Villa Nazionale Pisani a Stra (Ve) è il vincitore del'edizione 2008 del premio 'Il Parco più bello d'Italia”, selezionato da una giuria formata da noti botanici, architetti paesaggisti, storici e giornalisti. Il Concorso 'Il Parco più bello” è nato negli Stati Uniti negli anni Novanta per promuovere al grande pubblico le aree verdi e, nel 2003, grazie alla sponsorizzazione di Briggs & Stratton, leader mondiale nella produzione di motori da giardinaggio, è stato importato anche in Europa (Germania, Inghilterra, Francia, Svezia e Italia) dove ogni anno i più bei parchi e giardini nazionali concorrono per il titolo nazionale. Scopo dell'iniziativa è quello di valorizzare, attraverso questo evento, l'inestimabile patrimonio verde che offre la nostra penisola, contribuendo a stimolare l'interesse e la sensibilità comune verso il verde, nelle sue forme più eccelse. Grazie a questo prestigioso risultato, il parco di Villa Pisani a Stra parteciperà, assieme ai vincitori delle altre edizioni nazionali, allʼedizione 2008 del concorso 'Il Parco più Bello d'Europa”.
La giuria che ha eletto vincitore il parco di Villa Nazionale Pisani in quanto splendido esempio di monumentale complesso barocco oggetto di un esemplare, recente restauro, è presieduta da Vincenzo Cazzato (coordinatore del Comitato per lo studio e la conservazione dei giardini storici, Università del Salento-Lecce). Gli altri membri della giuria riunitasi recentemente a Roma sono Marcello Fagiolo (presidente del Comitato
nazionale per lo studio e la conservazione dei giardini storici), Francesca Marzotto Caotorta (ideatrice del mensile 'Gardenia” e curatrice della rubrica 'Verdissimo” nel supplemento domenicale del 'Sole 24 Ore”), Ines Romitti (architetto paesaggista), Rossella Sleiter (giornalista, collaboratrice per anni di 'Linea Verde”, responsabile della rubrica dedicata ai giardini de 'Il Venerdì di Repubblica”), Luigi Zangheri (presidente del Comitato scientifico internazionale per i paesaggi culturali Icomos-Ifla e segretario generale dellʼAccademia delle arti del disegno di Firenze), Margherita Azzi Visentini (Politecnico di Milano).

La Villa: una storia centenaria
Villa Pisani fu costruita nella prima metà del sec. XVIII per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di S. Stefano. Il primo progetto, affidato nel 1720 a Girolamo Frigimelica De' Roberti, venne utilizzato per la realizzazione del parco, delle scuderie e del muro di recinzione interrotto da grandi portali e finestre in pietra d'Istria. Nel 1735 iniziò la costruzione della residenza su progetto di Francesco Maria Preti: l'imponenza ed il complesso apparato decorativo r ispondevano all'esigenza di celebrare la ricca e potente famiglia Pisani e la recente elezione a Doge di uno dei suoi membri, Alvise. Per la decorazione delle sale interne furono chiamati i più noti artisti dell'epoca, tra i quali Giambattista Tiepolo.
Nel 1807 l'intero complesso fu acquistato da Napoleone I, che lo regalò al Vicerè d'Italia Eugenio de Beauharnais. Durante il periodo francese la Villa subì vari interventi realizzati per soddisfare le esigenze del sopraggiunto gusto neoclassico.
Nel 1814 gli Asburgo d'Austria divennero i nuovi proprietari della Villa e la scelsero come sede di rappresentanza per vicerè e governatori del Regno Lombardo-Veneto. A seguito dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia nel 1866 Villa Pisani fu incamerata tra i beni demaniali ed aperta al pubblico nel 1884.
Il complesso di Villa Pisani è oggi un Museo nazionale, all'interno del quale si snoda un percorso museale nel piano nobile che comprende trenta sale nelle quali si conservano affreschi, dipinti e arredi originali. La vita in villa, luogo per eccellenza di "gioco grosso, tavola aperta, balli e spettacoli" (Carlo Goldoni), è rappresentata nella decorazione di un cospicuo gruppo di sale settecentesche: la sala del trionfo di Bacco, celebrazione del dio del vino e della musica; la sala della villeggiatura, che dà una gustosa interpretazione dei rapporti tra dame e cavalieri nel secolo di Casanova; la sala delle arti e molte altre ancora. Grande sfarzo è raggiunto nella sala da ballo, posta al centro dell'edificio.
Giambattista Tiepolo, massimo esponente della pittura settecentesca in Italia, vi affrescò sul soffitto la Gloria della famiglia Pisani, luminosa composizione allegorica in cui le figure, adagiate morbidamente su nuvole rosate, sembrano librarsi sullo sfondo di un infinito cielo sereno. Un capolavoro salvo per miracolo, dal momento che ai primi dell'Ottocento stava per essere eliminato nell'ambito del grandioso progetto di ammodernamento dell'edificio voluto dal viceré d'Italia Eugenio de Beauharnais, proprietario del complesso tra il 1807 e il 1814. In quel periodo furono realizzate alcune sale in stile Impero alle estremità della facciata sul fronte Brenta. Di particolare interesse è l'appartamento napoleonico, ricco di tesori: il grandioso letto a baldacchino sormontato dall'iniziale dell'imperatore, gli splendidi cassettoni opera dell'intarsiatore lombardo Giuseppe Maggiolini, prediletto dalle corti europee, i monocromi di Giovanni Carlo Bevilacqua che narrano il mito di Eros e Psiche e i preziosi mobili in stile Impero realizzati appositamente per villa Pisani.
Gestione e tutela del Museo nazionale di Villa Pisani sono attualmente affidate dal ministero per i Beni e le Attività Culturali alla Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Venezia Belluno Padova e Treviso.

