Turismo, un anno da dimenticare
Forse è ancora un po' troppo presto per trarre delle conclusioni, ma, stando ai dati della Fipe-Confcommercio e all'opinione prevalente degli operatori, l'estate del 2004 potrebbe passare alla storia come una delle peggiori per il turismo italiano.
Un calo generalizzato nei settori montagna, mare e città d'arte, ha avuto come conseguenza un turismo più povero, visto che in molti quest'anno hanno rinunciato alle vacanze ed altri, forse la gran parte, hanno fatto attenzione a non spendere. O meglio, a non spendere troppo.
Già, alla fine la questione è sempre quella relativa alla spesa. Se si pensa che, sempre in base alle stime, quest'anno ci sarebbero state circa sette milioni di presenze giornaliere in meno e se è vero che la spesa media giornaliera è di 60 euro a presenza, la perdita per tutto il settore del turismo, secondo la Fipe, sarebbe stata di almeno 420 milioni di euro, a cui andrebbero aggiunti 1200 milioni, per effetto della contrazione dei consumi, registrata anche fra chi è andato in vacanza. Come dire oltre 1,6 miliardi di euro, quasi 3mila miliardi di vecchie lire.
Se queste sono le cifre (che valgono un po' per tutta Italia), c'è da chiedersi però come sia potuto succedere. Perché centinaia di migliaia di tedeschi ed altri europei del nord non sono venuti quest'anno in Italia? Perché molti italiani hanno abbandonato Sud ed isole per trasferirsi in massa in Croazia, Grecia o Spagna? Perché le spiagge del Garda o molte località delle prealpi e delle alpi lombarde hanno fatto registrare presenze da periodo primaverile più che da alta stagione?
E' davvero tutta colpa dell'euro, come da molte parti si continua ad insistere? Non è che magari – ci si perdoni l'insistenza con cui torniamo su questo tasto delicato – molti operatori hanno tirato un po' troppo la corda negli anni passati ed ora non sanno più che fare? E' davvero possibile che un lettino fra luglio ed agosto in una spiaggia di Spotorno possa costare non meno di 13 euro al giorno o una pizza a Desenzano arrivi a sfiorare i 25 euro, per l'aggiunta di una birra o di un caffè?
Ma oltre agli autogol degli operatori (già di per sé pesanti), non si devono dimenticare gli errori compiuti dalle istituzioni in genere. Mai come in questi mesi si è assistito ad una totale mancanza di programmazione per la promozione dell'immagine dell'Italia e delle sue diverse località. Il ministero è sembrato ingessato dalle vicende del calcio e totalmente indifferente al tema turismo. Le varie regioni hanno fatto a gara per disperdere fiumi di denaro nel contrastarsi l'una con l'altra. E non di meglio hanno fatto gli enti territoriali che, fra province, comuni e ciò che resta delle Apt, si sono fatti concorrenza. Il caso più evidente è quello del lago di Garda che, in caduta libera rispetto al turismo, è però ricchissimo di enti ed istituzioni che dovrebbero promuoverne un pezzetto di litorale o di entroterra l'uno contro l'altro armato. Invece di puntare su un'unica authority (lombardi, veneti e trentini insieme), capace di valorizzare il più grande bacino turistico dell'entroterra del nord, si è assistito al proliferare di microiniziative che hanno solo creato confusione. E nessuno ha pensato a guidare una politica dei prezzi, che tenesse conto del calo dei consumi in un Paese come la Germania.
Qualcuno ci taccerà magari di qualunquismo e pressappochismo, ma ci sembra doveroso chiamare ancora una volta in campo i vari responsabili di questo crack e chiedere qualche spiegazione.
Alberto Lupini
Un calo generalizzato nei settori montagna, mare e città d'arte, ha avuto come conseguenza un turismo più povero, visto che in molti quest'anno hanno rinunciato alle vacanze ed altri, forse la gran parte, hanno fatto attenzione a non spendere. O meglio, a non spendere troppo.
Già, alla fine la questione è sempre quella relativa alla spesa. Se si pensa che, sempre in base alle stime, quest'anno ci sarebbero state circa sette milioni di presenze giornaliere in meno e se è vero che la spesa media giornaliera è di 60 euro a presenza, la perdita per tutto il settore del turismo, secondo la Fipe, sarebbe stata di almeno 420 milioni di euro, a cui andrebbero aggiunti 1200 milioni, per effetto della contrazione dei consumi, registrata anche fra chi è andato in vacanza. Come dire oltre 1,6 miliardi di euro, quasi 3mila miliardi di vecchie lire.
Se queste sono le cifre (che valgono un po' per tutta Italia), c'è da chiedersi però come sia potuto succedere. Perché centinaia di migliaia di tedeschi ed altri europei del nord non sono venuti quest'anno in Italia? Perché molti italiani hanno abbandonato Sud ed isole per trasferirsi in massa in Croazia, Grecia o Spagna? Perché le spiagge del Garda o molte località delle prealpi e delle alpi lombarde hanno fatto registrare presenze da periodo primaverile più che da alta stagione?
E' davvero tutta colpa dell'euro, come da molte parti si continua ad insistere? Non è che magari – ci si perdoni l'insistenza con cui torniamo su questo tasto delicato – molti operatori hanno tirato un po' troppo la corda negli anni passati ed ora non sanno più che fare? E' davvero possibile che un lettino fra luglio ed agosto in una spiaggia di Spotorno possa costare non meno di 13 euro al giorno o una pizza a Desenzano arrivi a sfiorare i 25 euro, per l'aggiunta di una birra o di un caffè?
Ma oltre agli autogol degli operatori (già di per sé pesanti), non si devono dimenticare gli errori compiuti dalle istituzioni in genere. Mai come in questi mesi si è assistito ad una totale mancanza di programmazione per la promozione dell'immagine dell'Italia e delle sue diverse località. Il ministero è sembrato ingessato dalle vicende del calcio e totalmente indifferente al tema turismo. Le varie regioni hanno fatto a gara per disperdere fiumi di denaro nel contrastarsi l'una con l'altra. E non di meglio hanno fatto gli enti territoriali che, fra province, comuni e ciò che resta delle Apt, si sono fatti concorrenza. Il caso più evidente è quello del lago di Garda che, in caduta libera rispetto al turismo, è però ricchissimo di enti ed istituzioni che dovrebbero promuoverne un pezzetto di litorale o di entroterra l'uno contro l'altro armato. Invece di puntare su un'unica authority (lombardi, veneti e trentini insieme), capace di valorizzare il più grande bacino turistico dell'entroterra del nord, si è assistito al proliferare di microiniziative che hanno solo creato confusione. E nessuno ha pensato a guidare una politica dei prezzi, che tenesse conto del calo dei consumi in un Paese come la Germania.
Qualcuno ci taccerà magari di qualunquismo e pressappochismo, ma ci sembra doveroso chiamare ancora una volta in campo i vari responsabili di questo crack e chiedere qualche spiegazione.
Alberto Lupini


