CERNOBBIO (Co) – Prezzi più bassi per i prodotti di qualità, ma solo se acquistati nei mercati degli agricoltori. E' solo una delle novità fuoriuscite dal Forum di Cernobbio promosso dalla Coldiretti. Dal mondo della politica, a quello dell'agricoltura, un appuntamento di grande rilievo che ha visto la presenza di ministri (Zaia e gli ombra Andria e Realacci), ma anche di aficionados come l'attuale sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e new entry di lusso nel mondo dell'agricoltura come il presidente del Senato Schifani. Insomma, ancora una volta il mondo rurale  rappresenta una vetrina (la scorsa edizione più elettorale che altro) con l'occasione tuttavia importante di un confronto vero sui problemi degli imprenditori del settore primario.
Come detto una grande novità è stata la firma di un accordo promosso da Coldiretti con le associazioni dei consumatori  (Federconsumatori in testa) e gli agricoltori al fine di garantire nei farmers market un prezzo inferiore al 30% rispetto a quello indicato dal servizio del Mipaaf Sms Consumatori. Nello specifico l'accordo prevede che in tutti i 'Mercati di Campagna Amica” promossi da Coldiretti si effettui uno sconto di almeno il 30 per cento sul prezzo medio di vendita indicato quotidianamente per la stessa tipologia di prodotto dal servizio 'sms consumatori”, attivato dal ministero delle Politiche agricole e forestali.
In questo modo gli imprenditori agricoli garantiranno ai consumatori non solo l'offerta di prodotti stagionali, locali, sicuri e di qualità, ma anche un vantaggio economico rilevante, riducendo i propri prezzi rispetto a quelli praticati dalla distribuzione convenzionale. Si tratta di una risposta alle attese dei cittadini che, secondo l'indagine SWG - Coldiretti sulle abitudini alimentari degli italiani nel tempo della crisi economica, hanno indicato che la migliore soluzione per frenare l'aumento dei prezzi è proprio quella di favorire gli acquisti direttamente dal produttore (38 per cento), piuttosto che un intervento pubblico per calmierare i prezzi (30 per cento), perché tagliano le intermediazioni e garantiscono la qualità, la genuinità, la sicurezza e la convenienza.
I mercati di campagna amica sono la dimostrazione di come nella forbice dei prezzi tra produzione e consumo ci sono ampi margini da recuperare per garantire acquisti convenienti alle famiglie e sostenere il reddito degli agricoltori” ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che 'siamo consapevoli che si tratta di una forma di vendita che potrà riguardare solo una fetta limitata del mercato che però, grazie alla maggiore concorrenza, è in grado di svolgere una importante funzione calmieratrice e per questo va diffusa e sostenuta”.

Il consumatore sceglie il mercato agricoltori per la genuinità più che per il risparmio

Va al mercato degli agricoltori perché i prodotti sono soprattutto più genuini oltre che convenienti; vorrebbe che fosse aperto tutti i giorni; compera soprattutto formaggi, frutta e verdura e salumi; e dopo averlo provato una volta continua a frequentarlo. E' l'identikit del cittadino consumatore che sceglie di fare acquisti direttamente nei mercati degli agricoltori, secondo quanto emerge da un'indagine Coldiretti-Swg, presentata al Forum di Cernobbio nell'ambito dell'accordo sottoscritto da Coldiretti e associazioni dei consumatori per la nascita di cento mercati di Campagna Amica a prezzi calmierati nelle principali città italiane. L'indagine spiega che - sottolinea Coldiretti - l'84 per cento di chi fa acquisti si dichiara soddisfatto mentre i motivi che portano i cittadini nei mercati degli agricoltori sono legati alla genuinità dei prodotti, alla convenienza e al rapporto qualità-prezzo.
Da qui il desiderio - continua Coldiretti - espresso da quattro consumatori su dieci che il mercato degli agricoltori sia aperto tutti i giorni, mentre al 53 per cento basta farci acquisti una volta a settimana. La 'top five” dei prodotti più acquistati vede in prima posizione il formaggio, seguito da ortaggi, salumi, latte fresco e uova. Ma - evidenzia Coldiretti - nella borsa della spesa finiscono anche frutta, carne, miele, olio, a testimoniare come, in tempi di scandali alimentari e carovita, si avverta l'esigenza di coniugare la ricerca della genuinità e della sicurezza alimentare alla possibilità di fare acquisti al giusto prezzo.

