Dopo il successo del Vinitaly l’Italia del food punta su Milano
Dopo l'ennesimo e meritato successo del vino italiano sulla ribalta del Vinitaly, l'intera filiera agroalimentare è attesa a un altro fondamentale banco di prova: Tuttofood a Milano che, anche solo per le aspettative, sta catalizzando l'attenzione degli operatori. L'appuntamento di maggio nell'avveniristica area di Rho può coincidere finalmente con l'avvio di una fase di riorganizzazione e rilancio di tutto il comparto che va dalla produzione al consumo, coinvolgendo aziende di trasformazione e ristorazione.
Così come la fiera di Verona, nonostante alcuni limiti strutturali che si stanno gradualmente risolvendo, costituisce indiscutibilmente il momento di più alta valorizzazione di tutto il mondo del vino (e le varie aggiunte, dall'olio alle attrezzature sono forse solo un inutile appesantimento nella logica di una specializzazione...), anche Tuttofood può ragionevolmente occupare uno spazio analogo costituendo il maggiore polo per un pezzo importante dell'economia italiana che finora non ha avuto a disposizione spazi capaci di sostenerlo realmente. Se il successo della nuova fiera di Milano sarà misurabile solo nei prossimi anni, è fin da ora indubbio che l'annunciata presenza di buyer ed espositori stranieri come in nessun'altra manifestazione del settore in Italia dà già l'idea di quale può essere il suo grado di polarizzazione.
Da Vinitaly esce irrobustito il senso di vitalità del mondo del vino che già l'anno scorso era stato confermato dalle previsioni ottimistiche dei produttori. Dopo anni di sofferenze gli investimenti fatti (dai vigneti alle cantine, dalla promozione alle nuove etichette) stanno dando dei risultati concreti grazie ad un maggiore spirito di squadra fra cantine, consorzi e istituzioni. C'è da sperare che questo trend possa trasferirsi pari pari all'agroalimentare nel suo complesso, coinvolgendo un po' tutti gli addetti ai lavori. Comprese magari alcune associazioni, forse più attente a equilibri politici che alla promozione delle imprese.
In uno scenario tutto sommato meno pessimista ci sono anche novità sul piano delle associazioni. Forse è vicino il momento in cui i sommelier potrebbero ottenere finalmente un riconoscimento ufficiale come categoria professionale. La strada sembra avviata anche se ci sono non pochi ostacoli, a partire ad esempio dal fatto che pur a fronte di almeno 4 associazioni che in qualche modo si contendono professionisti e semplici appassionati (col rischio di gonfiare le tessere senza aumentare magari la professionalità...), c'è chi (Ais) ha deciso di scegliere la strada di un'ulteriore divisione, anche se stavolta a livello internazionale, in una logica che secondo alcuni osservatori (che speriamo abbiano torto) sa un po' di personalismo o di cesarismo.
Alberto Lupini
Così come la fiera di Verona, nonostante alcuni limiti strutturali che si stanno gradualmente risolvendo, costituisce indiscutibilmente il momento di più alta valorizzazione di tutto il mondo del vino (e le varie aggiunte, dall'olio alle attrezzature sono forse solo un inutile appesantimento nella logica di una specializzazione...), anche Tuttofood può ragionevolmente occupare uno spazio analogo costituendo il maggiore polo per un pezzo importante dell'economia italiana che finora non ha avuto a disposizione spazi capaci di sostenerlo realmente. Se il successo della nuova fiera di Milano sarà misurabile solo nei prossimi anni, è fin da ora indubbio che l'annunciata presenza di buyer ed espositori stranieri come in nessun'altra manifestazione del settore in Italia dà già l'idea di quale può essere il suo grado di polarizzazione.
Da Vinitaly esce irrobustito il senso di vitalità del mondo del vino che già l'anno scorso era stato confermato dalle previsioni ottimistiche dei produttori. Dopo anni di sofferenze gli investimenti fatti (dai vigneti alle cantine, dalla promozione alle nuove etichette) stanno dando dei risultati concreti grazie ad un maggiore spirito di squadra fra cantine, consorzi e istituzioni. C'è da sperare che questo trend possa trasferirsi pari pari all'agroalimentare nel suo complesso, coinvolgendo un po' tutti gli addetti ai lavori. Comprese magari alcune associazioni, forse più attente a equilibri politici che alla promozione delle imprese.
In uno scenario tutto sommato meno pessimista ci sono anche novità sul piano delle associazioni. Forse è vicino il momento in cui i sommelier potrebbero ottenere finalmente un riconoscimento ufficiale come categoria professionale. La strada sembra avviata anche se ci sono non pochi ostacoli, a partire ad esempio dal fatto che pur a fronte di almeno 4 associazioni che in qualche modo si contendono professionisti e semplici appassionati (col rischio di gonfiare le tessere senza aumentare magari la professionalità...), c'è chi (Ais) ha deciso di scegliere la strada di un'ulteriore divisione, anche se stavolta a livello internazionale, in una logica che secondo alcuni osservatori (che speriamo abbiano torto) sa un po' di personalismo o di cesarismo.
Alberto Lupini


