La domanda dei consumi di alimenti surgelati nel 2004 ha sfiorato le 767 mila tonnellate, con un aumento a volume sul 2003 del 3,1% e quasi del 7% a valore. Un dato che segnala la buona salute del comparto all'interno dell'area food, ultimamente assai poco movimentata nell'insieme. Sono ormai vent'anni che la curva dei consumi si muove verso l'alto, con un'espansione che va dalle 190 mila tonnellate del 1982 alle quasi 767 mila del 2004. Segnali interessanti provengono anche dal catering, che rappresenta oltre un terzo dei consumi totali e movimenta circa 280mila tonnellate. Per quanto riguarda la richiesta di surgelati per aree geografiche, la palma spetta al nord-ovest con un'incidenza a volume del 34%; si passa quindi al 22% nel nord-est e al 25% nel centro e nella Sardegna. Chiude la graduatoria il sud, con il 18%. I supermercati fanno la parte del leone tra i diversi canali di vendita (65% a volume, + 3,5% a valore), seguiti dagli ipermercati (21% a volume, + 3,5% a valore) e dal normale trade (15% a volume). E' indubbio che da alcuni anni i capofila del concetto di salubrità e la destrutturazione della scansione canonica dei pasti, con lo spostamento dei consumi fuori casa, hanno fatto volare i piatti pronti (ricettati) e, all'interno di essi, la categoria dei primi piatti stir fry. Anche in un anno non certo facile dal punto di vista dei consumi quale è stato il 2004, i prodotti ricettati hanno sostanzialmente mantenuto le proprie posizioni. Sono stati infatti circa 5.750.000 i gruppi familiari raggiunti da queste offerte, con una penetrazione assoluta, intesa come il rapporto tra le famiglie acquirenti e l'universo italiano, del 29% circa. A presentare lo stato dell'arte della surgelazione sono stati il nuovo presidente dell'Istituto italiano alimenti surgelati Vittorio Gagliardi, Giovanni Siri, docente di psicologia dei consumi e Carlo Cannella, dell'Università 'La Sapienza” di Roma e consulente di Raduno in occasione di un dibattito a Milano che ha rivelato come il surgelato deve oggi raccogliere una sfida importante quale la ripresa del desiderio di stagionalità, la voglia di alimenti freschi, le preoccupazioni per l'alimentazione infantile. Un tema che sta diventando cruciale è poi quello della globalizzazione che nell'alimentazione deve ricomporre il piacere dell'esotismo con il timore per alimenti provenienti da aree meno attente all'igiene (Cina, Corea, India). Per non parlare dei costi col bisogno di risparmiare che cresce oggi parimenti alla richiesta di garanzie di controllo e di qualità degli ingredienti e delle manipolazioni.
Marino Fioramonti