Coldiretti Torino: niente allarmismi, il latte crudo è sicuro. Zaia: necessario bollirlo
Il latte crudo è sicuro. Così la Coldiretti di Torino replica alle informazioni allarmistiche di taluni mezzi di informazione sui distributori di latte. Secondo il presunto allarme sarebbero saliti a 9 i casi di sindrome emolitica uremica, una grave malattia renale provocata nei bambini dal batterio Escherichia coli "collegato" al consumo di latte crudo. Da qui la decisione del sottosegretario alla Salute, Francesca Martini, che ha annunciato che è allo studio del ministero del Welfare una sospensiva sulla vendita del latte crudo non pastorizzato. La misura cautelativa entrerebbe in vigore in attesa di notizie certe sui casi sospetti. Il direttore generale della Sicurezza alimentare e nutrizione del ministero della Salute, Silvio Borrello, ha precisato di aver inviato un documento alle Regioni nell'ottobre scorso sulla corretta applicazione dell'intesa fra Regioni e Governo relativa ai controlli igienico-sanitari sulla distribuzione di latte crudo.
Tutti gli allevamenti italiani, piemontesi e torinesi producono latte nell'assoluto rispetto di tutte le normative nazionali ed europee. Va poi chiaramente rimarcato che il latte crudo può essere un alimento a rischio soltanto per soggetti che non abbiano ancora completato il proprio corredo immunitario, come
i bambini di età inferiore ai tre anni, o che lo abbiano - parzialmente o totalmente, temporaneamente o definitivamente - compromesso, come gli affetti da patologie immuno-depressive o gastrointestinali, le gestanti e taluni anziani. Categorie per le quali il latte crudo può essere consumato previo riscaldamento ad almeno 75°C. Per le persone che non rientrano nelle categorie di cui sopra, il consumo di latte crudo è assolutamente sicuro e non rappresenta alcun rischio.
Inoltre, la Coldiretti ribadisce che i distributori di latte crudo presenti in Italia sono tutti autorizzati ai sensi del Regolamento comunitario 852/2004, assoggettati alle norme previste nell'Intesa Stato-Regioni del 25 gennaio 2007 e monitorati secondo i piani di controllo redatti dalle singole Regioni. Pertanto, le aziende che vendono latte crudo sono soggette a controlli supplementari, rispetto a quelle che conferiscono il latte all'industria, effettuati dai servizi veterinari delle Asl, sia nell'allevamento sia al distributore. Tali controlli hanno ormai raccolto, nel solo Piemonte, migliaia di dati analitici che hanno evidenziato come la presenza di patogeni nel latte risulti nella norma delle disposizioni sanitarie.
Fortunatamente le centinaia di migliaia di consumatori italiani che hanno imparato ad apprezzare il latte crudo, non si lasceranno fuorviare da una campagna di stampa strumentale che, partendo da poche decine di casi mossi in relazione al consumo di latte crudo, ma non accertati dalle competenti autorità sanitarie e riferiti a soggetti appartenenti alle categorie a rischio, sta cercando di demonizzare un alimento che ha raggiunto volumi di vendita assolutamente significativi e destinati a una crescita esponenziale.
Zaia: è necessario bollire il latte crudo
Il ministro per le Politiche agricole alimentari e forestali, Luca Zaia, a proposito delle notizie sulla salubrità del latte crudo distribuito direttamente dalle aziende agricole, concorda con il Sottosegretario alla salute, Francesca Martini. Zaia e Martini, in particolare hanno condiviso la convinzione che i recenti accadimenti non mettono in discussione in alcun modo la sicurezza dei cittadini e la serietà delle aziende agricole italiane. «Possiamo affermare, ha detto il Ministro, che questo modo nuovo di distribuire il latte ha riavvicinato i consumatori all'agricoltura dopo decenni di eccessivo consumismo. Piuttosto va ribadito che, come più volte ricordato, vale per il latte ciò che è vero per ogni prodotto crudo, cioè che bisogna ricordarsi di quel che con semplicità facevano e insegnavano le nonne prima dell'era dei prodotti in plastica: nel caso del latte, per esempio, che va bollito. Così come vanno bolliti i contenitori prima di utilizzarli». «L'incontro del 10 dicembre – ha concluso Zaia - servirà per aiutarci a diffondere massicciamente questi consigli e per ribadire la validità di queste modalità di vendita di un prodotto nazionale buono e insostituibile per un'alimentazione sana ed equilibrata».
Dall'Asl di Genova nessuna contaminazione
Rassicurazioni da parte della Asl 3 genovese in relazione all'allarme lanciato dal ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali sul rischio legato al consumo di latte crudo, in seguito a segnalazioni di casi umani di infezione da Escherichia Coli O 157. L'Azienda sanitaria genovese comunica, infatti, che i controlli effettuati fino ad oggi non hanno evidenziato problematiche relative ad agenti patogeni. Nel territorio di competenza di Asl3 - si legge in una nota della Asl 3 - sono presenti 15 distributori automatici di latte crudo. Il prodotto viene conferito ai distributori direttamente dagli allevatori che sono anche i proprietari delle attrezzature e i responsabili delle operazioni correlate alla distribuzione del latte. I quindici distributori sono gestiti da sette allevamenti di bovini che a loro volta sono presenti sul territorio di competenza di Asl3: tre allevamenti si trovano in Valle Stura a Masone e Rossiglione, uno a Montoggio, uno a Voltri, uno a Serra Ricco' ed uno a Campomorone. Questi allevamenti sono ben conosciuti e seguiti dal punto di vista igienico sanitario dai servizi veterinari di Asl3; appartengono ad una tipologia di allevamento familiare medio-piccolo che, a differenza di alcuni grossi allevamenti delle regioni padane, possono essere monitorati con particolare accuratezza proprio per la dimensione delle aziende
La parola al gastroenterologo
Latte "alla spina"? Si può bere, a patto di bollirlo sempre e comunque. «Perché un prodotto non pastorizzato come quello distribuito direttamente dagli allevatori ai consumatori può provocare infezioni anche gravi, a causa di batteri che si trovano nelle feci degli animali da mungitura e che possono facilmente arrivare a contaminare il latte». A sottolinearlo è Gianfranco Delle Fave, professore ordinario di Gastroenterologia all'università La Sapienza di Roma. Oggi il ministero del Welfare ha annunciato iniziative per diffondere informazioni sulla corretta gestione del latte crudo e per verificare la sicurezza del sistema di distribuzione diretta che
si effettua in circa 2.000 punti vendita nel Paese. Fra le ipotesi, prima del vertice con il ministero delle Politiche agricole previsto per mercoledì, anche quella di sospenderne la vendita. «In Italia non consumiamo tanto latte crudo come negli Stati Uniti - fa notare l'esperto all'Adnkronos Salute - e siamo abituati a comperare le confezioni al supermercato o al bar. Ma se si sceglie la distribuzione diretta, il rischio di contrarre superinfezioni da Escherichia coli è alto se non si fa bollire il latte prima di berlo». Le conseguenze, spiega, «possono essere una forte dissenteria che provoca disidratazione e anche danni renali, dato che questo alimento è composto anche di una parte liquida che va a finire nell'apparato urinario. I bambini sono più esposti al rischio perché consumano più latte e anche le persone in condizioni di salute non buone possono correre un pericolo maggiore».
Fonte: Agi e Adnkronos Salute
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