La scalata della Lombardia al tempio dell’enologia italiana
I dati sono più o meno quelli di sempre: il 3% della produzione ed il 4% del valore del vino italiano. Una posizione che sale di classifica se si tiene conto dell'area destinata alle Doc, ma che lascia comunque la Lombardia fra i 'piccoli” del settore in Italia. Eppure, proprio nella Regione dove si è maggiormente abituati a ragionare in termini di produttività e qualità industriale, l'enologia è ormai da tempo diventata un fattore economicamente importante e per molti versi vitale. Il successo di un'area come la Franciacorta, che col suo stile e la sua tecnica ha contagiato positivamente anche altre zone lombarde, e via via l'intero territorio nazionale, è sotto gli occhi di tutti. Come lo sono i cambiamenti radicali che stanno riguardando l'Oltrepò, un tempo produttrice di vino quasi all'ingrosso (simboleggiata dalla damigiana), e oggi sempre più ricca di cantine di assoluta qualità e di produzioni di eccellenza.
E la crescita del livello del vino lombardo si è trascinata negli anni quello dei prodotti della filiera agroalimentare, affiancandosi, aspetto non certo trascurabile per noi, a quello della radicale trasformazione del sistema della ristorazione e più in generale dell'Ho.Re.Ca. della Lombardia. Concetti da tempo conosciuti, ma che noi di Lombardia a tavola non ci stancheremo mai di ribadire, perché costituiscono da sempre l'obiettivo principale della nostra linea editoriale.
Si può ben capire a questo punto come Lombardia a tavola non possa non plaudire alla coraggiosa ed ambiziosa scelta di fondo compiuta dalla Regione Lombardia, dall'Unioncamere e dall'As.co.vi.lo. di lanciare un formidabile guanto di sfida, scegliendo per il consueto appuntamento del Vinitaly una presenza di assoluto rilievo e che nulla ha a che vedere con la tradizionale, ormai un po' superata, formula adottata per anni nel 'padiglione 14”. Quest'anno la Lombardia ha infatti optato per una inedita e prestigiosa collocazione occupando 'i piani alti” del World Trade Center di Verona, il palazzo Catullo, sede del centro servizi, passando da 6mila a 9mila metri quadrati e dominando di fatto tutta la Fiera. Una scelta che assicurerà, dicono gli organizzatori, vantaggi logistici ed infrastrutturali di non poco conto (da un accesso diretto dall'esterno della Fiera ad una climatizzazione certa), ponendo concretamente un elemento di immediato distinguo rispetto a tutti gli altri espositori.
Una localizzazione che rompe con la tradizione e che, giustamente, ha creato anche qualche incertezza per la novità costituita dalle scale e dagli ascensori d'accesso al padiglione che, pertanto, si diversifica da tutti gli altri. L'impegno con cui lo staff guidato da Adriano Baffelli si è messo al lavoro, per garantire il miglior risultato possibile, è peraltro una garanzia di successo, tanto che siamo certi che queste 'scale” non potranno che costituire il simbolo concreto della 'scalata” al successo dell'enologia lombarda - e con lei di tutta l'enogastronomia della regione - al Vinitaly.
Alberto Lupini


