Nuove regole, sanzioni più severe ai trasgressori e, speriamo, controlli più incisivi. Solo così la nuova legge regionale della Lombardia sull'agriturismo (vedi servizio a pagina 7 ) riuscirà a conciliare gli interessi e a rimettere pace tra i ristoratori e i produttori agricoli. Approvata all'unanimità dal Consiglio regionale, la legge vuole raggiungere un rapporto più stretto tra attività agrituristica e agricola. Tra le regole, l'innalzamento della quota di prodotti realizzati direttamente dall'azienda o acquistati da altre realtà agricole della zona, la limitazione al numero di pasti-giorno e di pernottamenti, l'istituzione dell'Albo degli agriturismo e di un Osservatorio regionale. Ha dichiarato l'assessore regionale all'Agricoltura, Viviana Beccalossi: «Uno solo l'obiettivo: far sì che tutti rispettino le regole, offrendo ai cittadini un servizio di qualità». Parole condivisibili, perché è un  vezzo italiano fare buone leggi e trovare scappatoie, o comunque rallentare poi i controlli. Che le regole, da tutti condivise, siano ora da tutti rispettate. E i furbi  siano puniti. Giusta la finalità di favorire la permanenza dei produttori agricoli nelle zone rurali, soprattutto di montagna, ma si faccia chiarezza: che l'attività agricola sia davvero prevalente su quella agrituristica e quest'ultima connessa all'agricoltura esercitata. Il nodo è tutto qui. Imprenditori che si scoprono all'improvviso agricoltori non vorremmo vederne più. Come non vorremmo più mangiare gamberoni alla piastra in un agriturismo sulle colline lombarde. Garantire un reddito decoroso a chi rimane in agricoltura è sacrosanto, ma è ingiusto dare agevolazioni a chi sull'agricoltura vuole speculare.

Roberto Vitali