Sono troppe le confezioni che contengono olio spremuto da olive spagnole, greche o tunisine senza che la provenienza sia indicato in etichetta come vuole l'Italia. Una norma che non piace alla Commissione Europea ma che da sola può fare la differenza in un mercato all'insegna della truffa. "Italia a tavola" si associa alle richieste della Coldiretti e delle associazioni dei produttori perchè siano fatti più controlli a tappeto e direttamento negli stabilimenti.
I sequestri di falso olio extravergine effettuati dai Nas nelle scorse settimane (15mila litri destinati alla ristorazione del Veneto) confermano la validità della scelta fatta dall'Italia con l'introduzione dell'obbligo di indicare la provenienza delle olive in etichetta che occorre far rispettare con un adeguato sistema di controlli. Il Nucleo antisofisticazione dei carabinieri è intervenuto a Padova, Verona, Vicenza e Rovigo. L'ingente quantitativo era contenuto in latte da 5 litri ed era pronto per essere venduto nei ristoranti del Veneto. L'extravergine era mescolato con olio di semi commestibile e colorato con clorofilla naturale, probabilmente ottenuta dalla spremitura di foglie d'ulivo.
«Nessun pericolo per la salute pubblica» ha spiegato il comandante dei Nas di Milano, Leopoldo Maria De Filippo. Tre grossisti sono stati denunciati alla procura della Repubblica di Rovigo per il reato di frode in commercio. L'olio che avevano acquistato, ha spiegato il comandante De Filippo, costava poco, circa 3 euro al litro, ma il prezzo non era tale da far pensare a una contraffazione di questa entità. Il sequestro dell'olio è stato eseguito da ottobre 2007 a gennaio 2008, nell'ambito dell'operazione denominata Falsi sapori, che ha portato al sequestro in 4 regioni di 1.796 prosciutti (prosciutto di Parma e prosciutto di San Daniele) con marchio a fuoco contraffatto, al sequestro di un laboratorio di produzione e di un deposito di stagionatura a Occhiobello (Rovigo) e Bressanvido (Vicenza) e alla denuncia di 5 persone.
L'operazione condotta dai carabinieri del Nas di Milano è arrivata proprio in contemporanea con la notizia che la Commissione europea ha inviato all'Italia, come atto dovuto, una lettera con la richiesta di chiarimenti sulla decisione italiana dell'obbligo di indicare l'origine in etichetta per l'olio d'oliva. MInacciamndo di fatto sanzioni per un'iniziativa nazionale.
Teniamo conto che si tratta di un giro d'affari attorno ai 2 miliardi di euro, che trova una forte opposizione nell'Uinone Europea, dove i grandi produttori di olio operanti in Italia, per lo più spagnoli, sono contrari ad un atto che ha l'obiettivo di valorizzare i prodotti del territorio.
L'operazione condotta dai Nas con il sequestro di 15mila litri di olio destinato ai ristoranti è una ragione in piu' - sottolinea la Coldiretti - per applicare con severità la normativa a livello nazionale e di valorizzarla con vigore in Europa dove gli interessi delle lobby non possono prevalere sulla necessità di tutelare la salute dei cittadini. L'Italia, che ha il primato della qualità nell'Unione Europea, ha il dovere di svolgere - precisa la Coldiretti - un ruolo di avanguardia a livello comunitario nelle norme sulla trasparenza a tutela delle imprese e dei consumatori. Una posizione che Italia a Tavola sottoscrive in toto ricordando le ripetute prese di posizione perchè,
almeno in questo settore, il ministro De Castro riuscissse a dare prova di decisione nel proteggere consumatori ed operatori attenti alla qualità. 
 Il rischio di frodi denunciato dal nucleo dei carabinieri - continua la Coldiretti - dimostra  che occorre anche attivare i controlli negli stabilimenti per assicurare che sulle confezioni di tutti gli extravergini etichettati dopo il 17 gennaio 2008, come previsto dalla nuova normativa, siano indicati obbligatoriamente lo Stato nel quale le olive sono state raccolte e dove si trova il frantoio in cui è stato estratto l'olio, mentre se le olive sono state prodotte in più paesi, questi devono essere tutti indicati in ordine di quantità decrescente. 
Secondo una indagine della Coldiretti sono inspiegabilmente ancora troppo poche le confezioni di oli vergini ed extravergini in vendita etichettate nel rispetto della nuova normativa con il rischio concreto che vengano spacciate come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine, senza alcuna informazione per i consumatori. Con la stesura delle norme applicative sono finiti gli alibi con la possibilità di multe fino a 9.500 euro per i trasgressori di ogni singola violazione, secondo il Decreto recante 'Norme in materia di indicazioni obbligatorie nell'etichetta dell'olio vergine ed extravergine” pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale N.243 del 18 ottobre 2007.
L'obbligo di indicare l'origine delle olive impiegate in etichetta è - conclude la Coldiretti - un contributo alla trasparenza se si considera che si è verificato un aumento record del 25 per cento degli arrivi di olio di oliva estero proveniente soprattutto da Spagna, Tunisia e Grecia, nei primi nove mesi del 2007, mentre la produzione nazionale è stimata in calo del 15 per cento rispetto all'anno precedente su valori di poco superiori ai 5 milioni di quintali, secondo le stime della Coldiretti.