Barack Obama ospite a Seeds&Chips. Gualtieri: «Il food è il nuovo internet»
Seeds&Chips è il maggior evento mondiale di food innovation e Marco Gualtieri, il suo fondatore, che porterà il 9 maggio a Milano Obama. Intanto spiega quanto sia centrale il cibo nello sviluppo della società moderna
Marco Gualtieri è il fondatore di Seeds&Chips Global Food Innovation Summit, evento di riferimento a livello mondiale nel campo della food Innovation. Il 9 maggio ospite d'onore sarà, alla sua prima uscita pubblica, l'ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Una vetrina d'eccezione dedicata alla promozione di soluzioni e talenti, tecnologie d'avanguardia e nuove soluzioni che caratterizzeranno il futuro del settore. Dal 8 all'11 maggio in sinergia con Tuttofood a Fiera Milano Rho.

Gualtieri è un innovatore, vent'anni orsono fondò Ticketone come una start up. Oggi si è dedicato all'innovazione nel campo alimentare, analizzando i contenuti di Expo 2015 ha raccolto le sfide, trovando nell'innovazione e nelle tecnologie strumenti per affrontarle.
Quando ha fondato Seeds&Chips e con quali scopi?
Tutto inizia quattro anni fa da questa sintesi: Expo sarà un successo ma per essere tale andrà portato avanti negli anni. L'obiettivo è tenere a Milano la centralità dell'attenzione sui temi del food. C'è un modello che funziona cui ispirarsi, la settimana del design. Cerchiamo di replicare questa attenzione sulla città nel campo del food negli anni a venire. Abbiamo fatto un manifesto, una chiamata a tutti i soggetti coinvolti proponendo questa semplice sintesi. Una settimana dedicata al cibo. Ne abbiamo parlato con gli stakeholder pubblici e privati studiando format e idee. La prima edizione è stata a marzo 2015. Un summit internazionale sulla food innovation, con due anime, una espositiva con le nuove tendenze e i nuovi ritrovati tecnologici, dall'agricoltura di precisione fino alla tavola. Un palinsesto di conferenze con la presentazione di soluzioni.
Cosa differenzia Seeds&Chips da altri eventi del settore?
Il manifesto: fare sistema per rendere Milano capitale internazionale del food. Dobbiamo creare quel magnetismo che porti il mondo a guardare a Milano. Questo è Seeds&Chips che si occupa in maniera verticale di tutta l'innovazione, oggi un settore ancora piccolo me che esploderà negli anni. Per quanto riguarda l'Italia, l'innovazione ha due anime, la prima è la sua importanza per la salvaguardia del Made in Italy, su questo tema rischiamo grosso e dobbiamo tutelarci. Dall'altra apre molteplici opportunità per far crescere il food system, a cominciare dall'agricoltura di precisione, ovvero l'utilizzo in agricoltura della tecnologia per produrre in maniera più sostenibile. Droni, sensori, satelliti, reti di dati. Prodotti in cui l'Italia è spesso leader mondiale.
Oppure l'agricoltura senza utilizzo del suolo, come l'idroponica, sperimentale negli ultimi cinque anni e che può avere l'Italia come paese leader dell'innovazione. Dalle grandi serre a quelle domestiche per produrre insalata e pomodori nella propria cucina. Altro grande tema dove scienza e innovazione avranno grande spazio è l'alimentazione. La conoscenza della relazione tra cibo e nutrizione è ancora indietro, andremo sempre più verso nuovi trend di consumo personalizzati.
Agricoltura di precisione e tradizione agricola, lei vuole mettere insieme Bayer e Slowfood?
Assolutamente sì, l'attuale generazione dei Millenials sta cambiando le regole del gioco e ha idee molto molto chiare sul cibo, lo vuole sano e sostenibile, vuole conoscerne l'origine e vede nel cibo una possibilità di cambiare in meglio con la logica della sostenibilità, il cibo del futuro è sempre più legato al cibo del passato.Le tecnologie giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di piccoli piccolissimi produttori che possono cavalcare nuovi modelli di business. Tra poco tutti noi avremo in mano strumenti capaci di raccontarci cosa mangiamo.
