POLENTA: RECUPERO DELLA TRADIZIONE
Il Pattern, gruppo di studio per la realizzazione di un progetto di recupero di varietà di mais tradizionali e autoctone, con il sostegno del Parco dei Colli di Bergamo e degli altri enti che operano sul territorio, ha organizzato nella primavera del 2005 una giornata che ha visto protagonista la polenta. L'evento si è svolto al Saps di Lallio (Bg), l'associazione per lo studio di materiali e forme degli strumenti di cottura, che ha celebrato la protagonista con una parata di paioli in rame. Paolo Valoti, membro del consiglio per la ricerca e la sperimentazione in agricoltura, ha spiegato che gli undici tipi di polenta presentati appartenevano alle varietà che «erano coltivate negli anni Sessanta, prima dell'avvento dei vari ibridi che hanno portato sì a un netto miglioramento delle rese ma che hanno caratteristiche nettamente diverse dal punto di vista organolettico.
Le varietà recuperate sono passate attraverso una ricerca innanzitutto storica e in secondo luogo di laboratorio per verificare che a tutti gli effetti fossero coerenti con la realtà agronomica locale». Pasquale Bergamelli, del consorzio Parco dei Colli, ha sottolineato come «la ricerca abbia individuato innanzitutto le varietà di mais più tipiche, quelle che danno origine alla polenta più tradizionale per i bergamaschi, quella dorata, compatta, senza tralasciare quelle scure, che hanno requisiti particolari, e quelle bianche, anticamente utilizzare anch'esse. Tutto ciò per salvaguardare il patrimonio storico di biodiversificazione». I trenta assaggiatori scelti per il ‘panel mais' (su iniziativa della condotta di Bergamo di Slow food) si sono dunque ritrovati per la degustazione in Saps, scelta come partner privilegiato perché, come ha ribadito Ettore Tibaldi coordinatore scientifico del progetto Pattern (nonché docente al dipartimento di Biologia dell'Università Statale di Milano), fra le caratteristiche dell'associazione di Lallio vi è «l'intento di salvaguardare la tradizione gastronomica italiana, promovendo la ricerca e la sperimentazione e favorendo la diffusione delle tipicità». Le polente, in rapida sequenza, sono state cucinate dallo chef Chicco Coria con la stessa modalità, dosaggio e tempistica, così da poter essere giudicate attraverso parametri certi e comuni. A parte le preferenze personali, dalla degustazione è emerso un dato che conforta chi si è dedicato con passione al progetto: la diversità sostanziale tra una polenta e l'altra. Sapori e consistenze diverse per possibili utilizzi diversificati. Il cammino intrapreso sarà pure una 'sorta di gioco della memoria”, come Tibaldi ha ribadito, ma si fa decisamente serio ed interessante anche quando arriva a dare risultati del genere.
Le varietà recuperate sono passate attraverso una ricerca innanzitutto storica e in secondo luogo di laboratorio per verificare che a tutti gli effetti fossero coerenti con la realtà agronomica locale». Pasquale Bergamelli, del consorzio Parco dei Colli, ha sottolineato come «la ricerca abbia individuato innanzitutto le varietà di mais più tipiche, quelle che danno origine alla polenta più tradizionale per i bergamaschi, quella dorata, compatta, senza tralasciare quelle scure, che hanno requisiti particolari, e quelle bianche, anticamente utilizzare anch'esse. Tutto ciò per salvaguardare il patrimonio storico di biodiversificazione». I trenta assaggiatori scelti per il ‘panel mais' (su iniziativa della condotta di Bergamo di Slow food) si sono dunque ritrovati per la degustazione in Saps, scelta come partner privilegiato perché, come ha ribadito Ettore Tibaldi coordinatore scientifico del progetto Pattern (nonché docente al dipartimento di Biologia dell'Università Statale di Milano), fra le caratteristiche dell'associazione di Lallio vi è «l'intento di salvaguardare la tradizione gastronomica italiana, promovendo la ricerca e la sperimentazione e favorendo la diffusione delle tipicità». Le polente, in rapida sequenza, sono state cucinate dallo chef Chicco Coria con la stessa modalità, dosaggio e tempistica, così da poter essere giudicate attraverso parametri certi e comuni. A parte le preferenze personali, dalla degustazione è emerso un dato che conforta chi si è dedicato con passione al progetto: la diversità sostanziale tra una polenta e l'altra. Sapori e consistenze diverse per possibili utilizzi diversificati. Il cammino intrapreso sarà pure una 'sorta di gioco della memoria”, come Tibaldi ha ribadito, ma si fa decisamente serio ed interessante anche quando arriva a dare risultati del genere.

