La notizia non può che fare piacere. A fianco di un'esperienza pilota che partirà a fine novembre in oltre 300 punti vendita della Gdo, la Regione Lombardia sembra intenzionata a fare sul serio per la valorizzazione dei prodotti tipici anche nella ristorazione e negli hotel. Ad annunciare un impegno forte in questa direzione è stato l'assessore all'Agricoltura, Viviana Beccalossi, che ha detto di volere estendere il patto lombardo per la sicurezza e la qualità alimentare anche all'Horeca. Ponendo questo intervento quasi a coronamento delle iniziative attuate negli ultimi anni per dare più senso di identità (e qualità) alla filiera agroalimentare lombarda (la più importante a livello nazionale) la Beccalossi ha detto di voler proporre anche a ristoranti, alberghi e società di catering di entrare a far parte di un modello che tende a garantire visibilità, promozione e garanzia ai prodotti del territorio.
«Noi, come istituzione pubblica - ha precisato l'assessore - lavoriamo per garantire al consumatore che il sistema delle regole sia osservato, che i regolamenti e i disciplinari vengano applicati e le anomalie punite. Il privato risulta fondamentale per veicolare il nostro lavoro, ma ancor più quello che centinaia di produttori lombardi svolgono quotidianamente con serietà e professionalità». Come dire che le premesse ci sono e ora la palla passa a produttori e ristoratori, a cui spetta di verificare se questa  può essere la base per avviare quell'alleanza di intenti per valorizzare la 'tavola” che auspichiamo da sempre si possa realizzare a livello nazionale. E per una buona notizia dobbiamo segnalarne altre che sono purtroppo di segno contrario. Sempre per restare in tema di ristorazione c'è da ricordare l'apertura della stagione delle guide che, complice forse la coincidenza con l'avvio della caccia, sembrano sempre più alla ricerca di botti. A spararla più del dovuto, sia pure con garbo, sembra L'espresso che ha tolto un punto (e un cappello) a Gualtiero Marchesi con una critica che a ben guardare dovrebbe portare a un punteggio almeno dimezzato... Misteri dei critici. O le proposte di uno degli indiscussi maestri della cucina italiana non sono all'altezza del rango che il cuoco si è meritatamente conquistato negli anni, oppure c'è qualcos'altro che non convince. Alieni da ogni dietrologia o da volontà di garantire una qualche difesa a chi, come Gualtiero, non ne ha certo bisogno, ci spiace che si facciano delle inutili punzecchiature a un professionista che a 76 anni è ancora tutti i giorni in prima linea, ricco di creatività e capace di reinterpretarsi e di proporre soluzioni come solo una persona intelligente e capace di mettere in discussione anche la sua esperienza può fare.
E sempre per restare nel campo della incapacità di volare alto, non è bello quanto è successo sui trucioli. Ricordato che per tempo abbiamo detto di non ritenere degno di particolare attenzione il dibattito (l'importante è chiarire in etichetta se si utilizzano o no), spiace che l'Italia abbia varato una norma pilatesca per cui i trucioli si possono usare solo per produrre vino da tavola (non Docg, Doc o Igt). Un modo un po' furbesco per lasciare che in cantina entrino i trucioli, senza obbligo di indicazione in etichetta. Più o meno tutti fanno 'anche” vino da tavola: chi controlla esattamente cosa c'è nella vasca coi trucioli? Ci piacerebbe una riposta da parte del Ministero.

Alberto Lupini