Due anni fa a casa sua, Carlo Petrini mi mise un braccio sulla spalla e mi disse:«Noi siamo i migliori alleati». Senza innovazione non si procede. Oggi anche i due fratelli marocchini che coltivano datteri nel deserto possono venderli in tutto il mondo. Bill Gates dice che con un semplice telefonino si possono salvare vite in Africa, fornendo informazioni agli agricoltori, indispensabili per le coltivazioni e per avere maggiori guadagni. La tecnologia dunque come contributo positivo rispetto ai valori più tradizionali e naturali.

Terminata la settimana di Seeds&Chips quale è il vostro lavoro durante l'anno?
Il principio "Milano capitale del food" deve valere per tutto l'anno, dunque lavoriamo per sviluppare il sistema del settore con particolare attenzione all'innovazione, per supportare le start up, per trovare interlocutori e investitori, nuovi format nella distribuzione, nella ristorazione, nella grande distribuzione.
Fare sistema con tutti i soggetti coinvolti?
Esattamente siamo partiti da un manifesto proprio per questa ragione. Ho cercato dialogo con tutti, iniziando dal settore dove non c'era un presidio, ovvero l'innovazione. Stiamo anche stringendo molte partnership in giro per il mondo e per questo dobbiamo essere uniti come sistema Italia.
È un appello il suo?
Certo: facciamo sistema e cavalchiamo l'innovazione per crescere insieme. Non tutti accettano, ci sono imprenditori che purtroppo non vogliono coinvolgimenti con le start up per restare concentrati sul core business, altri sono invece molto collaborativi e ci credono. Oggi il "core" è cavalcare l'innovazione. Il Made in Italy può abbondantemente superare i 34 miliardi di euro di fatturato, visti i 60 che raggiunge l'italian sounding, ma può farlo solo parlando la lingua dell'innovazione, del digitale delle piattaforme, i canali, insomma, dove si fanno volumi. Altrimenti è come avere la più bella compilation di musica al mondo e non essere su iTunes.
Il governo come risponde?
Diciamo che adesso hanno capito e si stanno facendo molte cose, speriamo di poter dimostrare con questa edizione tutte le opportunità che esistono. Il Ministro Calenda è assolutamente consapevole e sta facendo nei nostri confronti un lavoro egregio.
Durante la recente tavola rotonda in occasione del Premio Italia a Tavola, è stato sottolineato come il sistema food possa generare molto se riusciremo a unirlo alle potenzialità del territorio e del turismo. Che ne pensa?
Concordo pienamente e a aggiungo che per compiere il salto di qualità si deve passare dalle start up. Le più grandi aziende del mondo dieci anni fa non esistevano, se oggi volgiamo creare nuove opportunità non possiamo prescindere dallo sviluppo e dalla contaminazione. Dobbiamo aggregare i Millenials e tenerli vicini nel percorso, mantenendo adeguata velocità di cambiamento. La loro attenzione al cibo è enorme, i Millenials non comprano più le automobili e spendono più per il cibo che per i vestiti e sono molto attenti alla qualità di ciò che acquistano. Atteggiamenti ancora più marcati nella generazione Z, i teenagers di oggi.
Da dove viene il nome Seeds&Chips?
Volevo trovare un nome che tenesse insieme i mondi dell'agroalimentare e dell'innovazione, quindi semi (seeds) e microprocessori (chips), un aiuto me lo ha dato Luca de Biase, un esperto.
Come ha ottenuto la presenza di Barack Obama il 9 maggio a Milano?
Ho la fortuna di averlo incontrato attraverso la fondazione Kennedy, con Kerry Kennedy ero a Washington il giorno prima dell'elezione. Ho poi conosciuto Sam Kass, nutrizionista e chef di Obama alla Casa Bianca. È lui l'inventore dell'orto e della svolta di sana alimentazione. Sarà un'occasione unica per ascoltare sui temi del food un uomo di grande influenza e grazie alla sua presenza poterlo raccontare al mondo. Tutti i soggetti coinvolti dovrebbero fare propria questa opportunità.
Expo ha davvero segnato una svolta?
In maniera totale, lo considero come molti operatori in tutto il mondo una svolta epocale a livello di contenuti. A livello pratico ciò che ha dato a Milano è sotto gli occhi di tutti.
Ritiene sia stato un peccato mutare l'utilizzo del sito di Expo al termine dell'esposizione universale?
