Il convegno mondiale sul grano saraceno, svoltosi a fine agosto 2004 tra Sondrio e Teglio, in Valtellina, ha ribadito da una parte l'eccellente valore biologico delle proteine contenute in questo 'pseudocereale” e dall'altra la volontà della Valtellina, patria italiana del grano saraceno, di volerne incrementare la produzione. A fine agosto e settembre, la fioritura della pianticella del grano saraceno caratterizzava anni fa il panorama della zona di Teglio. La produzione è poi stata pressocché abbandonata, perché non più remunerativa sul piano economico. Da anni i mulini e i pastifici valtellinesi usano solo grano saraceno d'importazione, soprattutto da Cina, Repubblica Ceca e Slovenia. Negli ultimi anni si registra però una ripresa della coltivazione. «Attualmente i produttori sono una trentina, riuniti in un comitato. Gli ettari coltivati, poco più di quattro, sempre pochi, ma sono raddoppiati negli ultimi due anni. Il segnale è positivo», conferma Luciano Andreoli presidente del Consorzio Teglio Turismo. Tra i programmi, anche la realizzazione di un centro studi e di un museo sul grano saraceno. Consigliato in tutte le diete, anche in quelle dello sportivo, il grano saraceno ha la caratteristica principale di essere totalmente privo di glutine e quindi adatto alla dieta delle persone affette da celiachia (distruzione dei villi intestinali e cattivo assorbimento dei cibi). Questa malattia è in continua espansione (almeno 50 mila le persone affette in Italia) e richiede un'alimentazione particolare per tutta la vita. Dalla celiachia infatti non si guarisce. I cibi preparati con grano saraceno aiutano i celiaci a vivere in modo abbastanza normale. Recenti studi hanno inoltre stabilito che la crusca di grano saraceno può entrare ottimamente nella composizione del terriccio per piante ornamentali (in sostituzione della torba) e delle lettiere per gatti e altri piccoli animali domestici. Chiamato anche formentone, il grano saraceno è arrivato in Valtellina nel tardo Medioevo dall'Oriente, dalla Siberia e dalla Manciuria. Era quindi il grano dei 'non cristiani”. La farina è di colore scuro perché il seme è protetto da una cuticola bruna. La farina di grano saraceno è una delle tradizioni alimentari della Valtellina ed entra nella preparazione di alcuni piatti tradizionali, come i pizzoccheri, gli sciatt, la polenta taragna e un tipo di pane locale.
Roberto Vitali