Agriturismo è tempo di riordino e, forse, di controlli seri
Questo punto non resta che vedere alla prova quali saranno gli strumenti per accompagnare la necessaria riorganizzazione del settore. La Regione Lombardia ha smosso le acque con una legge cui dedichiamo le prime pagine della rivista. Ma molto resta da fare in tutta Italia per avere un minimo di coerenza fra situazioni spesso contraddittorie e all'insegna di furberie che danneggiano gli operatori onesti, agricoltori o ristoratori che fossero.
Anche le nuove norme lombarde, in fondo, rispondo solo in parte a quella che è un'esigenza ormai imprescindibile in tutta Italia: regolare cosa si intende per agriturismo e dare il via a rigorosi controlli per sanzionare chi non rispetta le norme.
Da quel che si vede non sembra che ci saranno però molte novità. Per restare al caso lombardo (in analogia a quanto avviene in altre regioni) non si è operato sul versante più importante: le garanzie su genuinità e tipicità dei prodotti. E così ci si deve rassegnare al fatto che in Valtellina come nelle colline senesi si potranno consumare praticamente le stesse cose e un agriturismo può anche non produrre nulla purchè abbia in menu un 70% di prodotti della zona (ma chi ne stabilisce i confini?). Un danno alle tante aziende serie del settore, che insieme ai ristoratori, continueranno ad essere penalizzati da agriturismi di fantasia che, come a Cologno al Serio (Bg), in lussosi e raffinati locali propongono dell'ottimo sushi... Sembra davvero un'illusione poter avere una norma valida in tutta Italia che impone agli agriturismi di servire piatti tipici e, se dell'entroterra, solo pesce di acqua dolce?
Resta poi il versante delle dimensioni di queste attività. Ci piacerebbe che in Italia qualcuno fissasse un limite oltre il quale l'attività agricola risulta snaturata. In Lombardia sono stati forse di manica larga e hanno fissato il tetto di 160 pasti: davvero un po' troppi per un'azienda agricola che a quel punto deve avere personale dedicato esclusivamente alla ristorazione e disporre di almeno 80 coperti...
Purtroppo la realtà è che, grazie ad un trattamento fiscale che penalizza di fatto solo i ristoratori e gli agriturismi autentici, ci sono agriturismi di facciata che non possiedono nè vacche nè terre coltivate, ma dispongono di mega locali dove possono essere ospitati i viaggiatori di 3 o 4 pullman contemporaneamente? Ci piacerebbe che qualcuno, per dare una mano sul serio agli agricoltori, sanzionasse questi abusi. Speriamo ci provi ora la Regione Lombardia. Ne va della credibilità della norma e del futuro degli operatori seri.
Alberto Lupini
Anche le nuove norme lombarde, in fondo, rispondo solo in parte a quella che è un'esigenza ormai imprescindibile in tutta Italia: regolare cosa si intende per agriturismo e dare il via a rigorosi controlli per sanzionare chi non rispetta le norme.
Da quel che si vede non sembra che ci saranno però molte novità. Per restare al caso lombardo (in analogia a quanto avviene in altre regioni) non si è operato sul versante più importante: le garanzie su genuinità e tipicità dei prodotti. E così ci si deve rassegnare al fatto che in Valtellina come nelle colline senesi si potranno consumare praticamente le stesse cose e un agriturismo può anche non produrre nulla purchè abbia in menu un 70% di prodotti della zona (ma chi ne stabilisce i confini?). Un danno alle tante aziende serie del settore, che insieme ai ristoratori, continueranno ad essere penalizzati da agriturismi di fantasia che, come a Cologno al Serio (Bg), in lussosi e raffinati locali propongono dell'ottimo sushi... Sembra davvero un'illusione poter avere una norma valida in tutta Italia che impone agli agriturismi di servire piatti tipici e, se dell'entroterra, solo pesce di acqua dolce?
Resta poi il versante delle dimensioni di queste attività. Ci piacerebbe che in Italia qualcuno fissasse un limite oltre il quale l'attività agricola risulta snaturata. In Lombardia sono stati forse di manica larga e hanno fissato il tetto di 160 pasti: davvero un po' troppi per un'azienda agricola che a quel punto deve avere personale dedicato esclusivamente alla ristorazione e disporre di almeno 80 coperti...
Purtroppo la realtà è che, grazie ad un trattamento fiscale che penalizza di fatto solo i ristoratori e gli agriturismi autentici, ci sono agriturismi di facciata che non possiedono nè vacche nè terre coltivate, ma dispongono di mega locali dove possono essere ospitati i viaggiatori di 3 o 4 pullman contemporaneamente? Ci piacerebbe che qualcuno, per dare una mano sul serio agli agricoltori, sanzionasse questi abusi. Speriamo ci provi ora la Regione Lombardia. Ne va della credibilità della norma e del futuro degli operatori seri.
Alberto Lupini

