Sarà perchè l'intervento dei diplomatici ha spostato il tiro verso le decisamente più importanti relazioni commerciali fra i due Paesi, oppure perchè la questione sembrava cominciasse a puzzare vagamente di razzismo, fatto sta che la questione delle condizioni in cui lavorava la comunità cinese a Milano sembra essersi svaporata in poco tempo. Eppure, al di là dell'enfasi data a una protesta definita esageratamente 'rivolta”, valeva la pena di andare fino in fondo e scoperchiare un calderone che non riguarda solo Milano. Basterebbe pensare alla presenza dei cinesi a Prato (decisamente superiore ai dati statistici ufficiali), per capire quanto ci sarebbe da riflettere sul tema.
    Al di là degli aspetti legati allo sfruttamento dei minorenni o al mancato rispetto di elementari norme di sicurezza (da tempo denunciati, ma mai perseguiti fino in fondo), in questa sede ci interessa in particolare soffermarci sulle distorsioni che quella sorta di impunità generalizzata da tempo garantita alla comunità cinese (che da anni sembra vivere e operare godendo quasi di extraterritorialità) esercita sulla ristorazione. Per carità, esistono numerosissimi ristoratori di origine cinese qualificati e in regola sotto ogni aspetto in varie parti d'Italia. Chi scrive ama fra l'altro la cultura e la cucina cinese. Purtroppo nel gran numero di operatori presenti esistono molte, troppe, mele marce. Sono i controlli dei Nas a Milano (sia purtroppo limitati), ad esempio, a evidenziare come nella maggior parte le infrazioni accertate (che riguardano aspetti centrali come l'igiene e la corretta conservazione dei cibi) siano coinvolti proprio locali gestiti da cinesi. A Milano, per restare in tema, va ricordato che dalla periferia al centro è costante, anno dopo l'anno, la crescita del numero di locali gestiti da cinesi (soprattutto pizzerie). Per non parlare poi del sistema di approviggionamenti, chiuso e impenetrabile a chi non è di quella comunità, che spesso salta ogni controllo sanitario.
    Tutto ciò si traduce in una distorsione delle regole del mercato che fa male a tutti. A partire dai consumatori per arrivare ai ristoratori cinesi corretti. Eppure sarebbe bastato poco per evitare negli anni questo squilibrio. Qualche controllo in più dei Nas o della Guardia di Finanza, come auspichiamo da tempo, avrebbe permesso di garantire una più corretta integrazione e la tutela di chi fa onestamente il suo lavoro. Purtroppo va ricordato che molte di quelle voci che oggi si alzano per contestare le attività dei cinesi (di politici o associazioni di categoria che siano) hanno spesso tuonato contro ogni intervento di controllo che, per essere efficace e corretto, deve coinvolgere ovviamente tutti gli operatori. Cinesi o milanesi che siano.


Alberto Lupini