«La nostra è una terra d'eccellenza, con primati nazionali di cui magari non tutti hanno consapevolezza: siamo i primi produttori in Italia di latte e carne, ma anche di fiori, pomodori e vini di montagna. Certificazioni, marchi di qualità, Dop, Igp, Doc e Igt sono gli strumenti con cui negli anni scorsi si è lavorato per distinguere le nostre produzioni e offrire così garanzie ai consumatori. Ora bisogna però consolidare i livelli di produzione e trovare i canali più corretti per gli alimenti di nicchia, come per quelli di più largo consumo. Va rivista l'attività di promozione complessiva del made in Lombardia per garantire tutti e dare un  nuovo futuro ai nostri livelli di leadership». Parte da qui il ragionamento di Luca Ferrazzi (nella foto a sinistra), neo assessore all'Agricoltura e vicepresidente della Regione Lombardia, che già dalle prime settimane del suo incarico ha segnato in modo netto una svolta.
Pur in continuità con il predecessore, Viviana Beccalossi, anche solo per militanza nello stesso partito (An), Ferrazzi, che è varesino (e viene quindi dalla provincia meno agricola di tutta la Lombardia) ed è un professionista esperto in campo tributario, ha portato da subito un'aria nuova in assessorato. Pragmatico e capace di guardare all'essenza dei problemi e alla loro collocazione sugli scenari internazionali, ha di fatto avviato una revisione di alcuni politiche di gestione puntando su una netta divisione fra i prodotti con una larga base di produzione e quelli che hanno invece una limitata base di offerta. «Scontato che dobbiamo continuare a lavorare per l'eccellenza in tutti i campi - dice - bisogna tenere conto che se da un lato l'attività di promozione si scontra con la necessità di riempire gli scaffali, dall'altra c'è spesso un limite naturale per alcuni prodotti perché non si può spingere oltre la produzione, pena una loro perdita di valore. E su ciò vanno ripensate alcune attività di valorizzazione in Italia o all'estero».

Come dire che se in Cina, mercato dalle potenzialità enormi, si può e si deve spingere la vendita del Grana Padano e di altri formaggi con importanti livelli di produzione, destinare risorse in quel Paese anche per il Formai de mut o il Bagòs, potrebbe essere un po' inutile. Tanto di quei prodotti ce ne sono pochi e sono quasi introvabili...
Il senso è questo. Ma vorrei fare un altro esempio legato alle prossime iniziative. Pensiamo a un prodotto di grande qualità che ora gode di un marchio Dop, il 'Gran Suino Padano”. Si tratta di animali nati, allevati e macellati nella valle Padana, di cui la Regione Lombardia si è impegnata fin dal 1998 a riconoscerne e tutelarne il marchio Dop, per evidenziare carne di animali allevati con elevati standard qualitativi.
Per valorizzare la produzione, la commercializzazione e tutelare i consumatori e le aziende del settore (1.116, di cui 437 in Lombardia), la Regione Lombardia ha approvato un programma di iniziative proposto dal Consorzio Gran Suino Padano per una campagna informativa, per un totale di 400.000 euro, di cui 200.000 stanziati dalla Lombardia. E ciò per far conoscere la qualità del prodotto certificato e tutelato, oltre che per promuovere il made in Lombardy che tutto il mondo ci invidia. Un'iniziativa importante, su cui sono concentrate molte risorse, perché rappresenta un'importante fetta della nostra produzione.

Un progetto che supera di fatto la realtà della datata filiera dei suini e si inserisce anche nelle nuove tendenze alimentari, complice anche la crisi economica…
Non a caso il nostro progetto di promozione prevede interventi di educazione alimentare e cultura enogastronomica per diffondere l'uso di tutti i tagli del maiale e non solo della coscia. Determinante sarà in questo senso il ruolo che potranno svolgere i ristoranti, in collegamento anche con la stampa specializzata come 'Italia a Tavola”.

