Il Covid contagia gli eventi. Fatturati 2020 in picchiata
L’impatto del Coronavirus su un settore che vale 65,5 miliardi di euro. I risultati dell’indagine “L’Industry degli Eventi e della Live Communication di fronte alla crisi Covid-19” realizzata da Astra Ricerche
Con la risalita dei contagi, il mondo degli eventi e dei congressi non decolla dopo mesi di blocco. Un settore analizzato a fondo dalla quarta rilevazione della ricerca quantitativa “L’Industry degli Eventi e della Live Communication di fronte alla crisi Covid-19” realizzata tra il 18 e il 25 settembre dall’istituto Astra Ricerche per conto di Adc Group/Club degli Eventi.
A rispondere un campione di 427 aziende appartenenti ai diversi anelli della catena del valore: aziende clienti, agenzie specializzate in eventi (o di comunicazione ma con una divisione specializzata in eventi) e fornitori di servizi. Una catena che lavora all’organizzazione di eventi corporate, privati e consumer, convention, congressi, concerti, conferenze internazionali e fiere, e che esprime un volume d’affari annuo di 65,5 miliardi di euro, con un contributo diretto sul pil di 36,2 miliardi e un coinvolgimento di 569 mila addetti.
Dall’indagine è emerso che la totalità delle aziende clienti intervistate sente la mancanza degli eventi fisici (69% molto e 31% abbastanza) e l’80% è d’accordo che la mancanza di eventi indebolisce il rapporto con il target in termini di comunicazione. Il 70% degli intervistati dichiara che quando sarà possibile tornerà agli eventi fisici con intensità.
Per le agenzie e gli altri attori dell’offerta la quota di perdita di fatturato annuo è mediamente del 68%. Ma per il 38,7% degli intervistati si parla di una perdita di almeno l’85% del fatturato, a cui si somma il 34,8% che dice fra il 65 e l’80%. Solo il 4% perde meno del 20% del fatturato, e meno del 2% non ha riduzioni, probabilmente grazie alle possibilità, non risolutive, offerte dai mezzi digitali. In sintesi, l’82,7% degli operatori perde, in maniera molto significativa, almeno la metà del fatturato.
Ne consegue che in media le agenzie dichiarano che dovranno rinunciare al 27,4% dei dipendenti, al 37% dei collaboratori continuativi e semi continuativi e al 38,4% di quelli saltuari. Solo il 37% pensa di non ridurre i dipendenti, il 26% i collaboratori continuativi e il 29% i saltuari, mentre quelli che dichiarano di dover limitare almeno del 45% (cioè dimezzare o peggio) il personale dipendente sono il 33% (per collaboratori e partite Iva è il 40%). Viene confermata la tesi secondo la quale “anche se l’economia ripartirà gli eventi ripartiranno più tardi”.
Un altro dato importante è quello relativo al numero degli eventi cancellati o rinviati: quelli cancellati definitivamente sono il 55% del totale previsto per il 2020. Un dato peggiore rispetto all’ultima rilevazione di giugno, quando era il 40%. Nel 23% dei casi sono stati rinviati a data certa o da definirsi, e un ulteriore 15% è a rischio rinvio.
Nebbia fitta per quanto riguarda la ripartenza. Mentre a giugno – quando si aveva un’ampia speranza che l’estate sconfiggesse il virus e che le norme sarebbero state molto meno stringenti - il 28% sosteneva che si sarebbe ripartiti non prima di marzo 2021, nella nuova rilevazione la percentuale sale drammaticamente al 68,4%. Soltanto il 2% pensa che si ripartirà fra novembre e dicembre 2020 (era il 9% a giugno), e solo per l’8,2% (contro il 28,5% di giugno) da gennaio-febbraio. Quindi, almeno un trimestre del 2021 sembra essere già ‘bruciato’.
