Il consumatore del pane secondo ACNIELSEN
è stata presentata a Rimini alla 23a edizione del Sigep, il Salone internazionale della gelateria, pasticceria e panificazione artigianale in calendario fino al 23 gennaio, l'indagine commissionata da RiminiFiera ad ACNielsen: 'PANE AL PANE”: effettuata su un campione di 16mila consumatori rappresentativi degli Italiani al di sopra dei 14 anni fotografa il mercato del pane fresco. AMICO PANE Il pane fresco è un prodotto dall'elevatissima familiarità e radicamento nelle abitudini alimentari degli Italiani: conosciuto da tutti, con una diffusione pressoché universale (il 90% della popolazione lo consuma) e una frequenza di consumo pluriquotidiana (i pasti sono l'occasione di consumo per il 90% del campione). Il 92% delle famiglie lo ha acquistato sfuso, il 25% confezionato; 76 famiglie su cento lo acquistano almeno trenta volte al mese. I luoghi di acquisto prevalente sono i supermercati (77%) e le panetterie (60%). Alto consumanti restano le regioni del Centro Sud (la Sicilia: 94 kg annui pro-famiglia); la Lombardia, al contrario, ha consumi domestici di quasi la metà (53 kg. annui pro-famiglia).
IL PANE E I SUOI "AMICI"
In anni recenti il pane fresco – come è avvenuto per altri prodotti e categorie merceologiche – è stato spinto ad un processo di innovazione accelerata indotta da più fattori: a livello distributivo dall'estensione della vendita alle grandi superfici (ipermercati), a livello industriale dalla diffusione e proliferazione dei suoi sostituti.
A questi mutamenti nell'assetto distributivo e produttivo i panificatori hanno reagito moltiplicando le varianti di prodotto (pane al mais, arabo, alle noci, alle olive, alla cipolla, con semi di sesamo/cumino/lino/papavero/girasole), dedicando maggior spazio ai pani regionali, creando catene di panetterie e migliorando e impreziosendo i punti d'acquisto tradizionali ('boutique del pane”). Se il 90,1% consuma pane (di varie regioni), l'81% è anche fedele alla pizza sottile e il 76,6% alla pizza al taglio.
NON SOLO A PRANZO
Il momento di consumo prioritario sono e restano i pasti principali (90,4%), ma è presente un'interessante area di consumo nel fuoripasto (30,5%) mentre la colazione è il momento di consumo minoritario (17,4%). In un contesto alimentare che vede una destrutturazione del pasto tradizionale - e, dunque, non favorisce il consumo di pane fresco - il pane possiede un atout da valorizzare: è un prodotto 'buono” per antonomasia. Per la semplicità degli ingredienti utilizzati e la trasparenza del processo produttivo è, infatti, ben lontano da sospetti di nocività/additivazione e/o artefazione e, dunque, dagli scandali alimentari che hanno interessato, di recente, alcune categorie alimentari. Di fatto, viene ritenuto dai consumatori un prodotto genuino in quanto artigianale. Il gradimento maggiore, a favore del pane, arriva dalla fascia d'età 35-64 anni.
LE PROSPETTIVE
In un contesto di crescente diffidenza alimentare anche il pane fresco potrebbe venire penalizzato dalla parte più avanzata della popolazione, che è oggi la più sensibile rispetto a istanze salutistiche e ad esigenze di rigorosi controlli su tutta la filiera produttiva. Inoltre, il pane fresco, ha un deficit di praticità: in quanto prodotto 'd'acquisto quotidiano”, è idealmente meno conservabile/stoccabile dei suoi sostituti (lo si può surgelare, perdendo però in parte il plus di fragranza e freschezza) e poco in linea con le esigenze di risparmio di tempo e concentrazione della spesa, proprie ormai di tutta la parte attiva della popolazione. In senso lato e col tempo, questo può venire inteso dal consumatore come un deficit di servizio, vista la crescente domanda e offerta di