Si secondo me è stato un peccato, forse potremmo riportare sul tavolo una destinazione coerente con il food. Abbiamo raccontato al mondo il tema di Expo e avrebbe potuto diventare una "Future Food Valley" ma non è ancora detta l'ultima parola. D'altronde, se non lo facciamo noi lo farà qualcun altro.
Cosa è per lei il food?
Il food è il nuovo internet.
Per informazioni: www.seedsandchips.com

Marco Gualtieri
Gualtieri è un innovatore, vent'anni orsono fondò Ticketone come una start up. Oggi si è dedicato all'innovazione nel campo alimentare, analizzando i contenuti di Expo 2015 ha raccolto le sfide, trovando nell'innovazione e nelle tecnologie strumenti per affrontarle.
Quando ha fondato Seeds&Chips e con quali scopi?
Tutto inizia quattro anni fa da questa sintesi: Expo sarà un successo ma per essere tale andrà portato avanti negli anni. L'obiettivo è tenere a Milano la centralità dell'attenzione sui temi del food. C'è un modello che funziona cui ispirarsi, la settimana del design. Cerchiamo di replicare questa attenzione sulla città nel campo del food negli anni a venire. Abbiamo fatto un manifesto, una chiamata a tutti i soggetti coinvolti proponendo questa semplice sintesi. Una settimana dedicata al cibo. Ne abbiamo parlato con gli stakeholder pubblici e privati studiando format e idee. La prima edizione è stata a marzo 2015. Un summit internazionale sulla food innovation, con due anime, una espositiva con le nuove tendenze e i nuovi ritrovati tecnologici, dall'agricoltura di precisione fino alla tavola. Un palinsesto di conferenze con la presentazione di soluzioni.
Cosa differenzia Seeds&Chips da altri eventi del settore?
Il manifesto: fare sistema per rendere Milano capitale internazionale del food. Dobbiamo creare quel magnetismo che porti il mondo a guardare a Milano. Questo è Seeds&Chips che si occupa in maniera verticale di tutta l'innovazione, oggi un settore ancora piccolo me che esploderà negli anni. Per quanto riguarda l'Italia, l'innovazione ha due anime, la prima è la sua importanza per la salvaguardia del Made in Italy, su questo tema rischiamo grosso e dobbiamo tutelarci. Dall'altra apre molteplici opportunità per far crescere il food system, a cominciare dall'agricoltura di precisione, ovvero l'utilizzo in agricoltura della tecnologia per produrre in maniera più sostenibile. Droni, sensori, satelliti, reti di dati. Prodotti in cui l'Italia è spesso leader mondiale.
Oppure l'agricoltura senza utilizzo del suolo, come l'idroponica, sperimentale negli ultimi cinque anni e che può avere l'Italia come paese leader dell'innovazione. Dalle grandi serre a quelle domestiche per produrre insalata e pomodori nella propria cucina. Altro grande tema dove scienza e innovazione avranno grande spazio è l'alimentazione. La conoscenza della relazione tra cibo e nutrizione è ancora indietro, andremo sempre più verso nuovi trend di consumo personalizzati.
Agricoltura di precisione e tradizione agricola, lei vuole mettere insieme Bayer e Slowfood?
Assolutamente sì, l'attuale generazione dei Millenials sta cambiando le regole del gioco e ha idee molto molto chiare sul cibo, lo vuole sano e sostenibile, vuole conoscerne l'origine e vede nel cibo una possibilità di cambiare in meglio con la logica della sostenibilità, il cibo del futuro è sempre più legato al cibo del passato.Le tecnologie giocano un ruolo fondamentale per la sopravvivenza di piccoli piccolissimi produttori che possono cavalcare nuovi modelli di business. Tra poco tutti noi avremo in mano strumenti capaci di raccontarci cosa mangiamo.
Due anni fa a casa sua, Carlo Petrini mi mise un braccio sulla spalla e mi disse:«Noi siamo i migliori alleati». Senza innovazione non si procede. Oggi anche i due fratelli marocchini che coltivano datteri nel deserto possono venderli in tutto il mondo. Bill Gates dice che con un semplice telefonino si possono salvare vite in Africa, fornendo informazioni agli agricoltori, indispensabili per le coltivazioni e per avere maggiori guadagni. La tecnologia dunque come contributo positivo rispetto ai valori più tradizionali e naturali.

