Grazie alla vendemmia 2006 anche questo Vinitaly si rivelerà un successo. Le difficoltà del Paese potranno magari influire sullo stato d'animo di alcuni operatori (non è detto che possa essere bissato l'entusiasmo della passata edizione), ma l'ottimismo sembra essere il segno prevalente.
Molti elementi spingono in questa direzione. C'è la ripresa della domanda estera (negli Usa siamo ad esempio tornati a essere il primo esportatore, anche se solo per quantità e non per valore del venduto…). C'è l'orientamento delle fasce alte dei mercati (che determinano poi i trend di massa) verso vini meno globalizzati, che incontra la scelta delle cantine italiane più accorte di fare meno uso di barrique. E c'è infine la progressiva entrata in produzione dei molti vigneti oggetto di reimpianti e rinnovo negli scorsi anni che innalzerà sia la capacità produttiva, sia la concorrenzialità sui prezzi.
Certo esistono anche elementi che frenano il trend di crescita del comparto chiave dell'agroalimentare italiano. Non ci stancheremo mai di ripetere come l'assenza di strategie commerciali generali di territorio, da un lato, e la mancanza di una solida alleanza fra produttori di vino e ristorazione, dall'altra, siano fattori che continuano a pesare negativamente. Se poi ci aggiungiamo le ridicoli polemiche sui trucioli da parte di produttori incoerenti (e magari poco attenti al rischio reale di produrre vino coi sistemi nordamericani che permettono l'uso di acqua o additivi), o l'assenza di adeguati livelli di controllo e repressione frodi capaci di garantire i produttori e i ristoratori che fanno bene il loro lavoro, il panorama potrebbe sembrare fosco.
Per fortuna, il vino italiano (e con lui la ristorazione) si sta prendendo le giuste rivincite. E ci auguriamo che il Vinitaly (pur con tutti i limiti di una struttura fieristica che non sa darsi ancora un'adeguata dimensione in termini di servizi) confermi il momento positivo. L'importante è smettere di ricercare solo all'estero pretesi esempi da seguire. Pensiamo ai danni creati negli anni passati dai troppi estimatori e 'importatori” di barriques. Guardiamo invece alla nostra tipicità e alla capacità di innovare. Un esempio per tutti. Dopo le tante polemiche al momento dell'introduzione della legge, i divieti anti fumo nei luoghi pubblici sono accettati da tutti. Il risultato è che il piacere di degustare cibo o vino è oggi più garantito, con soddisfazione dei gestori. Ciò non vale invece per il Paese simbolo fino a ieri dello stare a tavola. La Francia, pur avviando una politica di restrizioni, ha di fatto lasciato almeno fino all'anno prossimo la possibilità di fumare in bistrot e ristoranti. Per quanto possa sembrare banale, si tratta di una conquista di civiltà che dovremmo saper gestire meglio anche sul piano turistico.


Alberto Lupini