Il Parco: un labirinto verde

Il parco di Villa Pisani si estende per circa 10 ettari in un'ampia ansa del Brenta ed è racchiuso da un recinto che si sviluppa per circa 1500 metri. Ideato nella prima metà del Settecento dall'architetto Girolamo Frigimelica Roberti esso si configura come un perfetto connubio tra la concezione spaziale del barocco francese e la tradizione del giardino all'italiana. All'interno, il grande parterre definito ai lati da due viali di ippocastani, costituisce lo spazio scenografico per eccellenza dell'intero complesso. Oggi il parco di Villa Pisani può essere considerato un riuscito palinsesto tra la struttura del Settecento e la revisione paesaggistica dei primi decenni dell'Ottocento e anche l'intervento novecentesco, con l'introduzione della lunga vasca realizzata per sc opi scientifici nel 1911, non altera l'assetto originario dello spazio centrale, ma ne sottolinea l'assialità degnamente conclusa nelle grandiose scuderie.
Lo spazio interno è suddiviso in settori geometrici delimitati da prospettive di tigli e carpini che collegano visivamente gli opposti portali del muro di cinta; l'aspetto prospettico, assieme alle architetture che punteggiano il settore est, costituiscono, a fronte di una componente arborea più volte trasformata, la persistenza compositiva del progetto settecentesco.
L'Esedra, snodo principale nella trama dei percorsi, accentra sei viali prospettici inquadrando attraverso i suoi grandi archi, fondali sempre diversi. Salendo una scala a chiocciola nascosta da una torretta si accede alla terrazza, la cui balaustra è coronata da dodici statue attribuite a Giovanni Bonazza, che raffigurano le arti liberali e personaggi agresti. Ai lati dell'esedra sono collocati il magazzino e la casa del giardiniere, lungo i quali in primavera fiorisce il glicine formando due lunghe gallerie.
Il labirinto, uno tra i più famosi e meglio conservati d'Europa, che con i suoi nove cerchi concentrici di siepi di bosso (in origine di carpini) era luogo deputato al divertimento e ai giochi amorosi durante i periodi di villeggiatura. Il lungo e complesso percorso conduce a una torretta, alla cui sommità si accede salendo una delle due scalette elicoidali. Sulla sommità appare la statua di Minerva, dea della Ragione e protettrice di tutte le arti, accogliendo il visitatore al termine della sua 'fatica”.
Poco distante si ammira l'elegante Coffee House, simile a un tempietto, che serviva come luogo di ristoro per i villeggianti. La sosta al suo interno era particolarmente piacevole nei giorni più caldi quando si poteva godere dell'aria fresca che saliva dalla ghiacciaia sottostante attraverso una grata lignea posta al centro del pavimento. La collinetta sulla quale è collocata la Coffee House nasconde infatti un vano voltato a botte utilizzato nei secoli passati come deposito per il ghiaccio. Per facilitarne la raccolta venne realizzato in epoca napoleonica l'anello d'acqua che circonda la collinetta.