Barack Obama
Terminata la settimana di Seeds&Chips quale è il vostro lavoro durante l'anno?
Il principio "Milano capitale del food" deve valere per tutto l'anno, dunque lavoriamo per sviluppare il sistema del settore con particolare attenzione all'innovazione, per supportare le start up, per trovare interlocutori e investitori, nuovi format nella distribuzione, nella ristorazione, nella grande distribuzione.
Fare sistema con tutti i soggetti coinvolti?
Esattamente siamo partiti da un manifesto proprio per questa ragione. Ho cercato dialogo con tutti, iniziando dal settore dove non c'era un presidio, ovvero l'innovazione. Stiamo anche stringendo molte partnership in giro per il mondo e per questo dobbiamo essere uniti come sistema Italia.
È un appello il suo?
Certo: facciamo sistema e cavalchiamo l'innovazione per crescere insieme. Non tutti accettano, ci sono imprenditori che purtroppo non vogliono coinvolgimenti con le start up per restare concentrati sul core business, altri sono invece molto collaborativi e ci credono. Oggi il "core" è cavalcare l'innovazione. Il Made in Italy può abbondantemente superare i 34 miliardi di euro di fatturato, visti i 60 che raggiunge l'italian sounding, ma può farlo solo parlando la lingua dell'innovazione, del digitale delle piattaforme, i canali, insomma, dove si fanno volumi. Altrimenti è come avere la più bella compilation di musica al mondo e non essere su iTunes.
Il governo come risponde?
Diciamo che adesso hanno capito e si stanno facendo molte cose, speriamo di poter dimostrare con questa edizione tutte le opportunità che esistono. Il Ministro Calenda è assolutamente consapevole e sta facendo nei nostri confronti un lavoro egregio.
Durante la recente tavola rotonda in occasione del Premio Italia a Tavola, è stato sottolineato come il sistema food possa generare molto se riusciremo a unirlo alle potenzialità del territorio e del turismo. Che ne pensa?
Concordo pienamente e a aggiungo che per compiere il salto di qualità si deve passare dalle start up. Le più grandi aziende del mondo dieci anni fa non esistevano, se oggi volgiamo creare nuove opportunità non possiamo prescindere dallo sviluppo e dalla contaminazione. Dobbiamo aggregare i Millenials e tenerli vicini nel percorso, mantenendo adeguata velocità di cambiamento. La loro attenzione al cibo è enorme, i Millenials non comprano più le automobili e spendono più per il cibo che per i vestiti e sono molto attenti alla qualità di ciò che acquistano. Atteggiamenti ancora più marcati nella generazione Z, i teenagers di oggi.
Da dove viene il nome Seeds&Chips?
Volevo trovare un nome che tenesse insieme i mondi dell'agroalimentare e dell'innovazione, quindi semi (seeds) e microprocessori (chips), un aiuto me lo ha dato Luca de Biase, un esperto.
Come ha ottenuto la presenza di Barack Obama il 9 maggio a Milano?
Ho la fortuna di averlo incontrato attraverso la fondazione Kennedy, con Kerry Kennedy ero a Washington il giorno prima dell'elezione. Ho poi conosciuto Sam Kass, nutrizionista e chef di Obama alla Casa Bianca. È lui l'inventore dell'orto e della svolta di sana alimentazione. Sarà un'occasione unica per ascoltare sui temi del food un uomo di grande influenza e grazie alla sua presenza poterlo raccontare al mondo. Tutti i soggetti coinvolti dovrebbero fare propria questa opportunità.
Expo ha davvero segnato una svolta?
In maniera totale, lo considero come molti operatori in tutto il mondo una svolta epocale a livello di contenuti. A livello pratico ciò che ha dato a Milano è sotto gli occhi di tutti.
Ritiene sia stato un peccato mutare l'utilizzo del sito di Expo al termine dell'esposizione universale?
Si secondo me è stato un peccato, forse potremmo riportare sul tavolo una destinazione coerente con il food. Abbiamo raccontato al mondo il tema di Expo e avrebbe potuto diventare una "Future Food Valley" ma non è ancora detta l'ultima parola. D'altronde, se non lo facciamo noi lo farà qualcun altro.
Cosa è per lei il food?
Il food è il nuovo internet.
Per informazioni: www.seedsandchips.com

