Lettere sulla riforma Agriturismo in Lombardia
Riforma agriturismo in Lombardia
L'impegno costante dell'Arthob
Egregio direttore
volevo, con parole semplici, farle le mie congratulazioni per quanto riguarda l'articolo da lei redatto pubblicato sul numero di luglio/agosto di 'Lombardia a tavola” in merito alla recente riforma sul comparto agrituristico in Lombardia. Noi associati dell'Arthob (associazione a cui faccio parte) avevamo trattato più di una volta lo spinoso argomento senza poter concludere nulla. Il motivo principale dipendeva dal fatto che le autorità non 'ci sentivano”, continuando a sovvenzionare queste strutture 'finte”. Ciò ha provocato la crescita a dismisura di queste strutture, che hanno limitato anche in modo consistente il lavoro dei 'veri” ristoratori che faticano già a sopravvivere. Mi auguro che lei faccia chiarezza anche sul tema dei 'buoni pasto”, che anno in anno aumentato i costi.
Ruggero Bonometti
Osteria Nonna Mercede - Brescia
Gentile signor Bonometti
la ringrazio per la sua lettera e mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto dalla redazione nell'aver affrontato in maniera completa ed esaustiva la legislazione in merito agli agriturismi lombardi. Il tema è sicuramente interessante e di non facile applicazione, ma da tempo il settore della ristorazione lo 'invocava” per definire con un taglio netto le differenze, i compiti e l'offerta tra ristoranti e agriturismi, anche a favore dello stesso consumatore. Io personalmente non posso che condividere appieno la riforma che vedrà al banco di prova gli operatori agrituristici nel prendersi le giuste responsabilità e vedrà anche i ristoratori impegnati per riprendersi i 'propri spazi”.
a.l.
Le polemiche non si fermano
sulle contraddizioni dell'agriturismo: un esempio
Sono un ristoratore di Bergamo, che da anni ha un'attività di ristorante nella provincia, e ho letto con interesse il vostro servizio sulla riforma dell'agriturismo in Lombardia. In particolare mi hanno incuriosito gli interventi dello chef Vittorio Fusari e del presidente Egidio Rossi, che sono stati molto esaurienti in materia. Proprio di recente mi è capitato di sentir parlare e di visitare un locale delle nostre zone: parlo della 'Cascina Canova” di Cologno al Serio (Bg), che si 'fregia” del titolo di agriturismo quando al suo interno si trovano numerose suite e piscina, televisori al plasma e vasche idromassaggio, piattaforme per elicotteri e comfort di ogni sorta.
Dal canto mio, parlando da ristoratore e pensando alla mia offerta ricettiva, inorridisco...non si discute sulla qualità del servizio o della cucina, ma strutture che offrono tali surplus non possono certo definirsi 'cascine” o agriturismi. Di posti simili ce ne sono parecchi, sempre in crescita. Mi rimetto al suo giudizio e faccio appelo anche ad altri colleghi per capirne di più.
L.F. di Bagnatica (Bg)
Gentile lettore
sono spiacente per il suo tono dimesso, ma l'esempio che lei ha citato cade 'a fagiolo” sull'argomento che abbiamo trattato anche sullo scorso numero della rivista. Agriturismo-cascina: che cosa significa? A ragion di logica significa natura, ospitalità verace e spartana, prodotti naturali, servizio casalingo eccetera eccetera. In casi come quello da lei citato non possiamo che prendere atto che esistono strutture ben fornite, moderne e curate che possono offrire un servizio impeccabile, ma che comunque non possono, per definizione, essere identificati come 'agriturismo”. Se locali di questo tipo intendono fare ristorazione, la facciano pure e anche con il massimo della qualità, ma senza utilizzare espedienti per attirare clienti 'poco informati” o sprovveduti, e paghino le tasse come tutti gli altri ristoratori con cui sono in concorrenza.
a.l.
Perchè crediamo
in ciò che facciamo...
Egregio direttore
al ritorno dalle vacanze alcuni colleghi mi hanno telefonato, informandomi dell'articolo sull'agriturismo pubblicato su 'Lombardia a Tavola”, periodico da Lei diretto che ricevo da tempo e che apprezzo per qualità e livello informativo. La prima impressione che ho avuto è che degli 850 agriturismi che operano in Lombardia tre siano in regola con Ie normative e gli altri no; la seconda è che si faccia molta confusione sui paletti che la legge decreta. La legge pone come condizione essenziale per avere un agriturismo l'esistenza di un'azienda agricola, che deve somministrare almeno il 30% di prodotti aziendali propri e fino al 70% integrati con prodotti locali.