Stiamo parlando di un prodotto di qualità, che al momento soffre di una produzione superiore alla domanda. Analogamente a quanto succede anche per altri alimenti, come il Taleggio...
Il punto è proprio questo. A fronte di situazioni in cui ci sono grandi produzioni di alimenti di qualità e valore (e ciò vale anche per i Taleggi di caseifici industriali) occorre immaginare politiche di promozione mirate. Destinare risorse dove il prodotto disponibile è poco, è invece inutile. Meglio lavorare in quel caso per rafforzarne l'immagine di presidi e portabandiera di territori dove possono essere consumati e acquistati. E ciò rafforzando magari alcuni territori anche attraverso nuove iniziative: pensiamo ad esempio a qualche bovino in più allevato a fondo valle in Valtellina come supporto dell'immagine della Bresaola.

Il tema del legame con il territorio è peraltro centrale per qualunque politica agricola. Partendo però anche dalla difesa e tutela del territorio agricolo...
La salvaguardia delle aree destinate all'agricoltura è da sempre una priorità e un impegno di questo assessorato. Per questo abbiamo spinto per l'approvazione delle modifiche alla legge per il governo del territorio, per definire gli ambiti destinati all'attività agricola che diventano di 'interesse strategico”.
Ciò consentirà una pianificazione territoriale che rispetti l'ottimale equilibrio tra le esigenze di espansione sul territorio dei diversi sistemi economici, e quelle del mondo agricolo. L'agricoltura è una colonna portante dell'intera economia lombarda e svolge sempre più un ruolo ambientale e di tutela del territorio, generando nuove opportunità di mercato sotto il profilo multifunzionale, come ad esempio nel settore turistico-ricreativo.

Già, turismo, cultura e agricoltura, temi strettamente intrecciati ma che non sempre vanno proprio d'accordo. C'è chi contesta, e noi fra loro, un po' di lassismo in tema di agriturismo. Le molte aziende agricole in regola soffrono, al pari dei ristoranti, dei finti agriturismi che sono fabbriche di falsi piatti tipici...
Si tratta di un tema delicato su cui bisogna intervenire per salvaguardare tutti gli operatori in regola. Le fattorie didattiche e la vendita di prodotti del territorio sono strumenti fondamentali e per noi prioritari per qualificare un'offerta. L'essere in regola con i requisiti della legge è poi una questione che va affrontata a livello dei controlli che devono essere fatti con regolarità.

Parlare di controlli in agricoltura vuol dire aprire un tema delicatissimo oggi e su cui non sempre i Consorzi (dal vino ai formaggi) hanno mostrato di essere 'puntuali” in Italia. Com'è la situazione in Lombardia ?
Su questo tema ci si gioca il futuro. Per quanto ci riguarda, con l'intento di rafforzare le nostre posizioni di leaderhsip, anche sulla qualità, stiano rafforzando i controlli in tutti i campi, a nche d'intesa con il Centro antifisisticazioni. E ciò per accompagnare e sostenere i consorzi, senza alcuna volontà persecutoria. Pensiamo solo a cosa può valere in termini di immagine, per situazioni come quelle del vino dove da tempo siamo ai primi posti per qualità ed estensioni delle Doc, dalle bollicine ai vini di montagna.

Però casi di sofisticazione o truffa si registrano anche in Lombardia...
Per molti versi questo può essere inevitabile, perchè c'è sempre chi tenta di frodare. Il fatto però che li troviamo può essere un segnale incoraggiante: vuol dire che i controlli si fanno e funzionano. E su questo tema non possiamo scherzare perchè abbiamo a che fare con la salute dei cittadini. Questo è per noi l'obiettivo prioritario su tutti.

