Il biologico non può fare a meno del rame. é quanto sostiene l'Aiab,l'Associazione italiana agricoltura biologica che sollecita il ministero delle Politiche agricole a trovare soluzioni alternative in Europa in quanto la Commissione Europea, su sollecitazione di alcuni stati membri e di associazioni ambientaliste, ha messo in discussione la scorsa settimana la possibilita' di utilizzare ancora negli anni a venire il rame nella difesa delle colture biologiche e convenzionali. Il motivo della proposta risiede nella tossicita' del rame verso gli organismi terricoli, soprattutto dopo anni di accumulo, in vigneti e frutteti. Il biologico ha bisogno del rame, non potendo utilizzare altri fitofarmaci, concessi all'agricoltura convenzionale. Per fermare la decisione ed avere il tempo di formulare proposte alternative basate su analisi concrete dello stato dei terreni, l'Aiab, assieme al centro di sperimentazione di Laimburg e all'Istituto agrario di San Michele all'Adige, ha fatto pressione presso i ministeri della Salute e dell'Agricoltura.
 Con una lettera, contenente dettagliate spiegazioni, l'Aiab e i due istituti, si sono rivolti al Ministero affinchè non si arrivi a votare la "fine dell'utilizzo del rame" ma piuttosto si ragioni su una generale limitazione, ad esempio portando l'attuale limite in vigore per il biologico (6kg/ha/anno, meglio su media di 5 anni) a tutta l'agricoltura. Richieste analoghe sono state presentate dalla Regione Emilia Romagna e dalla Coldiretti. Nel frattempo, in Germania e in altri paesi europei si sta cercando di portare il limite per il rame a 3kg/ha/anno, cosa che metterebbe nei guai i produttori mediterranei.
Nell'area del Mediterraneo, infatti, c'e' la maggior presenza di fruttiferi e vite, che necessitano maggiormente di rame per la difesa delle colture. A gennaio la Commissione europea analizzerà di nuovo la questione. Aiab si augura che la delegazione italiana prenda in seria considerazione le proposte formulate ed abbia l'energia per confrontarsi con gli altri Stati membri.