In Valtellina, il territorio in cui opero, si somministrano piatti tipici preparati con prodotti locali, provenienti dalle aziende stesse nel rispetto delle tradizioni del nostro territorio, della trasparenza e della tracciabilità. Non so cosa somministrino nelle colline senesi, ma di certo nelle nostre aziende nessuno proporrà quei piatti. La legge, per affrontare poi la questione dei numeri, non parla di 3 o 4 pullman ma di 60 ospiti che sono la capienza di un pullman, che, personalmente ritengo essere stata un po' abbondante.
Le aziende di Terranostra, di cui sono presidente, hanno una conduzione familiare. Fare agriturismo non è un'avventura, è una scelta di sacrificio e di impegno; questa scelta la si intraprende solo se ci si crede, ed è necessario operare con serietà, nel rispetto delle norme, offrendo la massima trasparenza in ciò che si fa. Se si considera poi che l'attività agricola vive una crisi settoriale profonda, ci si rende conto dello sforzo necessario per tale gestione. Nelle pagine successive, a parte l'articolo di Roberto Vitali in cui si contestano le speculazioni in agricoltura, posizione condivisibile, leggo che il presidente dell'Unione cuochi della Regione Lombardia, Egidio Rossi sostiene testualmente che un agriturismo deve 'utilizzare in cucina i prodotti della propria terra al 70%, mentre il rimanente 30% deve essere acquistato nelle aziende agricole”... Da un suo sondaggio dice inoltre che il 60% non rispetta le norme. Francamente dove si leggano queste norme non lo so, so che c'e molta disinformazione. Forse, sarebbe il caso di partire dalle aziende serie che sono la stragrande maggioranza per dare un quadro reale di ciò che è e che dovrebbe essere l'agriturismo. Noi abbiamo partecipato attivamente ad alcuni convegni, precedenti l'adozione della legge, preoccupandoci di difendere, di selezionare e di controllare il settore, chiedendo, a fianco dei tanti doveri che abbiamo, qualche tutela, insistendo molto sul rapporto tra azienda agricola e agriturismo e sui controlli. Per concludere, Le posso garantire che ci impegniamo seriamente nel nostro lavoro, cercando di farlo nel modo migliore, rispettando le regole, come associazione provinciale. Forniamo tutti i supporti necessari alla crescita qualitativa delle nostre
aziende (con corsi di formazione professionali) e siamo sicuramente soddisfatti dei risultati ottenuti. Insomma, proprio perchè crediamo in ciò che facciamo, vi chiediamo una collaborazione diversa, che partendo dalle aziende valide proponga l'agriturismo come un'attività seria, che non ha nulla a che vedere con attività gestite da speculatori, invitandovi a fornire nome e cognome delle aziende che non rispettano le norme. La ringrazio per l'attenzione e la invito a visitarci, affinchè la discussione possa continuare davanti a un piatto tipico valtellinese.
Angelo Cerasa
presidente Terranostra (Sondrio)
agriturismo Le Case dei Baff - Ardenno Masino (So)
Gentile signor Cerasa
sono colpito e la ringrazio per la sua lettera con la quale non posso che concordare, non senza però fare alcune precisazioni. Siamo tutti d'accordo sul fatto che, in breve, un agriturismo per fregiarsi di tal nome e rispondere alle norme debba essere azienda agricola, dispone di pochi posti e di una produzione di prodotti tipici. Tralasciando i cavilli, le opinioni personali e le esagerazioni, forse non saranno 3 su 850 gli esercizi in regola. Certamente saranno di più, ma sotto i miei occhi ci sono anche decine e decine di posti dove l'agriocoltura e il sacrificio di cui lei ampiamente parla sono un optional. Volentieri accolgo il suo invito a visitare e toccare con mano la sua realtà, perchè credo fermamente nel valore di fare agriturismo 'come si deve”. Ma la invito anche io, poi, a visitare con me alcune di quelle strutture (anche aderenti alle vostre associazioni) che non rendono certo onore all'attività seria. Per il resto non possiamo che collaborare insieme perchè il comparto possa crescere al meglio.
a.l.