Importante peculiarità del giardino dei Pisani era la ricca collezione di agrumi coltivati in vaso o piantati a terra e fatti crescere lungo gallerie e spalliere. All'inizio dell'Ottocento i Francesi ridefinirono il parco, eliminando tutti gli elementi produttivi (vigne e alberi da frutta) tranne gli agrumi. L'assetto del  giardino fu modificato per adattarlo ai nuovi canoni paesaggistici dettati dalla moda del tempo. Oltre ai radicali cambiamenti nella disposizione e nella tipologia di alberature, vennero inseriti nuovi elementi spaziali e architettonici, tra i quali proprio la vaseria degli agrumi, una sorta di 'giardino nel giardino” creato nel 1813 e poi trasformato negli anni 1830-1847 dagli austriaci. Due viali concentrici racchiudono una raggiera di viali inscritta in un quadrilatero formato da un'alta siepe di carpini adornata da una serie di statue settecentesche, quasi tutte di soggetto mitologico. Gli antichi basamenti per gli agrumi posti lungo i viali sono stati rinvenuti durante i restauri dell'area e ora accolgono un centinaio di vasi, alcuni dei quali sono antichi e decorati con gli stemmi dei Pisani e dei Savoia.
Il viale centrale conduce alla serra tiepida in legno e muratura, costruita nel 1846 al posto dell'originario fondale architettonico. A fianco si trova la serra calda o tropicale, con parete inclinata in vetro, antecedente al 1845 e dotata di un sistema di riscaldamento a pavimento che consentiva la coltivazione di piante esotiche. La serra madre, che sorge accanto ad essa, serviva per riprodurre piante in vaso e oggi ospita specie che sopravvivono solo a temperature superiori a 6 gradi centigradi.
Il cancello posto a est immette nell'area destinata in origine ai vivai, che accolse la Grande Conserva per gli agrumi, con ampie vetrate, pavimentata in cotto e in parte in trachite, una delle più grandi serre per agrumi del nord Italia e ancora in funzione. L'attuale collezione di agrumi comprende piante antiche e recenti acquisizioni, che in parte rispecchiano gli inventari di metà Ottocento. Un'altra modifica rilevante eseguita nel corso dell'Ottocento riguarda il boschetto creato a ovest delle scuderie in epoca napoleonica e completato dagli austriaci nel 1820. Gli stretti sentieri sinuosi e la fitta vegetazione lo rendono profondamente diverso dal resto del parco creando così un'affascinante atmosfera romantica. Al suo interno nel 1839 fu costruita una profonda ghiacciaia, nascosta in una montagnola coperta da una finta colata lavica da cui emergono bizzarri busti di pietra.
Un'altra montagnola artificiale fu realizzata nel settore orientale nel 1853, in seguito al fallito attentato contro lʼimperatore Francesco Giuseppe da parte di un indipendentista ungherese, ricordato dall'iscrizione incisa sull'obelisco commemorativo.
Seppur segnato da sporadici episodi di valorizzazione, il Novecento è stato per la villa e per il suo parco un periodo di lento ma inesorabile degrado e solo l'attento restauro condotto in questi ultimi anni dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio per le province di Venezia, Belluno, Padova e Treviso sotto la direzione dell'architetto Rallo ha riportato il giardino al suo antico splendore lasciando a chi lo visita una chiara testimonianza dei cambiamenti che ne hanno caratterizzato la storia.

Per info:
www.ilparcopiubello.it
www.villapisani.beniculturali.it


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