Per la mozzarella italiana si va verso la normalità. Cadono anche i divieti cinesi
Il divieto per la mozzarella e i controlli obbligatori per tutti i prodotti caseari erano stati imposti dalla Cina il 28 marzo scorso e sono stati sbloccati dopo una lunga trattativa condotta dall'Ambasciata italiana in Cina con l'assistenza della rappresentanza della Commissione europea e dell'Istituto per il commercio estero (Ice). La situazione si è sbloccata dopo l'ultimo incontro tra l'ambasciatore Riccardo Sessa e i dirigenti dell'Administration of quality supervision, inspection and quarantine (Aqsiq), l'organo cinese addetto al controllo della qualità dei prodotti d'importazione. Sessa ha poi informato personalmente i ristoratori italiani e gli operatori del settore che erano stati colpiti dall'improvviso divieto, con i quali l'Ambasciata è rimasta in stretto contatto in questo periodo.

Dopo il segnale di attenzione nei confronti della qualità italiana ci si aspetta un concreto impegno per bloccare la mozzarella e gli altri formaggi made in Italy taroccati, che si moltiplicano sugli scaffali dei supermercati cinesi con il crescere della domanda interna. Riguardo alla decisione della Cina di revocare il divieto sulla mozzarella, la 'quarantena” di 21 giorni imposta dalle autorità doganali cinesi impedisce di fatto l'arrivo nel paese asiatico di mozzarella di bufala campana Dop e di tutti i formaggi freschi a pasta filata, secondo quanto affermato dallo stesso Consorzio di tutela. Per questo, anche prima dell'emergenza mozzarella le esportazioni di formaggi e latticini dall'Italia in Cina nel 2007 hanno raggiunto appena il valore di oltre 830 mila euro, per un quantitativo di oltre 160 mila chili, anche se in aumento del 43% nel 2007.
A frenare la crescita del prodotto made in Italy è anche la presenza di imitazioni realizzate sul mercato interno o quello internazionale dove sono prodotti circa 2 milioni di tonnellate di mozzarella italiana taroccata senza il rigoroso sistema di controllo delle produzioni a denominazioni di origine.
Sui banchi dei supermercati cinesi sono numerosi i prodotti del falso made in Italy: dal Parmesan al Provolone fino alla mozzarella che vengono dall'estero, ma anche quelli di produzione locale come la caciotta (Italian cheese) e addirittura il pecorino (nella foto a destra), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.
Dopo la sentenza della Corte suprema di Pechino che ha confermato la condanna all'azienda cinese Montresor che aveva messo sul mercato cioccolatini 'Tresor Dor” con una confezione uguale a quella dei Ferrero Rocher, la Cina sembra avviarsi lungo la strada giusta anche se si produce nel paese Asiatico l'86% degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell'Unione europea in un anno che, oltre ad abbigliamento, scarpe e i tecnologici di uso comune, riguardano in misura crescente falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali, che sono aumentate del 400% in Europa.
L'apertura deI mercato cinese è una necessità per riequilibrare il pesante deficit commerciale con le importazioni dalla Cina che superano di oltre 6 volte le esportazioni nell'agroalimentare anche per gli ostacoli di carattere burocratico, sanitario e amministrativo imposti dalle autorità cinesi a prodotti del made in Italy, come l'ortofrutta fresca, che non possono varcare le frontiere del Paese asiatico. Serve dunque una seria iniziativa diplomatica affinché non si ripetano incomprensioni ma anche per evitare limiti e vincoli pretestuosi per riequilibrare gli attuali rapporti commerciali.

Dopo il segnale di attenzione nei confronti della qualità italiana ci si aspetta un concreto impegno per bloccare la mozzarella e gli altri formaggi made in Italy taroccati, che si moltiplicano sugli scaffali dei supermercati cinesi con il crescere della domanda interna. Riguardo alla decisione della Cina di revocare il divieto sulla mozzarella, la 'quarantena” di 21 giorni imposta dalle autorità doganali cinesi impedisce di fatto l'arrivo nel paese asiatico di mozzarella di bufala campana Dop e di tutti i formaggi freschi a pasta filata, secondo quanto affermato dallo stesso Consorzio di tutela. Per questo, anche prima dell'emergenza mozzarella le esportazioni di formaggi e latticini dall'Italia in Cina nel 2007 hanno raggiunto appena il valore di oltre 830 mila euro, per un quantitativo di oltre 160 mila chili, anche se in aumento del 43% nel 2007.
A frenare la crescita del prodotto made in Italy è anche la presenza di imitazioni realizzate sul mercato interno o quello internazionale dove sono prodotti circa 2 milioni di tonnellate di mozzarella italiana taroccata senza il rigoroso sistema di controllo delle produzioni a denominazioni di origine.
Sui banchi dei supermercati cinesi sono numerosi i prodotti del falso made in Italy: dal Parmesan al Provolone fino alla mozzarella che vengono dall'estero, ma anche quelli di produzione locale come la caciotta (Italian cheese) e addirittura il pecorino (nella foto a destra), ma con raffigurata sulla confezione una mucca al posto della pecora.Dopo la sentenza della Corte suprema di Pechino che ha confermato la condanna all'azienda cinese Montresor che aveva messo sul mercato cioccolatini 'Tresor Dor” con una confezione uguale a quella dei Ferrero Rocher, la Cina sembra avviarsi lungo la strada giusta anche se si produce nel paese Asiatico l'86% degli oltre 250 milioni di articoli contraffatti sequestrati alle frontiere nell'Unione europea in un anno che, oltre ad abbigliamento, scarpe e i tecnologici di uso comune, riguardano in misura crescente falsificazioni pericolose, cioè quelle riguardanti generi alimentari, prodotti per la cura personale e medicinali, che sono aumentate del 400% in Europa.
L'apertura deI mercato cinese è una necessità per riequilibrare il pesante deficit commerciale con le importazioni dalla Cina che superano di oltre 6 volte le esportazioni nell'agroalimentare anche per gli ostacoli di carattere burocratico, sanitario e amministrativo imposti dalle autorità cinesi a prodotti del made in Italy, come l'ortofrutta fresca, che non possono varcare le frontiere del Paese asiatico. Serve dunque una seria iniziativa diplomatica affinché non si ripetano incomprensioni ma anche per evitare limiti e vincoli pretestuosi per riequilibrare gli attuali rapporti commerciali.