L'impegno costante dell'Arthob
Egregio direttore
volevo, con parole semplici, farle le mie congratulazioni per quanto riguarda l'articolo da lei redatto pubblicato sul numero di luglio/agosto di 'Lombardia a tavola” in merito alla recente riforma sul comparto agrituristico in Lombardia. Noi associati dell'Arthob (associazione a cui faccio parte) avevamo trattato più di una volta lo spinoso argomento senza poter concludere nulla. Il motivo principale dipendeva dal fatto che le autorità non 'ci sentivano”, continuando a sovvenzionare queste strutture 'finte”. Ciò ha provocato la crescita a dismisura di queste strutture, che hanno limitato anche in modo consistente il lavoro dei 'veri” ristoratori che faticano già a sopravvivere. Mi auguro che lei faccia chiarezza anche sul tema dei 'buoni pasto”, che anno in anno aumentato i costi.
Ruggero Bonometti
Osteria Nonna Mercede - Brescia
Gentile signor Bonometti
la ringrazio per la sua lettera e mi ritengo soddisfatto del lavoro svolto dalla redazione nell'aver affrontato in maniera completa ed esaustiva la legislazione in merito agli agriturismi lombardi. Il tema è sicuramente interessante e di non facile applicazione, ma da tempo il settore della ristorazione lo 'invocava” per definire con un taglio netto le differenze, i compiti e l'offerta tra ristoranti e agriturismi, anche a favore dello stesso consumatore. Io personalmente non posso che condividere appieno la riforma che vedrà al banco di prova gli operatori agrituristici nel prendersi le giuste responsabilità e vedrà anche i ristoratori impegnati per riprendersi i 'propri spazi”.
a.l.
Le polemiche non si fermano
sulle contraddizioni dell'agriturismo: un esempio
Sono un ristoratore di Bergamo, che da anni ha un'attività di ristorante nella provincia, e ho letto con interesse il vostro servizio sulla riforma dell'agriturismo in Lombardia. In particolare mi hanno incuriosito gli interventi dello chef Vittorio Fusari e del presidente Egidio Rossi, che sono stati molto esaurienti in materia. Proprio di recente mi è capitato di sentir parlare e di visitare un locale delle nostre zone: parlo della 'Cascina Canova” di Cologno al Serio (Bg), che si 'fregia” del titolo di agriturismo quando al suo interno si trovano numerose suite e piscina, televisori al plasma e vasche idromassaggio, piattaforme per elicotteri e comfort di ogni sorta.
Dal canto mio, parlando da ristoratore e pensando alla mia offerta ricettiva, inorridisco...non si discute sulla qualità del servizio o della cucina, ma strutture che offrono tali surplus non possono certo definirsi 'cascine” o agriturismi. Di posti simili ce ne sono parecchi, sempre in crescita. Mi rimetto al suo giudizio e faccio appelo anche ad altri colleghi per capirne di più.
L.F. di Bagnatica (Bg)
Gentile lettore
sono spiacente per il suo tono dimesso, ma l'esempio che lei ha citato cade 'a fagiolo” sull'argomento che abbiamo trattato anche sullo scorso numero della rivista. Agriturismo-cascina: che cosa significa? A ragion di logica significa natura, ospitalità verace e spartana, prodotti naturali, servizio casalingo eccetera eccetera. In casi come quello da lei citato non possiamo che prendere atto che esistono strutture ben fornite, moderne e curate che possono offrire un servizio impeccabile, ma che comunque non possono, per definizione, essere identificati come 'agriturismo”. Se locali di questo tipo intendono fare ristorazione, la facciano pure e anche con il massimo della qualità, ma senza utilizzare espedienti per attirare clienti 'poco informati” o sprovveduti, e paghino le tasse come tutti gli altri ristoratori con cui sono in concorrenza.
a.l.
Perchè crediamo
in ciò che facciamo...
Egregio direttore
al ritorno dalle vacanze alcuni colleghi mi hanno telefonato, informandomi dell'articolo sull'agriturismo pubblicato su 'Lombardia a Tavola”, periodico da Lei diretto che ricevo da tempo e che apprezzo per qualità e livello informativo. La prima impressione che ho avuto è che degli 850 agriturismi che operano in Lombardia tre siano in regola con Ie normative e gli altri no; la seconda è che si faccia molta confusione sui paletti che la legge decreta. La legge pone come condizione essenziale per avere un agriturismo l'esistenza di un'azienda agricola, che deve somministrare almeno il 30% di prodotti aziendali propri e fino al 70% integrati con prodotti locali.
