Francesco Bettoni«L'applicazione della direttiva nitrati nel territorio bresciano e lombardo, se non opportunamente calata ed indirizzata, può rappresentare un elemento di contrazione irreversibile di un settore produttivo, quello zootecnico,  tra i più qualificati e rilevanti d'Europa». è partendo da queste considerazioni che il presidente dell'Unione Provinciale Agricoltori, Francesco Bettoni (nella foto a sinistra), ha incontrato l'assessore regionale all'Agricoltura, Luca Daniel Ferrazzi (nella foto a destra), per fargli presente che «in  questa fase le imprese agricole hanno l'esigenza di  essere accompagnate  e nella  individuazione e nell'applicazione delle  opportune strategie da adottare perché un'imposizione di carattere assolutamente vessatorio da parte dell'Europa possa in qualche modo trasformarsi in una occasione di miglioramento gestionale».
E ha ricordato come gli agricoltori bresciani, dimostrando  la volontà di migliorare, abbiano  deciso  di investire in processi produttivi alternativi per garantire una gestione attenta ed oculata della parte residuale del ciclo produttivo zootecnico: gli effluenti, ritenuti a torto dai più  un problema innanzitutto di tipo ambientale.
Nulla di più  sbagliato: chi conosce la materia sa che si tratta invece dell'elemento fertilizzante dei cicli colturali e l'elemento ammendante del fattore terra, oltre che una delle materie prime per la  produzione di energia da fonte rinnovabile.
Ma manca ancora chiarezza e la strada da percorrere è lunga perché «a tutt'oggi, il percorso finalizzato alla messa in funzione degli impianti risulta poco chiaro,  definito in maniera  difforme sul territorio regionale e troppo lungo e complesso», mentre addirittura ancora sussiste  incertezza in materia di definizione  di rifiuto.

In questo quadro è indispensabile favorire gli investimenti delle imprese e far sì che la Direzione Generale Ambiente della Regione assuma linee di indirizzo precise. Il mondo agricolo non può più accettare l'uso di due pesi e di due misure distinte, né vuole continuare a essere tacciato da inquinatore quando invece è vittima dell'inquinamento. «La necessità, sottolineata dai massimi vertici governativi, che le misure richieste dalla Commissione Ue siano verificate in una tavolo tecnico, anche alla luce della stima dei costi e dei benefici conseguenti all'applicazione del "pacchetto clima", riaccende – ha detto Bettoni - le mie perplessità sul fatto che,  nonostante la direttiva quadro acque rappresenti ad oggi la più imponente normativa comunitaria in materia di acque, non sia stato ancora realizzato, neppure a livello europeo, una stima dei costi delle misure in essa contenute  tanto meno dei carichi economici che il  comparto agricolo è costretto a sopportate per l'attuazione della strategia tematica  sull'inquinamento idrico».
Ecco perché è urgente che «le istituzioni politiche si impegnino per una revisione programmata e concordata della Direttiva Nitrati  affinché  la fissazione degli standard ambientali, intesi a preservare e migliorare la qualità delle acque,  trovi un equilibrio con  condizioni di riferimento realistiche che tengano conto  anche  dell'innovazione delle tecniche agronomiche e di allevamento nel frattempo intervenute».