Tornando al tema del rispetto delle regole, come la mettiamo con la vecchia storia delle 'quote latte”?
Affrontare questo tema, che comporta equilibri di mercato europeo, costi, concorrenza, ecc. richiederebbe ben più di poche righe di risposta. In modo sintetico posso dire che la questione, giusta o sbagliata che sia, è regolata dalla legge 119 che è stata sostanzialmente rispettata da 15mila aziende agricole. In Lombardia c'è un gruppo di 300-350 aziende che si rifiuta di sanare le posizioni irregolari (pagando le multe previste a fronte dell'elusione delle norme, in alcuni casi anche truffaldine). Non possiamo più permettere che ci sia una penalizzazione per chi è in regola. La questione vera del latte è di avvicinarci al fabbisogno, garantire i consumatori della qualità e genuinità del prodotto lombardo (che tale è) e assicurare un reddito ragionevole, a partire dal prossimo prezzo alla stalla, agli allevatori.

Alberto Lupini


Siamo alla fase 3: si cambi mentalità e si pensi all'Expo
Quello che serve all'agricoltura lombarda è un nuovo salto di qualità. Dopo avere raggiunto molte punte di eccellenza, si deve tornare a essere un esempio, un traino per tutta l'Italia. Ma per ottenere questo risultato occorre un cambio di mentalità. Per Ferrazzi non ci sono dubbi: «Siamo ormai alla Fase 3, dobbiamo fare uscire la caratteristica lombarda di fare impresa e sistema. Anche in agricoltura c'è un modo concreto di fare trasformazione e innovazione. Grazie alle garanzie offerte dalle istituzioni locali si deve uscire dalle criticità con scelte forti. Anche per l'agricoltura deve valere l'obiettivo dell'Expo del 2015».
Gli esempi sono chiarissimi. L'assessore ricorda quello dell'inquinamento da nitrati, un problema gravissimo e spesso sottovalutato. «Con l'avvio dei biogas e delle iniziative per l'energia rinnovabile si dimostra concretamente come si possa volgere al meglio una situazione di criticità, purchè si pensi in grande e si avviino adeguati investimenti».
Il senso del ragionamento di Ferrazzi è che per l'agricoltura lombarda, a tutti i livelli, è giunta l'ora di avviare piani di riorganizzazione anche ambiziosi per assicurarsi un futuro certo.
L'Expo 2015 rappresenta in questo senso una grande opportunità per l'intero sistema rurale lombardo coinvolgendo direttamente, spiega, l'alimentazione e la sua sostenibilità. Da qui i progetti per sviluppare un sistema rurale produttivo, multifunzionale, fruibile dai cittadini e indispensabile per l'equilibrio del territorio, coinvolgendo anche canali, fontanili, aree umide, agriturismi, fattorie didattiche e boschi.

Biografia
Luca Daniel Ferrazzi è nato a Gallarate il 18 agosto del 1968. Tributarista con studio a Gallarate, dove risiede, nel 1995 è stato eletto consigliere regionale nel collegio di Varese e nella VI Legislatura è stato vice presidente della V Commissione consiliare permanente (Territorio, lavori pubblici e protezione civile, trasporti e viabilità, urbanistica ed edilizia residenziale).
Dal 2004 è presidente del gruppo regionale di Alleanza Nazionale. In Alleanza Nazionale è entrato giovanissimo ricoprendo importanti incarichi, prima all'interno del Fronte della Gioventù e poi all'interno dell'esecutivo di An arrivando nel 1995 alla presidenza provinciale, incarico che ricopre attualmente. Dal 1997 è componente della segreteria regionale lombarda di An. Nell'aprile del 2002 viene eletto dal Congresso nazionale di Bologna componente dell'assemblea nazionale del partito. è socio Unuci.
Nell'aprile del 2005 viene rieletto consigliere regionale nel collegio di Varese con 5.519 preferenze.
Il 6 giugno viene eletto consigliere segretario dell'ufficio di presidenza del Consiglio regionale. Nell'attuale legislatura è componente delle Commissioni consiliari V (Territorio) e VI (Ambiente e protezione civile).


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