Dal 17 maggio il settore agrituristico in Lombardia è regolamentato da una nuova legge approvata dal Consiglio regionale in data 29 maggio. Una legge che evita la contrapposizione con il settore tradizionale della ristorazione e dell'albergazione perché riesce a definire bene che cosa s'intende per settore agrituristico, definendo altrettanto bene il mercato di riferimento: un mercato che integra e non si contrappone a quello della ristorazione tradizionale. «Un sistema normativo – ha commentato Viviana Beccalossi, vice presidente e assessore all'Agricoltura – che valorizza ulteriormente le 858 aziende che oggi operano nel nostro territorio. Una legge che delinea in modo puntuale le attività che possono essere svolte da queste strutture, valorizzando al massimo i prodotti agricoli che nascono all'interno della singola realtà offrendo concretamente un'integrazione al reddito».
La nuova legge prevede che ogni azienda debba proporre ai clienti una quota non inferiore al 70%, dei prodotti realizzati direttamente o acquistati da altre aziende agricole o artigiani alimentari che abbiano sede nella stessa zona. Obbligo per tutti gli agriturismi di documentare la prevalenza dell'attività agricola su quella agrituristica e la connessione di quest'ultima all'agricoltura esercitata in azienda. Viene stabilito un limite massimo di 10 ospiti e 40 pasti/giorno per gli agriturismi familiari e di 60 ospiti e 160 pasti/giorno per quelli aziendali (art. 2 e 3). Inoltre i 486 agriturismi della fascia montana o pedemontana della Lombardia d'ora in poi avranno maggiore attenzione per le peculiarità che li differenziano dalle altre aziende agrituristiche situate in pianura. A essere interessati dal capitolo 'montano” del provvedimento saranno 44 agriturismi della provincia di Lecco, i 41 di Como, i 56 di Sondrio, i 66 di Varese, i 94 di Bergamo e una parte consistente dei 185 della provincia di Brescia. In tutto - con le aziende di Cremona, Lodi, Milano, Mantova, Pavia - 674 offrono ristorazione, 525 prodotti in vendita, 146 escursioni a cavallo, 139 raccolta di funghi, 106 attività didattica, 55 possibilità di pesca, 39 di caccia, 28 di ippoterapia.

L'ultima testimonianza di Ricci Curbastro
Al presidente uscente di Agriturist, Riccardo Ricci Curbastro, abbiamo chiesto cosa ne pensa della recente legge regionale della Lombardia sull'agriturismo. «Ritengo sia una buona legge, che fa tesoro dell'esperienza maturata in 15 anni di applicazione della legge precedente, e che coglie, al tempo stesso, i principi  innovatori della nuova legge quadro statale, approvata lo scorso anno. Manca ora il Regolamento di attuazione, al quale occorre lavorare con coerenza e rapidità, ponendo attenzione soprattutto a due aspetti: un reale snellimento delle procedure burocratiche e una concreta tutela e valorizzazione della connessione fra agricoltura e agriturismo. Aggiungo, infine, l'auspicio che la Regione Lombardia adotti una efficace repressione degli ormai diffusi fenomeni di abusivismo che riscontriamo nel turismo rurale: strutture ricettive che operano senza alcuna autorizzazione, oppure si definiscono agrituristiche senza essere in possesso delle necessarie autorizzazioni». Qual è l'attuale legislazione nazionale in materia? «L'agriturismo è disciplinato, come dicevo, da una nuova legge quadro: la n. 96 del 20 febbraio 2006. Rispetto alla precedente legge quadro, che risaliva al 1985, questa prevede, in particolare, alcune semplificazioni delle procedure autorizzatorie e, a proposito di ristorazione, uno stretto collegamento con l'offerta agroalimentare del territorio, in modo che sulle aziende agrituristiche confluiscano le produzioni agricole e regionali di qualità, con particolare riferimento a quelle riconosciute Dop e Igp, ai vini Docg, Doc e Igt, e ai prodotti classificati 'tradizionali”'. Essendo l'agriturismo una materia di competenza delle Regioni, la legge quadro stabilisce esclusivamente  principi generali per l'orientamento delle leggi regionali; le imprese dovranno dunque attenersi a quanto stabilito dalle leggi regionali».
Infine cosa accade nelle altre regioni. «La Regione Lombardia è la seconda regione italiana che approva una legge sull'agriturismo dopo l'entrata in vigore della nuova legge quadro; prima di lei aveva legiferato soltanto la Regione Lazio, nel novembre scorso. In quasi tutte le altre regioni è in corso la discussione dei testi delle nuove leggi, molti dei quali potrebbero essere approvati entro la fine dell'anno. Agriturist ha partecipato attivamente alla elaborazione della nuova legge quadro con l'obiettivo di meglio armonizzare, su tutto il territorio nazionale, il profilo dell'agriturismo».

Chef e agriturismo…vince la diffidenza


Cosa ne pensano gli chef dei ristoranti di qualità degli agriturismi? Lo abbiamo chiesto a Egidio Rossi, presidente dell'Unione cuochi Regione Lombardia. «Gli agriturismi mantengono le norme stabilite ovvero valorizzano i prodotti del territorio ove essi sono situati. Allevano animali da cortile, allevano pesce se sono situati al mare mentre, se siti in zona montana, producono prodotti tipici come formaggio,  carne, salumi e selvaggina. Insomma, per ogni regione o provincia gli agriturismi possono essere utili per valorizzare i prodotti e con essi la cucina italiana. Da un sondaggio ho potuto apprendere che il 60% degli agriturismi non mantiene però le norme di legge previste: l'agriturismo deve utilizzare in cucina i propri prodotti della terra al 70%, mentre il  rimanente 30% dev'essere acquistato nelle aziende agricole che producono in modo genuino; devono attenersi ai prezzi stabiliti; non devono superare un certo numero di commensali. A malincuore devo dire che tutto ciò non viene rispettato. In Lomellina e nelle zone di montagna viene servito del pesce di mare in concorrenza diretta ai ristoratori che devono pagare più tasse e, perciò, vengono penalizzati. Ci vorrebbero più controlli per far svolgere a ognuno la propria attività». La stessa domanda l'abbiamo rivolta a Vittorio Fusari, chef patron de 'Il Volto”di Iseo (Bs). «Bisogna per prima cosa intendersi sulla definizione di agriturismo. Così io l'immagino. Sono strutture che nascono all'interno di una legislazione tesa a creare dei percorsi protetti e preferenziali a tutela di piccole economie agricolo-artigianali-turistiche. Purtroppo però troppo spesso sotto la dizione di agriturismo si cela una forma di ristorazione che sfrutta una legislazione protetta, una via privilegiata per accesso a fondi e investimenti per fare del commercio alimentare svincolato da una propria attività produttiva agricola. Ritengo che tutta la ristorazione di qualità, quella che si occupa del reperimento e della trasformazione in proprio delle materie prime per creare un piatto, sia assimilabile, come costi, difficoltà, funzione e ruolo all'agriturismo con l'aggiunta di stimolare e veicolare il territorio stesso, e quindi, come tale, dovrebbe beneficiare di identici meccanismi legislativi. Se si tratta di ristorazione di qualità ben venga; se è un luogo per evadere o spacciare pessima cucina, per il bene di tutti si chiuda».

 

m.f.