Che la crisi economica stia implacabilmente colpendo un po' tutte le categorie era da tempo noto. Ha comunque destato una certa sorpresa iltono, quasi da ultima spiaggia, con cui il presidente di Confcommercio, Sergio Billè, ha recentemente contestato, dati alla mano, la visione forse un po' troppo ottimistica del Governo. Dalla tribuna dell'assemblea dell'Associazione, il leader della maggiore organizzazione di commercianti aveva in particolare rivolto pesanti critiche direttamente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che, poco tempo fa, di fronte ai dati economici sempre più scoraggianti aveva opposto la floridezza di un Paese dove tutti hanno il telefonino e molti la casa di proprietà. Billè, senza mezzi termini, aveva invece replicato che «dietro questa facciata di floridezza, in parte vera, vive un Paese schiacciato da vecchi e nuovi problemi». Anche perché il nostro «è un Paese in cui vige la regola che la colpa di tutto sia sempre di qualcun altro». Una sorta di j'acuse senza mezzi termini che, pur basata su dati di fatto, ha suscitato non poche polemiche e sospetti da parte di alcuni settori della maggioranza che hanno tentato di dipingere un Billè (da sempre conservatore), pronto a saltare sul carro vincente (?) del centro sinistra. Letture decisamente strumentali che sembrano non cogliere la realtà dei fatti. Anche il commercio, da sempre un settore capace di adattarsi ai cambiamenti (pensiamo al passaggio epocale dai negozi di periferia ai grandi centri commerciali), è ormai alla frutta. I rincari dei prezzi (anche a seguito di una cattiva gestione della fase di passaggio all'euro) e il calo dei consumi hanno messo in ginocchio non poche imprese, comprese ovviamente quelle dell'HoReCa che prima di altre avevano subito i contraccolpi di questa recessione. Le previsioni di Confcommercio per quest'anno sono fra l'altro più che mai scoraggianti: il Pil anziché crescere diminuirà dello 0,2%, e questa è recessione. Gli investimenti pubblici e privati - rispetto al 2004 - diminuiranno dell'1,4%, mentre l'export calerà del 2,3%. Si delinea un saldo della bilancia commerciale che rischia di essere il peggiore dal 1991. E, come se non bastasse, i consumi delle famiglie aumenteranno solo dello 0,1%, cioè di quasi nulla. Si prospettano giorni duri, anzi durissimi per tutti. Alla faccia di chi parla solo di strumentalizzazioni politiche. A questo punto ci sembra che l'unica ricetta saggia, e l'ha indicata lo stesso presidente di ConfCommercio, sia rimboccarci le maniche e, senza distinzioni fra destra e sinistra, cercare di rimettere in sesto i conti sballati dello Stato e quelli non certo migliori delle aziende. Ognuno è chiamato a fare la sua parte, non esclusi i ristoratori o i gestori di bar ai quali, con l'inizio delle ferie, si prospetta un'opportunità unica per tentare di recuperare un po' di reddito. L'importante è avere fiducia in se stessi e nel futuro delle piccole imprese familiari. Si deve poi puntare sulla qualità e su un giusto rapporto di prezzi. C'è poi da valorizzare meglio il territorio e i suoi prodotti migliori. Ultimo punto, il collante di tutti gli altri, un costante aggiornamento professionale. Qualcuno potrà obiettare che battiamo sempre sullo stesso tasto, ma fino a prova contraria ci sembra che solo perseguendo questa strada le imprese dell'HoReCa possono avere oggi un futuro. Crisi economica o meno.


Alberto Lupini