I lombardi vincono la sfida delle scale veronesi
Forse un po' meno kermesse popolare e, finalmente, più strumento per il business. Inutile girarci molto intorno: i pessimisti non hanno avuto ragione. Nonostante le molte pecche che continuano a permanere sulla sua organizzazione (spazi troppo dilatati, carenza di parcheggi e di comunicazione per eventi e convegni), il Vinitaly si è confermato ancora una volta la capitale italiana (e forse mondiale) del vino. La centralità è confermata dai numeri degli espositori e dei visitatori (137 mila presenze + 5%) nonché dalla capacità di avviare - con un po' più di concretezza che in passato - un discorso di sistema con il mondo della distribuzione e della ristorazione.
In un momento di grave crisi economica che ha ripercussioni profonde sui consumi (e perciò su beni come il vino), non è certo trascurabile che Verona sia riuscita ancora una volta, nonostante alcune defezioni o assenze polemiche, a polarizzare un'attenzione internazionale. Un risultato che non può che fare piacere a chi, come 'Lombardia a tavola”, è da sempre sostenitore delle iniziative capaci di valorizzare l'intero comparto dell'enogastronomia italiana, dai produttori ai ristoratori. Non a caso dopo l'appuntamento con l'enologia a Verona dedichiamo ampio spazio di questo numero alla realtà dell'ortofrutta, spesso trascurata perché non governata da marchi o griffe.
Tornando al Vinitaly un particolare non trascurabile, almeno per la nostra testata, è il buon risultato (forse anche superiore alle aspettative) ottenuto dalla delegazione lombarda. La scelta di puntare con decisione sull'unico piano alto della fiera (il World Trade Center) si è rivelata più che opportuna. Una localizzazione che ha scremato i curiosi ed ha invece facilitato gli incontri con clienti od esperti (grazie anche ai maggiori spazi a disposizione ed alla non trascurabile presenza di un'efficiente sistema di aria condizionata). Giusto ciò che la Regione Lombardia e l'Ascovilo si ripromettevano. La novità delle scale mobili non si è quindi dimostrata un boomerang, come sostenevano i critici di questa scelta, dando ragione allo staff lombardo. Un gruppo ben rodato che ora dovrà a breve cimentarsi anche con la novità del MiWine, anche se la differenza di livello fra le due manifestazioni, almeno sulla carta ad oggi, resta molto elevata.
Detto della più importante manifestazione del settore, ci si permetta una breve riflessione su più modeste realtà di casa nostra. Ormai nel pieno del 15° anno di vita, 'Lombardia a tavola” punta a consolidare il suo ruolo di informazione cercando di dare sempre più peso ad una realtà che attualmente si basa su oltre 30mila copie di diffusione media mensile certificate per tutto il 2003 dal CSST, la principale società di revisione del mondo dell'editoria tecnica (vedi i dati a pagina 6). Una dimensione che ci ha spinto ad una riorganizzazione che parte con la scelta di una nuova sede e che nel medio periodo speriamo possa completarsi con un rafforzamento della presenza nazionale.
Sempre in tema di vicende interne, rivolgiamo un grazie ai molti lettori che hanno voluto concretamente sostenere il nostro lavoro premiandoci (in maniera assolutamente superiore ad ogni aspettativa) con la sottoscrizione di un abbonamento. Nel momento in cui il Governo ha deciso di colpire duramente la stampa di settore aumentando in maniera insostenibile le tariffe di spedizione postale, è solo grazie alle nuove risorse garantiteci dai lettori che possiamo guardare con più ottimismo al futuro. Un attestato di fiducia che contiamo di non deludere. Grazie.
Alberto Lupini


