Expo, un successo bipartisan, ma non tutti i politici lo capiscono
Un primo risultato concreto è stato già ottenuto: l'assegnazione dell'Expo 2015 a Milano ha fatto schizzare all'insù la quotazione di FieraMilano che di questo evento sarà a un tempo la sede privilegiata e la vetrina del futuro. Speriamo che faccia salire anche la valutazione complessiva del nostro Paese che, almeno per quanto riguarda la politica, non perde occasioni di farci bruciare in pochi secondi quanto di importante riusciamo a conquistare. Non possiamo non tacere, ad esempio, della delusione di constatare che nel momento in cui l'Italia riesce a riscattarsi da vicende vergognose come i rifiuti in Campania, la mozzarella, il Brunello taroccato o l'Alitalia, c'è chi non perde l'occasione di aprire polemiche come due vecchi zitelle (chiedendo scusa alle signore nubili di una certa età).
Mentre il sindaco di Milano Letizia Moratti e il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni, a destra, e i ministri Massimo D'Alema ed Emma Bonino, a sinistra, esprimevano congiuntamente la soddisfazione per una vittoria bipartisan del 'sistema Italia”, con tutto ciò che a livello economico ciò potrà garantire, i due vecchi rivali della politica nazionale (Prodi e Berlusconi) non mancavano di rivendicare a se stessi i meriti del successo, screditando il ruolo del rivale… Peccato per un'altra occasione persa.
E a proposito di occasioni perse, c'è da sperare che gli stupidi giochini di contraffazione fatti da alcune aziende di Montalcino su uno dei vini simbolo della moderna enologia italiana, non abbiano delle ricaduta pesanti sul più importante appuntamento dell'enogastronomia italiana, quel Vinitaly che si apre giovedì a Verona con i consueti dubbi, o almeno curiosità, e sull'effettiva tenuta di una macchina organizzativa che anno dopo anno mostra sempre più i suoi limiti a seguito della costante crescita di importanza della manifestazione. Non a caso fra gli appuntamenti più attesi ci saranno il convegno della Coldiretti sui contenuti delle etichette, dai quali ci attendiamo una conferma di quelle richieste che da tempo Italia a Tavola va segnalando riguardo la necessità di indicazioni chiare e trasparenti (a partire ad esempio dall'olio) sulle materie prime utilizzate, sulla trasformazione e sulla filiera. E ciò, ovviamente, a partire dal vino, che resta l'elemento numero uno dell'agroalimentare made in Italy.
Su un altro versante, registriamo con soddisfazione come si stiano spegnendo gli allarmismi esagerati sulle mozzarelle alla diossina (spesso vero e proprio terrorismo mediatico, sostenuto anche in questo caso dall'attuale polemica politica), ma al tempo stesso chiediamo che venga fatta con urgenza chiarezza sulle barriere protezionistiche al made in Italy. Dopo le tentazioni della Francia (le cui autorità sembrano forse avere fatto un passo indietro per non pregiudicare l'operazione Air France-Alitalia), non può essere sottovalutata la decisione delle autorità cinesi di sottoporre qualsiasi genere di formaggio prodotto in Italia a esame di laboratorio prima di entrare nel Paese. Un'assurdità, e una provocazione che si aggiunge al divieto di inviare nel Paese asiatico frutta prodotta in Italia e che sembra non tenere conto che il Paese con più frodi (alimentari e non) è proprio l'ex impero comunista asiatico. Che forse abbia ragione l'ex ministro Tremonti quando richiede di alzare la voce contro Pechino? Nel più grande Paese del mondo non dobbiamo vendere solo tecnologie o moda…anche l'enogastronomia può avere un suo spazio e, vista la qualità dei nostri prodotti, dobbiamo creare le condizioni ottimali per un'affermazione.
Alberto Lupini
alberto.lupini@italiaatavola.net


