Grazie al vento dell’export sul vino torna l’ottimismo
Dopo l'atteso appuntamento di Verona finalmente l'ottimismo sembra tornare fra i vigneti. Il successo della 40a edizione del Vinitaly non è tanto, o non solo, legato ai numeri. Se gli
organizzatori hanno infatti ben diritto di dirsi soddisfatti a fronte del nuovo record di visitatori (144mila persone), a maggior ragione lo possono essere gli espositori che, nella media, segnalano una netta inversione di tendenza rispetto agli ultimi anni. Sono in forte aumento infatti i contratti siglati in fiera e, soprattutto, gli ordini dall'estero, a partire dalla Germania la cui recessione aveva creato non pochi problemi a molti nostri produttori. Proprio la ritrovata domanda dei buyer internazionali ha fatto dire ai produttori di vino (senza distinzione di dimensione) che questo - nonostante il perdurare dei cronici disservizi della Fiera di Verona, a partire dai parcheggi – è stato il miglior Vinitaly degli ultimi anni. Certo, e non potrebbe essere altrimenti, i risultati migliori sono stati portati a casa da chi ha saputo lavorare meglio sul rapporto qualità/prezzo e sulla valorizzazione del territorio, sulla tipicità. Se a ciò aggiungiamo il consolidato superamento dei
tradizionali competitors francesi sul mercato nordamericano, si può tornare a guardare decisamente con più serenità al futuro del nostro sistema del vino e più in generale della filiera agroalimentare. Non che a questo punto i problemi di fondo siano superati. Anzi. L'assenza di vere politiche promozionali a livello nazionale è ancora lì da vedere. Il mancato raccordo in molte aree del Paese fra le cantine, il sistema agricolo e la ristorazione restano il tema di fondo che operatori ed istituzioni devono affrontare una volta per tutte per dare nuove prospettive ad un turismo realmente moderno e capace di valorizzare le tipicità ed i territori. Per non parlare, in questo contesto, del costo del vino 'fuori casa”, tema su cui 'Lombardia a tavola”, viste anche le rezioni avute un po' in
tutta Italia, non intende certo abbassare la guardia invitando al contrario produttori e gestori di pubblici esercizi a trovare accordi e nuove modalità capaci di valorizzare entrambi e, soprattutto, uno dei simboli del made in Italy. Ed è proprio la centralità del vino nel sistema agroalimentare italiano la motivazione più importante che spiega perchè a Milano, la principale ribalta del Paese a livello internazionale, sia ormai tutto pronto per la seconda edizione di MiWine. Grazie all'efficienza e ai servizi messi a disposizione dalla nuova sede di FieraMilano a Rho (la più importante e tecnologicamente avanzata struttura espositiva oggi presente in Europa) la nuova manifestazione si presenta come una ulteriore opportunità per tutto il settore, per non perdere questo treno in corsa del recuperato interesse attorno al vino. Un appuntamento che riguarda fra l'altro in maniera diretta ed esclusiva ristoratori, enotecari o barman, ed al quale guardiamo quindi con grande interesse anche noi.
Alberto Lupini


