Gli italiani hanno ricominciato a mangiare pollo. Nel 2007 la ripresa dell'avicoltura in Italia è confermata dai dati sulla macellazione, che per il primo semestre 2007 (percentuale sul 2006) presentano per l'avicolo un +23% di capi e +23,2% di peso morto. Nel 2006 le macellazioni a livello nazionale hanno raggiunto i 372 milioni di capi avicoli (-8,9% sul 2005), con una media rispetto agli ultimi 5 anni superiore dell'11% per i polli, ma inferiore del 3% per i tacchini. Il prezzo del pollo nel 2007 è superiore del 26% al prezzo nel 2006 (1,18 euro/kg circa).

 Ma l'avicoltura si trova ora a dover fare i conti con la crescita dei prezzi dei cereali che incidono sui costi di produzione: in Italia, i mangimi per le ovaiole sono superiori del 17% rispetto allo stesso periodo del 2006; quelli per i broiler sono superiori del 16% (giugno 2007 su giugno 2006). La crescita dei prezzi della mangimistica iniziata nell'autunno 2006 continua, per cui l'indice dei prezzi della mangimistica delle ovaiole rispetto all'indice dei prezzi delle uova è pari al 76%. L'indice dei prezzi della mangimistica per i polli (broiler) rispetto all'indice dei prezzi agricoli è pari al 65%. Si prevede che il peso dell'aumento del costo mangimistico sarà più elevato in autunno in prospettiva di una riduzione dei prezzi avicoli a seguito dell'aumento e messa a regime della produzione stessa in risposta alla domanda.
Tornando all'Italia, il settore avicolo in Emilia Romagna rappresenta il 12% dell'intera produzione agricola italiana e il 28% della sola produzione zootecnica. Nell'annata agraria del 2006 sono state prodotte circa 220 migliaia di tonnellate di carne avicola (32 milioni di capi) con un valore di 236 milioni di euro e 2.385 milioni di uova con un valore di circa 198 milioni di euro. Ed è proprio la provincia di Forlì Cesena a classificarsi come uno dei distretti avicoli italiani più importanti e più competitivi. In cifre circa il 35% della filiera nazionale è concentrata in Romagna e in particolare nella provincia di Forlì Cesena. A livello nazionale (sono dati riferiti al 2006) si allevano 149 milioni di capi di polli distribuiti per il 21% in Emilia-Romagna, 22% in Lombardia, 26% in Veneto, mentre le altre regioni hanno valori inferiori al 5% (fonte: dati Istat e comunitari).

Nel settore uova l'Italia produce circa 800mila tonnellate di uova, allevando circa 39 milioni di galline ovaiole, che corrispondono al 13% della produzione europea. In Europa, che per la produzione di uova è autosufficiente per il 102%, si producono annualmente oltre 7 milioni di tonnellate di uova, di cui 6,2 milioni di tonnellate vanno destinate al consumo umano e 0,74 alla riproduzione di pulcini. In totale si allevano 310 milioni di galline. Gli altri produttori importanti sono la Francia (con il 15% delle galline), la Spagna (14%), la Germania (13%), la Polonia e l'Inghilterra con il 12,5% ciascuna, infine l'Olanda (9%) (fonte Assoavi).

Sotto l'aspetto giuridico e legislativo è importante sottolineare come entro il 31 dicembre 2009 la Commissione europea intenda presentare una relazione sulla possibile introduzione di un sistema di etichettatura del pollame che faccia riferimento al rispetto del benessere degli animali. Lo ha stabilito la Direttiva Ce n. 2007/43 che contiene 'norme minime per la protezione dei polli allevati per la produzione di carne”.
La Direttiva, che dovrà essere recepita entro il 30 giugno 2010, segue quella sulla protezione delle galline ovaiole e prevede alcune misure obbligatorie per gli allevatori, elencando i diritti dei polli. Ovvero: mangime disponibile in qualsiasi momento; accesso permanente a una lettiera asciutta e fruibile in superficie; sufficiente ventilazione per evitare il surriscaldamento; livello di rumore più basso possibile; illuminazione adeguata; ispezioni due volte al giorno per monitorare lo stato di salute e una periodica pulizia e disinfezione dell'animale.

Greta Nicoletti