L’online non si rivela un’alternativa. È scesa la percentuale delle agenzie che dice di non svolgere eventi online (dal 40% di giugno al 30%), ma è cresciuta anche poco la parte di agenzie che dice “cresce e ne abbiamo vantaggio” (14,4% contro il 10% delle precedenti rilevazioni. Per gli eventi il digitale non compensa la drammatica perdita causata dall’assenza di eventi in presenza.
Per informazioni: www.adcgroup.it
Gli eventi cancellati definitivamente sono il 55% del totale previsto per il 2020
A rispondere un campione di 427 aziende appartenenti ai diversi anelli della catena del valore: aziende clienti, agenzie specializzate in eventi (o di comunicazione ma con una divisione specializzata in eventi) e fornitori di servizi. Una catena che lavora all’organizzazione di eventi corporate, privati e consumer, convention, congressi, concerti, conferenze internazionali e fiere, e che esprime un volume d’affari annuo di 65,5 miliardi di euro, con un contributo diretto sul pil di 36,2 miliardi e un coinvolgimento di 569 mila addetti.
Dall’indagine è emerso che la totalità delle aziende clienti intervistate sente la mancanza degli eventi fisici (69% molto e 31% abbastanza) e l’80% è d’accordo che la mancanza di eventi indebolisce il rapporto con il target in termini di comunicazione. Il 70% degli intervistati dichiara che quando sarà possibile tornerà agli eventi fisici con intensità.
Per le agenzie e gli altri attori dell’offerta la quota di perdita di fatturato annuo è mediamente del 68%. Ma per il 38,7% degli intervistati si parla di una perdita di almeno l’85% del fatturato, a cui si somma il 34,8% che dice fra il 65 e l’80%. Solo il 4% perde meno del 20% del fatturato, e meno del 2% non ha riduzioni, probabilmente grazie alle possibilità, non risolutive, offerte dai mezzi digitali. In sintesi, l’82,7% degli operatori perde, in maniera molto significativa, almeno la metà del fatturato.
Ne consegue che in media le agenzie dichiarano che dovranno rinunciare al 27,4% dei dipendenti, al 37% dei collaboratori continuativi e semi continuativi e al 38,4% di quelli saltuari. Solo il 37% pensa di non ridurre i dipendenti, il 26% i collaboratori continuativi e il 29% i saltuari, mentre quelli che dichiarano di dover limitare almeno del 45% (cioè dimezzare o peggio) il personale dipendente sono il 33% (per collaboratori e partite Iva è il 40%). Viene confermata la tesi secondo la quale “anche se l’economia ripartirà gli eventi ripartiranno più tardi”.
Un altro dato importante è quello relativo al numero degli eventi cancellati o rinviati: quelli cancellati definitivamente sono il 55% del totale previsto per il 2020. Un dato peggiore rispetto all’ultima rilevazione di giugno, quando era il 40%. Nel 23% dei casi sono stati rinviati a data certa o da definirsi, e un ulteriore 15% è a rischio rinvio.
Nebbia fitta per quanto riguarda la ripartenza. Mentre a giugno – quando si aveva un’ampia speranza che l’estate sconfiggesse il virus e che le norme sarebbero state molto meno stringenti - il 28% sosteneva che si sarebbe ripartiti non prima di marzo 2021, nella nuova rilevazione la percentuale sale drammaticamente al 68,4%. Soltanto il 2% pensa che si ripartirà fra novembre e dicembre 2020 (era il 9% a giugno), e solo per l’8,2% (contro il 28,5% di giugno) da gennaio-febbraio. Quindi, almeno un trimestre del 2021 sembra essere già ‘bruciato’.
L’online non si rivela un’alternativa. È scesa la percentuale delle agenzie che dice di non svolgere eventi online (dal 40% di giugno al 30%), ma è cresciuta anche poco la parte di agenzie che dice “cresce e ne abbiamo vantaggio” (14,4% contro il 10% delle precedenti rilevazioni. Per gli eventi il digitale non compensa la drammatica perdita causata dall’assenza di eventi in presenza.
Per informazioni: www.adcgroup.it