In Valtellina, il territorio in cui opero, si somministrano piatti tipici preparati con prodotti locali, provenienti dalle aziende stesse nel rispetto delle tradizioni del nostro territorio, della trasparenza e della tracciabilità. Non so cosa somministrino nelle colline senesi, ma di certo nelle nostre aziende nessuno proporrà quei piatti. La legge, per affrontare poi la questione dei numeri, non parla di 3 o 4 pullman ma di 60 ospiti che sono la capienza di un pullman, che, personalmente ritengo essere stata un po' abbondante.
Le aziende di Terranostra, di cui sono presidente, hanno una conduzione familiare. Fare agriturismo non è un'avventura, è una scelta di sacrificio e di impegno; questa scelta la si intraprende solo se ci si crede, ed è necessario operare con serietà, nel rispetto delle norme, offrendo la massima trasparenza in ciò che si fa. Se si considera poi che l'attività agricola vive una crisi settoriale profonda, ci si rende conto dello sforzo necessario per tale gestione. Nelle pagine successive, a parte l'articolo di Roberto Vitali in cui si contestano le speculazioni in agricoltura, posizione condivisibile, leggo che il presidente dell'Unione cuochi della Regione Lombardia, Egidio Rossi sostiene testualmente che un agriturismo deve 'utilizzare in cucina i prodotti della propria terra al 70%, mentre il rimanente 30% deve essere acquistato nelle aziende agricole”... Da un suo sondaggio dice inoltre che il 60% non rispetta le norme. Francamente dove si leggano queste norme non lo so, so che c'e molta disinformazione. Forse, sarebbe il caso di partire dalle aziende serie che sono la stragrande maggioranza per dare un quadro reale di ciò che è e che dovrebbe essere l'agriturismo. Noi abbiamo partecipato attivamente ad alcuni convegni, precedenti l'adozione della legge, preoccupandoci di difendere, di selezionare e di controllare il settore, chiedendo, a fianco dei tanti doveri che abbiamo, qualche tutela, insistendo molto sul rapporto tra azienda agricola e agriturismo e sui controlli. Per concludere, Le posso garantire che ci impegniamo seriamente nel nostro lavoro, cercando di farlo nel modo migliore, rispettando le regole, come associazione provinciale. Forniamo tutti i supporti necessari alla crescita qualitativa delle nostre
aziende (con corsi di formazione professionali) e siamo sicuramente soddisfatti dei risultati ottenuti. Insomma, proprio perchè crediamo in ciò che facciamo, vi chiediamo una collaborazione diversa, che partendo dalle aziende valide proponga l'agriturismo come un'attività seria, che non ha nulla a che vedere con attività gestite da speculatori, invitandovi a fornire nome e cognome delle aziende che non rispettano le norme. La ringrazio per l'attenzione e la invito a visitarci, affinchè la discussione possa continuare davanti a un piatto tipico valtellinese.
Angelo Cerasa
presidente Terranostra (Sondrio)
agriturismo Le Case dei Baff - Ardenno Masino (So)
Gentile signor Cerasa
sono colpito e la ringrazio per la sua lettera con la quale non posso che concordare, non senza però fare alcune precisazioni. Siamo tutti d'accordo sul fatto che, in breve, un agriturismo per fregiarsi di tal nome e rispondere alle norme debba essere azienda agricola, dispone di pochi posti e di una produzione di prodotti tipici. Tralasciando i cavilli, le opinioni personali e le esagerazioni, forse non saranno 3 su 850 gli esercizi in regola. Certamente saranno di più, ma sotto i miei occhi ci sono anche decine e decine di posti dove l'agriocoltura e il sacrificio di cui lei ampiamente parla sono un optional. Volentieri accolgo il suo invito a visitare e toccare con mano la sua realtà, perchè credo fermamente nel valore di fare agriturismo 'come si deve”. Ma la invito anche io, poi, a visitare con me alcune di quelle strutture (anche aderenti alle vostre associazioni) che non rendono certo onore all'attività seria. Per il resto non possiamo che collaborare insieme perchè il comparto possa crescere al meglio.
a.l.

