Eravamo quasi certi che aprire un dibattito sul tema dell'agriturismo avrebbe suscitato prese di posizioni, e polemiche, fra gli addetti ai lavori. Che ci fossero però reazioni così ampie ci ha in parte sorpreso. Soprattutto non ci saremmo aspettati che tanti ristoratori di tutta Italia, da un lato, e altrettanti gestori di agriturismo, dall'altro, tentassero di tirarci per la giacca chiedendoci di prendere più risolutamente posizione; quasi che ci fossero due campi contrapposti. Eppure, a ben guardare, e leggendo con attenzione quanto andiamo scrivendo da tempo, non ci dovrebbero essere dubbi riguardo alla nostra posizione: siamo da sempre a fianco di chi con serietà e professionalità fa il suo lavoro per valorizzare territorio e filiera agroalimentare. Il che vuol dire che siamo sia con la ristorazione sia con l'agriturismo, quando gli operatori di entrambe le categorie rispettano le leggi e sono chiaramente identificabili come tali. A partire dal regime fiscale che li caratterizza: impresa commerciale, da un lato, e impresa agricola dall'altra.
    Senza alcun equivoco e senza il rischio di passare per troppo diplomatici, al tempo stesso siamo 'contro”, ci si perdoni il termine, chi imbroglia le carte e usa i vantaggi di entrambe le categorie (l'organizzazione dei ristoranti e il richiamo alla genuinità degli agricoltori) per truffare i consumatori e fare concorrenza sleale a tutti gli altri. Abbiamo già citato alcuni casi, e continueremo a farlo, coinvolgendo in questo tutti coloro che hanno a cuore il miglioramento professionale dello stare 'a tavola” fuori casa.
    E a proposito di professionalità nei pubblici esercizi salutiamo con piacere la nuova sfida di cui si è fatto carico Giuseppe Vaccarini per cercare di riportare un po' di rigore, impresa non facile, nel mondo del vino. Il principale comparto dell'italian food ha più che mai bisogno di operatori seri e  credibili per sostenere una competitività sempre più agguerita. Le cantine fanno ormai da anni sforzi incredibili per migliorare il prodotto, ma a volte la 'mediazione” nei locali pubblici è un po' falsata da promozioni, guide e attività professionali non sempre cristalline. Sarebbe utile che dalla sommellerie giungesse finalmente il segnale di una svolta, di un'attenzione prioritaria al vino rispetto alla marca, nonchè un'attività associativa rivolta a migliorare la professionalità, più che ad aumentare le tessere dotando di troppi tastevin un po' inutili casalinghe e impiegati che hanno il diritto di conoscere sempre di più il vino, ma non quello di confondersi con chi del vino fa una professione.
Alberto Lupini