Un’opportunità per tutto l’agroalimentare il successo di Tuttofood
Per il comparto agroalimentare italiano potrebbe finalmente tirare aria nuova. Per prudenza è meglio rifarsi al proverbio secondo cui 'una rondine non fa primavera”, ma è ugualmente indubbio che il successo registrato da FieraMilano con Tuttofood apre prospettive decisamente ottimistiche per tutto il mercato. Un risultato per molti versi prevedibile visto che gli operatori italiani e stranieri non avevano a disposizione una ribalta capace di dare sostanza alle tante dichiarazioni, di politici o di rappresentanti delle associazioni di categoria, circa la centralità della filiera legata al cibo. Sulla carta ci avevano tentato in tanti, a partire dal Cibus di Parma, ma finora nessuno era riuscito a soddisfare in egual misura tutti gli operatori. Sia chi produce e vende, sia chi acquista (grande distribuzione e ristoratori in primo piano), indipendentemente dal fatto di essere italiano o straniero, sembra essere riuscito a trovare in TuttoFood lo spazio adatto alle proprie necessità. E ciò, va rimarcato, senza che gli organizzatori si siano preoccupati del numero di visitatori, di solito 'gonfiato” dalla presenza di consumatori che poco si adattano a manifestazioni che dovrebbero rivolgersi esclusivamente agli addetti ai lavori.
Se poi si pensa che questa era solo la prima edizione, nata con la nemmeno celata ostilità della maggior parte delle organizzazioni di categoria, si può parlare senza equivoci di un successo che fa ben sperare per il futuro di tutte le aziende del settore. Ciò non significa che non debbano avere un loro ruolo importante tutte le altre fiere di settore. Anzi. In una logica di 'coordinamento” nazionale (che vale per l'agroalimentare ma, a maggior ragione, dovrebbe contare i tutti i comparti) ci dovrebbe essere un grande momento di richiamo internazionale al massimo livello - giusto ciò che oggi può fare TuttoFood come Vinitaly fa per il vino - a cui si affiancano fiere specializzate o di territorio. Per restare nel nostro campo è il caso de il Bontà, di Good! Gustando a Udine, di Aliment, di Cibus, di Expo Lario, eccetera che possono avere spazio e ruolo senza entrare in competizione con l'unico grande momento di attrazione nazionale.
Ma certo non può essere solo attraverso le fiere che si sostiene la crescita di un comparto strategico. A fianco della promozione servono anche nuovi strumenti di coordinamento e in questo senso fondamentale è il ruolo delle Authority. Bene ha quindi fatto Confagricoltura a sollecitare la creazione di un'Autorità nazionale a servizio della produzione, affiancandosi a quella europea di Parma che si occupa (o dovrebbe farlo, visto che non se ne parla molto...) della salute dei consumatori.
Alberto Lupini
Se poi si pensa che questa era solo la prima edizione, nata con la nemmeno celata ostilità della maggior parte delle organizzazioni di categoria, si può parlare senza equivoci di un successo che fa ben sperare per il futuro di tutte le aziende del settore. Ciò non significa che non debbano avere un loro ruolo importante tutte le altre fiere di settore. Anzi. In una logica di 'coordinamento” nazionale (che vale per l'agroalimentare ma, a maggior ragione, dovrebbe contare i tutti i comparti) ci dovrebbe essere un grande momento di richiamo internazionale al massimo livello - giusto ciò che oggi può fare TuttoFood come Vinitaly fa per il vino - a cui si affiancano fiere specializzate o di territorio. Per restare nel nostro campo è il caso de il Bontà, di Good! Gustando a Udine, di Aliment, di Cibus, di Expo Lario, eccetera che possono avere spazio e ruolo senza entrare in competizione con l'unico grande momento di attrazione nazionale.
Ma certo non può essere solo attraverso le fiere che si sostiene la crescita di un comparto strategico. A fianco della promozione servono anche nuovi strumenti di coordinamento e in questo senso fondamentale è il ruolo delle Authority. Bene ha quindi fatto Confagricoltura a sollecitare la creazione di un'Autorità nazionale a servizio della produzione, affiancandosi a quella europea di Parma che si occupa (o dovrebbe farlo, visto che non se ne parla molto...) della salute dei consumatori.
Alberto Lupini


