Il carovita non risparmia più nessuno: solo il pollo regge la crisi dei consumi
è scandaloso che il dimezzamento del prezzo del grano dall'inizio dell'anno oltre ad aver provocato una situazione drammatica nelle campagne dove non si riescono più a coprire i costi della coltivazione, non abbia portato alcun beneficio ai consumatori di pasta che continua ad aumentare in modo vertiginoso (+32%). è quanto afferma la Coldiretti, in occasione della divulgazione dei dati Istat sull'inflazione a ottobre che evidenziano con un aumento del 5,2% l'andamento degli alimentari e delle bevande è superiore alla media che si stima porterà nel 2008 ad un aggravio di spesa pari a circa 332 euro in più a famiglia con i maggiori rincari che si fanno sentire per le famiglie numerose con tre o più figli che arriveranno a spendere 476 euro in pi
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A fronte della maggior esborso di denaro rimangono complessivamente invariate le quantità acquistate anche se metà italiani cambiano il luogo dove fanno spesa ed il tipo di alimenti acquistati. Sulla base del rapporto Ref per Ancc-Coop tra i prodotti che pesano di più sull'incremento della spesa delle famiglie ci sono il pane, pasta e derivati dai cereali per circa 140 euro, il latte ed i suoi derivati per circa 60 euro e la carne per 48 euro, che hanno registrato i più elevati tassi di aumento dei prezzi al consumo. Se complessivamente sono stagnanti le quantità acquistate, si sono verificate variazioni nella composizione della spesa con più pollo e meno bistecche: si sono ridotti i consumi di pane (-2,5%), carne bovina (-3%) frutta (-2,6%) e ortaggi (-0,8%), mentre tornano a salire quelli di pasta (+1,4%), latte e derivati (+1,4%) e fa segnare un vero boom la carne di pollo (+6,6%), secondo i dati Ismea Ac Nielsen relativi al primo semestre del 2008. Le vendite sono in netto calo nei negozi al dettaglio specializzati e stabili negli ipermercati, mentre crescono esclusivamente, fatta eccezione degli hard discount, i mercati rionali, le bancarelle e soprattutto gli acquisti diretti dai produttori. Sulla base dell'indagine Coldiretti-Swg sulle abitudini alimentari degli italiani svolta nel mese di ottobre sono proprio la necessità di risparmio e il bisogno di sicurezza i fattori che spingono al cambiamento che, per oltre la metà delle risposte, si manifesta nel tipo di alimenti acquistati e nei luoghi in cui si fa la spesa.
Prezzi di produzione in salita: un danno al mondo agricolo
è scandaloso che i maggiori incrementi si registrino su base annua per la pasta di semola di grano duro. La situazione è infatti drammatica nelle campagne con il grano tenero che è sceso sotto i 16 euro per quintale e quello duro sotto i 22 euro per quintale, valori che non consentono di coprire i costi di produzione in forte ascesa (+56% in un anno per i concimi). In generale mentre i prezzi alla produzione agricola sono calati (-6,5% a settembre) quelli al consumo continuano ad aumentare a conferma dell'esistenza di pesanti distorsioni nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola. Per ogni euro speso dai consumatori in alimenti ben 60 centesimi vanno alla distribuzione commerciale, 23 all'industria alimentare e solo 17 centesimi agli agricoltori che devono affrontare i costi crescenti delle materie prime e dell'energia.
Il danno generato da questa situazione per il mondo agricolo è quindi duplice perché da una parte si verifica un calo dei consumi che riduce le potenzialità produttive delle imprese e dall'altra non si consente una adeguata remunerazione del prodotto agricolo che, in tanti casi, non copre i costi vivi di produzione, anch'essi peraltro in costante e non controllata crescita. Occorre più concorrenza tra sistemi distributivi e più concorrenza tra prodotti sostenendo con impegno la necessità di dare spazio sugli scaffali della grande distribuzione ai prodotti locali e di stagione per ottimizzare il rapporto prezzo e qualità, ma anche di contenere i costi energetici e ambientali a carico ai prodotti importati da lunghe distanze. Ma è necessario anche dare forma, dove possibile e in concorrenza con la filiera lunga, ad una filiera corta più composta con l'apertura di mercati gestiti direttamente dai produttori. Una forma di vendita che potrà riguardare solo una fetta limitata del mercato, ma grazie alla maggiore concorrenza è in grado di svolgere una importante funzione calmieratrice e per questo va diffusa e sostenuta, come dimostrano le esperienze di altri paesi.
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