Questa è una tappa che si inserisce perfettamente in questo percorso per raccontare e dare voce attraverso una cucina stellata queste realtà agricole e produttive impegnate nella produzione/coltivazione di prodotti tipici piemontesi che si contraddistinguono per la tradizione familiare e la metodologia di lavoro.

(Cucina stellata e piccoli produttori locali Terra Vicina  svela i gusti del Piemonte)

Il primo appuntamento si è svolto a maggio ed era dedicato al Saras del Fen, la tipica ricotta piemontese, ad ottobre sono ripartiti gli incontri con alcuni prodotti del Canavese mentre a novembre l’appuntamento verrà dedicato alle antiche varietà di mele piemontesi Presidio Slow Food.

Per una settimana la Piazza dei Produttori ospita le realtà selezionate ed il martedì sera il ristorante Casa Vicina propone, in compagnia dei produttori stessi, un menu ad hoc partendo dalla materia prima. Dal mercoledì alla domenica uno dei piatti viene inserito nel menu dello spazio “L’informale” (situato all’interno del wine bar Pane & Vino di Eataly Lingotto).

L’appuntamento di ottobre ha avuto come protagonista il Canavese, un territorio a cui la famiglia Vicina è molto legata, in quanto proprio in quei luoghi, tra Ivrea e Borgofranco D’Ivrea, che i miei bisnonni hanno mosso i primi passi nel settore della ristorazione nel lontano 1902 commenta Claudio Vicina chef stellato dell’omonimo ristorante.

Silvia, Anna e Claudio Vicina (Cucina stellata e piccoli produttori locali Terra Vicina  svela i gusti del Piemonte)
Silvia, Anna e Claudio Vicina

Tra i prodotti della serata: il Presidio Slow Food della Piattella Canavesana di Cortereggio, le tome della Valchiusella, gli Antichi Mais Piemontesi e due specialità della zona del Parco del Gran Paradiso, il Genepì della Valle Soana e la Buleta di Ribordone, piccolo comune montano sul limitare del Parco. Nel menu la Buleta soffiata con ragù di vitello al coltello al vino rosso, una rivisitazione della tipica ricetta a cui viene dedicata una sagra ogni anno nel mese di settembre.

In origine era una polenta preparata con farina di mais, capovolta sul tagliere tagliata a quadrotti con il filo da cucito. Il quadrotto ancora caldo veniva spianato sul palmo della mano e al suo interno si metteva toma di alpeggio. Poi la polenta veniva passata con un po’ di burro e fatta abbrustolire sulla ghisa. Il risultato era una palla di polenta calda con crosticina all’esterno e formaggio fuso internamente.

In abbinamento al menu della serata i vini del Consorzio per la tutela e la valorizzazione dei vini docg di Caluso, doc di Carema e Canavese.