Il pasticcio di gamberi d'acqua dolce, il lardo e i mostaccioli romani piacevano a San Francesco. è quanto emerge da una ricerca storica sugli antichi ricettari francescani e benedettini, anticipata dal commissario dell'Apt di Rieti Tersilio Leggio all'incontro sulla presenza francescana e benedettina nel Lazio. La ricerca mira, ha aggiunto il commissario dell'Apt reatina, "a confrontare, per la prima volta su fonti filologicamente corrette e con studi comparativi a Santiago de Compostela, le pratiche e le culture gastronomiche in uso all'interno dei monasteri, dove i monaci svolgevano anche il ruolo di imprenditori agricoli, a partire dalla produzione di olio extravergine. Prodotto per il quale, ancora oggi, l'abbazia di Farfa (poco lontano da Rieti), nel comune di Fara Sabina che in passato ha illuminato la Sabina con la potenza del suo clero e la sapienza dei suoi dottori) è un grande esportatore. E dallo studio emerge, continua Leggio, anche la divertente diatriba tra gli amministratori delle chiese del Nord Europa, costretti a contrastare il fumo e il cattivo odore dell'illuminazione da grassi animali, mentre i nostri monaci si compiacevano delle virtù dell'olio d'oliva”.  La necessità di sviluppare la rete di accoglienza lungo il cammino di Francesco è stata sottolineata nell'ambito del convegno 'La presenza francescana e benedettina nel Lazio. Azioni interregionali e prospettive transnazionali per la valorizzazione turistica del territorio”. Ai circa 40 operatori di agriturismo e bed and breakfast si aggiunge il monastero di Poggio Bustone, dove San Francesco iniziò la sua missione di pace, che darà accoglienza ai pellegrini al costo di sette euro a persona '”soprattutto quest'anno - spiegano i frati in cui ricorrono gli 800 anni del primo passaggio del santo d'Assisi nella valle reatina”'. Era, infatti, l'estate del 1208, quando Francesco e i suoi primi compagni decidono di lasciare Assisi, città natale, perché la loro scelta di povertà assoluta e di completa dedizione a Cristo non era stata né capita né accettata. Dopo aver attraversato la Valle Spoletana, Cascia e Leonessa, giunsero a Poggio Bustone. 'Buon giorno, buona gente!” fu il saluto di Francesco agli abitanti del posto ed ancora oggi, la mattina del 4 ottobre di ogni anno, a ricordo dell'avvenimento, un tamburino bussa all'uscio di ogni casa rinnovando quel saluto. 
Qui a Poggio Bustone, Francesco scelse come dimora un luogo solitario, un piccolo romitorio nascosto nei boschi. Vale la pena dunque, in occasione di questa speciale ricorrenza, percorrere il Cammino di Francesco, un tragitto, in 80 km, sui luoghi più importanti nella storia del francescanesimo. Un Cammino che continua a suscitare sempre di più la curiosità di molti non solo per l'aspetto religioso ma anche per quello naturalistico e storico, per il legame tra fede e tradizioni.

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