Più 6,7% dell'offerta; più 4% della domanda. L'agriturismo tiene alla attuale crisi del turismo. E' questa la fotografia di un settore che ha saputo rispondere alle contingenze economiche sfavorevoli rinnovando la propria offerta. è quanto emerso ad Arezzo, dove è in corso fino a domenica 16 novembre la settima edizione di AgrieTour, il Salone nazionale dell'agriturismo. Respira dunque, e anzi rappresenta una vera e propria risposta alla crisi degli arrivi l'agriturismo italiano. «AgrieTour rappresenta sempre di più un importante punto di riferimento per gli imprenditori del settore – spiega il presidente di Turismo Verde, Walter Trivellizzi – perché con i suoi worshop per incontrare la domanda, ma soprattutto con i master di formazione, da Arezzo ogni anno il confronto porta alle soluzioni di miglioramento dell'offerta e delle strategie del mercato».

 Con il 2008 in Italia gli agriturismi hanno superato quota 18mila strutture con un incremento del 6.7 per cento (+1.240 rispetto a fine 2006), di cui 14.810 con alloggio (per 179mila posti letto), 8.410 quelli che fanno ristorazione, 2.664 degustazione. In forte crescita le attività collaterali (9.643 strutture, con un aumento medio del 10%) che puntano alla valorizzazione del territorio, inteso come ambiente e cultura. Fra le preferite l'Osservatorio nazionale dell'agriturismo di AgrieTour annovera l'escursionismo (3.130), l'equitazione (1.550) e il trekking (1.465), ma anche osservazioni naturalistiche e mountain bike (2.311), oltre a diversi sport (3.680) e ai corsi (1.025) in particolare di cucina. Per il 2007 si può stimare un consolidamento della domanda rispetto all'anno precedente, ed esclusivamente grazie alla componente estera (+8%) mentre quella italiana avrebbe visto una riduzione del 2%, mentre l'offerta ha continuato a crescere per la spinta generata dalla diversificazione del settore agricolo. Il giro d'affari complessivo è stimato in oltre mille milioni di euro, con  un fatturato medio delle aziende che appare in leggera ma progressiva diminuzione visto l'aumento del numero delle unità, arrivando ad attestarsi poco al di sotto dei 60 mila euro. Si tratta di un ammontare decisamente ridotto anche qualora si consideri la natura 'complementare” dell'attività agrituristica rispetto a quella agricola, che certo non può favorire l'auspicato incremento della quantità e del livello qualitativo dei servizi offerti e che spesso non consentono il raggiungimento di adeguati livelli di redditività. «Adesso le imprese devono saper puntare al miglioramento e alla specializzazione della propria offerta – spiega Carlo Hausmann, responsabile scientifico di AgrieTour – perché esiste una fetta di mercato non  ancora esplorata dal settore che è formata da giovani con cultura medio-alta che pretendono oltre all'offerta paesaggistico-ambientale, anche maggiore attenzione alle attività collaterali legate al territorio».

La Toscana resta la capofila nell'offerta turistica nazionale rappresentando il 22,7% delle aziende ma crescono sempre di più altri territori come il Veneto che detiene il 6,7% del totale nazionale. Complessivamente, si conferma una presenza agrituristica capillarmente diffusa e storicamente radicata in Toscana e Alto Adige, ove sono localizzate, rispettivamente, 3.798 e 2.916 aziende. L'attività agrituristica presenta dimensioni significative anche in Veneto (1.124), Lombardia (966), Umbria (952), Piemonte (795), Emilia-Romagna (772), Campania (734), Marche (670) e Sardegna (656). Fra gli incrementi più consistenti va segnalato quello delle Marche +27,4% (con 677 strutture, +144 rispetto al 2005); il +18% dell'Emilia Romagna (+118); l'Abruzzo + 16,6% (535, +76). Crescono anche il sud (+8.4) e isole, con Sicilia +10.2% (377 agriturismi) e Sardegna + 7.4%.  Svetta la Toscana nelle quote rosa, regione in cui le donne gestiscono ben 1.536 agriturismi, pari al 40.4% dei conduttori toscani (contro una media nazionale del 34.1%).

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