei campi e delle aziende agricole si mettono capannoni, impianti industriali, strade, discariche, allora non esisterà più spazio per continuare a produrre latte, carne, riso, grano. Insomma, si toglierà spazio al cibo e alla natura per darlo al cemento.
E' giusto tutto questo? No. Anche in virtù del ruolo sempre più importante e multifunzionale che le aziende agricole stanno giocando sul piano economico e sociale - basti pensare agli oltre cento spacci agricoli e agriturismi che operano fra Milano e Lodi.
Chi viene nelle cascine lombarde vuole trovare un ambiente naturale che esprima bene il valore, non solo economico, del prodotto, la sua storia, il suo cammino dal campo alla tavola. Ed è in questo contesto che gli agricoltori diventano, oltre che alfieri di qualità, anche diffusori di cultura territoriale.
Una dinamica educativa che solo l'anno scorso nelle province di Milano e Lodi ha coinvolto quasi tremila ragazzi delle scuole elementari, medie e superiori con incontri e giornate nelle aziende agricole. Le cascine sono centri di formazione ambientale e di storia del territorio, oltre a svolgere un importante ruolo sociale come è successo di recente con la giornata dedicata agli anziani di Milano.
In Lombardia ci sono oltre 70 mila aziende agricole e si tratta di un patrimonio formidabile di esperienza e storia che può e deve essere messo al servizio anche delle sfide future, come ad esempio l'Expo 2015 per il quale sarà necessario organizzare manifestazioni, eventi, ma anche garantire accoglienza e capacità di assorbimento alberghiero al fiume di visitatori che si riverserà sulla nostra regione. Ma tali potenzialità possono essere espresse solo con la gestione equilibrata di un territorio, come quello attorno a Milano, che subisce ormai da anni una colonizzazione selvaggia da parte di infrastrutture, insediamenti industriali e poli logistici.
Per questo serve una pianificazione urbanistica di buon senso che tenga conto non solo della loro presenza, ma del valore aggiunto, economico e culturale, che queste aziende sono in grado di offrire a tutti i cittadini.