Se in Italia sono già cento i mercati degli agricoltori degli agricoltori (individuabili sul sito www.campagnamica.it), negli Usa a distanza di vent'anni dall'apertura dal primo farmers market di Union Square, i mercati degli agricoltori hanno invaso l'intera città di New York e se ne contano ormai una cinquantina in tutti i principali quartieri della grande mela da Manhattan al Bronx, dal Queens a Brooklyn fino allo Staten Island. Il fenomeno ha conquistato gli Stati Uniti, da costa a costa e si è verificato un aumento del 53% negli ultimi dieci anni con ben 4.385 farmers market presenti in tutte le principali città come New York, Los Angeles o San Francisco. Esperienze di successo sono presenti anche in Paesi Europei, dalla Francia all'Inghilterra.


LE SOLUZIONI CONTRO IL CAROPREZZI

Acquistare direttamente dai produttori agricoli/farmers market

38%

Un intervento pubblico per calmierare i prezzi

30%

Favorire la presenza nei negozi di prodotti locali e di stagione

20%

Favorire la concentrazione della distribuzione commerciale

6%

Altro

6%

Fonte: sondaggio Coldiretti-Swg 2008

I MOTIVI DI SODDISFAZIONE PER CHI ACQUISTA AL FAMERS MARKET

L'atmosfera e il rapporto col produttore

95%

Gli acquisti in generale

84%

La freschezza e la qualità dei prodotti

82%

Il prezzo

79%

L'assortimento dei prodotti

66%

La specificità dell'offerta

44%

Fonte: sondaggio Coldiretti-Swg 2008

LA TOP FIVE DEI MOTIVI PER ACQUISTARE AL FARMERS MARKET
1) La genuinità dei prodotti
2) La convenienza
3) Il rapporto qualità/prezzo
4) Il rapporto diretto col produttore
5) Il sapore dei prodotti
Fonte: sondaggio Coldiretti-Swg 2008

A Cernobbio non si è parlato solo di caro prezzi, anche se questo è stato l'argomento portante della nuova edizione del tradizionale Forum della Coldiretti, ma anche dei temi più attuali che in parte possono riguardare anche il mondo dell'agricoltura. In particolare il forum ha rappresentato un nuovo palcoscenico per la continuazione della bagarre sui dettami imposti dall'Ue in materia di raggiungimento obiettivi protocollo di Kyoto. Il Governo Berlusconi nei giorni scorsi ha infatti manifestato i propri dubbi su certe proposte che non avvantaggerebbero l'economia interna del singolo paese.
E' anche per questo che a Cernobbio è stata presentata una insolita collezione di moda realizzata con l'orbace. Abiti a Km '0” insomma, che potrebbero aiutare a ridurre il 30% delle emissioni di gas serra. Dal tailleur orbace non garzato tinto in guado al giaccone sportivo orbace di pecora sarda garzato verde, ma anche il gilet di pecora di Zeri o la giacca per signore di lana cotta da pecora massese fino al completo di ortica, sono alcuni dei capi di abbigliamento Made in Italy dalla pecora all'atelier che sono stati riscoperti dopo anni di abbandono. Una volta - spiega la Coldiretti - la maggior parte delle fibre usate per l'abbigliamento come lino, canapa o cotone aveva una provenienza nazionale. Oggi metà delle fibre tessili sono importate mentre l'altra metà è costituito da prodotti sintetici derivati dal petrolio mentre la lana ottenuta dagli oltre 8 milioni di pecore italiane finisce in discarica con costi di smaltimento per i pastori e problemi di natura ambientale. Gli oltre otto milioni di pecore italiane potrebbero garantire una produzione annua di seimila tonnellate di lana, grazie alle quali sarebbe possibile confezionare tre milioni di abiti 'a km zero” che non devono percorrere lunghe distanze con mezzi inquinanti prima di essere indossati.
Va peraltro aggiunto - precisa la Coldiretti - che secondo uno studio del Cnr – Ibimet effettuato sulle attuali modalità di abbigliamento in relazione ai consumi energetici per il riscaldamento invernale, l'impiego di una certa tipologia di abbigliamento in lana permetterebbe di abbassare di circa 2 gradi il riscaldamento nelle abitazioni con un risparmio di gas ad effetto serra quasi pari all'impegno che l'Italia ha assunto sottoscrivgendo la convenzione di Kyoto. Lo sviluppo di filiere di abiti 'a km zero” prodotti con fibre ricavate dagli animali o dalla coltivazione delle piante come l'ortica, il lino, la ginestra, la canapa naturali avrebbe vantaggi anche sulla salute perché i tessuti naturali - conclude la Coldiretti - hanno il pregio di evitare il rischio di allergie, che colpisce sempre più persone 'intolleranti” alle fibre sintetiche.

I numeri della lana italiana

Pecore: 8,2 milioni

Lana grezza: 12 milioni di chili

Lana lavata: 6 milioni di chili

Abiti realizzabili con la lana italiana: 3 milioni

Alessandro Maurilli

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