Ai vini del Garda basta un solo nome
Troppe sigle. Fra i pochi esempi positivi di come superare la frammentazione, quello di Bresciatourism, un progetto che vede il mondo del turismo e dei produttori tipici uniti per una valorizzazione territoriale nuova, unitaria, moderna ed integrata. Interessante e impietoso, sia nelle analisi che nelle proposte: si potrebbe sintetizzare con questi termini l'interessante dibattito svoltosi a Sirmione il primo di febbraio nel salone dell'agriturismo Cà Lojera.
"Quale marketing per il vino del Garda" era il tema del dibattito; un tema che avrebbe potuto svilupparsi in termini accademici, tanto la materia è opinabile e si presti ad affermazioni che non impegnano i relatori. E invece è successo che, ammantato di cortesia ed eleganza, più di un intervento sia risultato estremamente franco e critico rispetto alle politiche di marketing poste in essere dagli operatori della zona. Il fuoco alle polveri è iniziato con Giampietro Comolli, del gruppo Ferrari-Lunelli, di Trento, il quale non ha potuto che partire dalla felice esperienza vissuta nella zona del Franciacorta. Secondo Comolli prima ancora di impegnarsi in azioni di promozione il Garda deve ripensare radicalmente il legame oggi esistente fra vino e territorio; troppe sigle, troppi prodotti, troppe Dop creano sconcerto nel consumatore e vanificano gran parte delle azioni promozionali che, invece, perseguono proprio l'obiettivo opposto, e cioè di consentire una immediata identificazione qualitativa e geografica. La splendida zona del Garda ed i suoi vini non hanno, potenzialmente, nulla da invidiare alla Valle della Loira o all'Alsazia; storia, tradizione, capacità e caratteristiche dei prodotti sono di altissimo livello; ma forse, secondo la provocazione di Comolli, varrebbe la pena di "perdere" un pò di Dna agricolo per puntare su un approccio di marketing maggiormente efficace ed unitario. In altre parole, invece che mille sigle occorre puntare su un solo nome nel mondo (Garda), così come fa con successo la Francia per il Bordeaux o altre regioni per i rispettivi vini. Davide Gaeta, docente universitario e responsabile dell'Unione Italiana Vini, ha proseguito sulla stessa linea: il consumatore moderno ha decisamente poco tempo e voglia di districarsi in una selva di sotto-prodotti; meglio puntare su una tipologia unica ("il Garda" ad esempio, come si è già detto) che crei un'immagine unica e diretta nel pubblico e dia vita ad una interessante sinergia fra ambito geografico, produttivo e, perché no, anche turistico. Nel mezzo di un interessante decalogo di suggerimenti, che il relatore ha avanzato con intelligente ironia, non è mancato il riferimento ai prodotti di qualità, su cui occorre puntare ed a cui spetta il compito di fare da trascinamento anche per gli altri prodotti, nell'attesa che maturi la qualità, si sviluppino le tecniche e si diffondano comportamenti virtuosi a tutto l'intero mondo dei produttori.
I due interventi hanno trovato la franca risposta di Andrea Guetta, già presidente dell'Ente Vini Bresciani e presidente dell'Associazione Strada dei vini bresciani del Garda, il quale ha ammesso le difficoltà provocate da una legislazione sulle Dop che, allo stato attuale, crea solo perplessità e sconcerto. Desideri anche legittimi di valorizzare la propria area geografica ed i relativi prodotti portano alla richiesta di attribuzione di Dop da parte di zone troppo piccole per avere un effettivo peso sul mercato; e tanta frammentazione rende inefficace ogni iniziativa di valorizzazione e di promozione. L'intervento di Massimo Ghidelli (responsabile promozione di Pro-Brixia, azienda della Camera di Commercio di Brescia) ha affrontato analoghe problematiche, collegandole al più generale mondo del turismo ed ai prodotti tipici, che di esso costituiscono una componente assai importante.
Anche nel mondo dell'hotellerie si verificano casi analoghi di iniziative parziali e di scarso respiro sia nella promozione che nella commercializzazione. Come esempio di un progetto globale e strategico di promozione, giocato nell'ambito della collaborazione fra operatori provati e istituzioni, è stato portato quello di Bresciatourism, un progetto che vede il mondo del turismo e dei produttori tipici uniti per una valorizzazione territoriale nuova, unitaria, moderna e integrata; l'unica in grado di superare i limiti causati da frammentazione di iniziative e dalle piccole gelosie fra imprese. Con i numerosi altri interventi, il dibattito si è arricchito di spunti preziosi: qualcuno ha proposto di individuare i mercati su cui operare, di copiare casi di successo, di promuovere la maggiore collaborazione tra enti e aziende, di far crescere una cultura d'azienda anche tra i produttori minori. All'unanimità è stata poi accolta la proposta di pubblicare gli atti di questo convegno sia per una opportuna riflessione per coloro che non hanno potuto partecipare a questo interessante convegno, sia per un eventuale auspicato nuovo approfondimento che continui e sviluppi i tempi trattati.
M.G.

