Dopo lo scandalo del latte alla melamina quasi tre italiani su quattro (75%) non frequentano più i ristoranti cinesi. è quanto emerge dalla presentazione dei risultati dell'indagine Col diretti-Swg sulle abitudini alimentari degli italiani, presentata nel corso del Forum Internazionale dell'Agricoltura e dell'Alimentazione organizzato dalla Coldiretti a Villa d'Este di Cernobbio. Secondo l'indagine ben il 61% degli italiani non è mai andato in un ristorante cinese mentre il 14% ha  smesso di non farlo dopo lo scandalo del latte contaminato dalla melamina che fatto ammalare migliaia di bambini. Non mancano quanti hanno deciso solo di ridurre la frequenza (8%) e i più 'temerari” che continuano ad andarci come o più di prima (17%).

Le importazioni in Italia di prodotti agroalimentari dalla Cina raggiungeranno nel 2008 il valore di quasi mezzo miliardo di euro e riguardano principalmente ortaggi e legumi (secchi, conservati o loro preparazioni) tra le quali spicca il concentrato di pomodoro. Sulla base dei dati Istat dal gigante asiatico arrivano anche pesci, crostacei e molluschi, semi, sementi e piante medicinali, frutta, gomme, resine ed estratti vegetali e aglio. Di fronte all'estendersi dell'allarme sui rischi dei prodotti cinesi occorre immediatamente estendere l'obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti per favorire i controlli, permettere l'immediato ritiro dal mercato dei prodotti eventualmente pericolosi e garantire così la sicurezza dei cittadini. Lo scandalo del latte contaminato da melamina è solo l'ultima conferma della presenza di gravi difficoltà da parte del gigante asiatico di adeguarsi alle norme di sicurezza alimentare nel rispetto degli impegni assunti a livello internazionale dopo la messa sotto accusa per i rischi alla salute di dentifrici, alimenti per animali domestici a causa della presenza irregolare di melamina tossica, anguille, pesce gatto, ma anche succhi e conserve con pericolosi additivi. Nel Paese asiatico si è registrato un aumento del 27% delle morti per avvelenamento da cibo nel 2007, rispetto all'anno precedente e le autorità sono intervenute con il ritiro delle licenze per la produzione a centinaia di industrie alimentari per problemi legati alla sicurezza.

Cina, il Paese delle notifiche
La Cina è peraltro il Paese che ha ricevuto dall'Unione Europea il maggior numero di notifiche per prodotti alimentari irregolari perché contaminati dalla presenza di micotossine, additivi e coloranti al di fuori dalle norme di legge, sulla base della Relazione sul sistema di allerta per alimenti e mangimi nel 2007. Su un totale di 2.933 notifiche ben 390 sono state rivolte alla Cina per pericoli derivanti  dalle contaminazioni dovute sopratutto a  materiali a contatto con gli alimenti per la migrazione, non solo di metalli pesanti, ma anche di ammine aromatiche, ftalati ed adipati. Numerosi peraltro anche i casi di presenza di residui farmaci veterinari o di micotossine.


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