Il vino fra scarsa vendemmia e rincari, intanto salutiamo la nascita del “Tai”
Il mondo del vino comincia a fare i conti con la più scarsa vendemmia degli ultimi sessantanni. Come avevamo anticipato, con l'esclusione di Lombardia e area veneta, il calo è quantificabile in oltre il 18% su base annua, il che equivale a 40 milioni e mezzo di ettolitri di vino previsti. Bisogna tornare al ‘48 per trovare un simile risultato, dovuto in particolare al crollo registrato al sud, in particolare in Sicilia dove si sono raggiunte punte di un -55% rispetto allo scorso anno.
Per fortuna, secondo una sorta di copione che si ripete ormai da anni, gli esperti assicurano che il clima bizzarro (che ha fra l'altro portato, soprattutto al nord, ad un anticipo della raccolta fra i 10 e i 20 giorni) garantirà una buona qualità. Il che, considerando i minori volumi, rischierà di portare con sè una rincorsa all'aumento dei prezzi. Rincari peraltro già partiti anche in alcune zone, come per il Prosecco, dove non ci sarebbe alcuna giustificazione. Anche se, a proposito di prezzi, andrebbe sempre richiamato il dato che nel 2003 - come ricorda il presidente di Assoenologi, Giancarlo Premarin - in alcuni casi quelli erano più alti di quelli di oggi.
In questo contesto vanno intanto segnalati alcuni elementi positivi. è il caso della nascita del 'Tai”, il nome che per il Veneto sostituirà l'espressione Tocai (che a Venezia si chiamerà invece Lison e Friulano in Friuli). Come pure dell'esito positivo di un concorso enologico finora considerato di serie B (quello sui vini Merlot e Cabernet), che fra medaglie assegnate a produttori esteri e composizione della giuria dimostra di essere diventato un nuovo appuntamento internazionale per il mondo dell'enologia italiana. Un settore che intanto vede la decisa discesa in campo di un vino mito, come il Picolit, che vuole conquistare la ribalta nel mondo dei passiti. Mentre un altro bianco di livello assoluto, il Lugana, vince la sua scommessa sulla longevità e quindi sulla possibilità di competere alla pari con molti cugini d'Oltralpe.
Ora non ci resta che attendere con fiducia una mossa italiana sulla questione Ocm, per quanto riguarda la difesa delle peculiarità dei nostri vitigni e del territorio. Una speranza deriva dalle iniziative del ministro che sembra essersi mosso (ma andrà finalmente fino in fondo?) sfidando la Ue - che non ne vuole sapere - imponendo l'obbligo di indicare in etichetta da dove provengono le olive impiegate per produrre l'olio di cui oggi viene solo data l'informazione sul sito di imbottigliamento... Un vero scandalo non più sopportabile (anzi una vera e propria truffa) a cui speriamo che De Castro sia in grado di porre realmente rimedio.
Alberto Lupini
Per fortuna, secondo una sorta di copione che si ripete ormai da anni, gli esperti assicurano che il clima bizzarro (che ha fra l'altro portato, soprattutto al nord, ad un anticipo della raccolta fra i 10 e i 20 giorni) garantirà una buona qualità. Il che, considerando i minori volumi, rischierà di portare con sè una rincorsa all'aumento dei prezzi. Rincari peraltro già partiti anche in alcune zone, come per il Prosecco, dove non ci sarebbe alcuna giustificazione. Anche se, a proposito di prezzi, andrebbe sempre richiamato il dato che nel 2003 - come ricorda il presidente di Assoenologi, Giancarlo Premarin - in alcuni casi quelli erano più alti di quelli di oggi.
In questo contesto vanno intanto segnalati alcuni elementi positivi. è il caso della nascita del 'Tai”, il nome che per il Veneto sostituirà l'espressione Tocai (che a Venezia si chiamerà invece Lison e Friulano in Friuli). Come pure dell'esito positivo di un concorso enologico finora considerato di serie B (quello sui vini Merlot e Cabernet), che fra medaglie assegnate a produttori esteri e composizione della giuria dimostra di essere diventato un nuovo appuntamento internazionale per il mondo dell'enologia italiana. Un settore che intanto vede la decisa discesa in campo di un vino mito, come il Picolit, che vuole conquistare la ribalta nel mondo dei passiti. Mentre un altro bianco di livello assoluto, il Lugana, vince la sua scommessa sulla longevità e quindi sulla possibilità di competere alla pari con molti cugini d'Oltralpe.
Ora non ci resta che attendere con fiducia una mossa italiana sulla questione Ocm, per quanto riguarda la difesa delle peculiarità dei nostri vitigni e del territorio. Una speranza deriva dalle iniziative del ministro che sembra essersi mosso (ma andrà finalmente fino in fondo?) sfidando la Ue - che non ne vuole sapere - imponendo l'obbligo di indicare in etichetta da dove provengono le olive impiegate per produrre l'olio di cui oggi viene solo data l'informazione sul sito di imbottigliamento... Un vero scandalo non più sopportabile (anzi una vera e propria truffa) a cui speriamo che De Castro sia in grado di porre realmente rimedio.
Alberto Lupini


