Sarà perché la crisi batte in testa a tutti, e sui tavoli dei ristoranti in particolare. Sta di fatto che attorno al settore dell'ospitalità c'è sempre più nervosismo. A volte magari senza fondamento. O meglio, con qualche malizia che tende a nascondere che se calano i consumi di solito una ragione c'è. E quasi sempre é rintracciabile nel difficile rapporto qualità/prezzo. Come da tempo andiamo sostenendo non ci si deve ad esempio lamentare se in molti ristoranti è diventato più difficile chiudere in attivo a fine mese perché magari, oggi, i clienti disdegnano i grandi vini che un tempo invece costituivano un improprio valore aggiunto del conto… Il problema è che la gestione era drogata prima, ed ora se ne pagano solo le conseguenze.
In questo contesto diventa quanto meno bizzarro il malumore di molti operatori che, soprattutto in alcune località del nord, lamentano previsioni meteo sbagliate che avrebbero portato ad una raffica di disdette nel periodo pasquale (poi rivelatosi invece all'insegna del bel tempo). A parte il fatto che non si capisce quale vantaggio avrebbe il Meteo a diffondere dati volutamente sbagliati, è un po' sorprendente sentire il presidente della Fiavet, la Federazione delle agenzie di viaggi e turismo, Antonio Tozzi, affermare: «è da tempo che noto questo fenomeno anche durante i week end, spesso, durante il passato inverno, sono state fatte previsioni negative che, come è naturale, hanno influenzato le scelte degli italiani, specie a sfavore delle località montane. è necessario trovare delle soluzioni rispetto a questo fenomeno». A cosa pensi non si sa, forse a censure preventive nei confronti degli eredi del mitico colonnello Bernacca? Ma via, siamo seri, in un Paese in cui nessuno prende nulla sul serio come si può immaginare che gli italiani decidano la programmazione di ferie o week end solo all'ultimo momento sulla base delle previsioni del tempo? Certo il maltempo può aver giocato la sua parte, ma se a Pasqua c'è stato un calo di prenotazioni non è che la ragione è anche legata alle tariffe praticate? Un fine settimana in Liguria o in Val d'Aosta può costare più di una settimana sul Mar Rosso.
Né ci può rallegrare che il Codacons (davvero non ha niente di meglio da fare?) sostenga che gli annunci di brutto tempo hanno provocato una riduzione delle presenze pari al 20% con un danno valutabile in almeno 10 milioni di euro, del quale dovranno rispondere gli istituti meteorologici che hanno diffuso previsioni errate. Ma chi dovrebbe fare causa a chi? I consumatori che non sono andati in ferie perché temevano che piovesse o i gestori dei locali che avrebbero preferito previsioni più vantaggiose per loro? Francamente ci sembra che si difetti di un po' di buon senso…
E intanto la verità è che calano i consumi reali. E da tempo. Forse non c'era bisogno di un'indagine così accurata per averne una conferma, ma la certificazione ufficiale di una tendenza che non è influenzata dal meteo viene da una recente ricerca della Fipe-Confcommercio: calano i pasti fuori casa e in genere il consumo del primo piatto. Prezzi in crescita libera e crisi economica hanno creato un contesto non certo favorevole ad andare al ristorante. La tendenza che caratterizza i clienti (40 su 100) è poi il consumo di 2 portate al massimo. La combinazione più gettonata è quella di antipasto più secondo. I dessert sono poco richiesti e ancora più bassa è la percentuale di chi sceglie un contorno (poco più di un consumatore su 10), quasi fossero un optional di cui si può sempre più fare a meno per non appesantire la 'pancia” (e invece