A gennaio, Novoli, pochi chilometri da Lecce, vive ogni anno, da 350 anni, il suo momento di raccoglimento e di collettiva passione intorno alla Fòcara, una festa dedicata a Sant’Antonio Abate e al fuoco, quello “buono” (come lo definisce il sindaco Oscar Marzo Vetrugno) che propizia l’ingresso di una nuova fortunata stagione e ispira sentimenti di pace e accoglienza, così diffusi fra le genti della Puglia.



Per il solenne e particolarissimo rituale che scandisce la costruzione di questa ardimentosa catasta di sarmenti di vite a forma troncoconica (oltre 70mila fascine portate dalle vigne del Negroamaro) e per le sue straordinarie misure (25 metri di altezza per 20 di diametro), la Fòcara, il più grande fuoco del bacino del Mediterraneo, è candidata, presso l’Unesco, ad essere inserita nell’elenco dei beni appartenenti al patrimonio immateriale dell’umanità.

Sacro e profano convivono nella festa, che richiama non meno di 60mila presenze. Ufficialmente la manifestazione si apre la mattina del 16 gennaio con la processione, l’intronizzazione del Santo Patrono, la benedizione degli animali e lo spettacolare rito della “bardatura”, onere e privilegio degli Uomini della Fòcara, che, servendosi di lunghe scale di legno, issano in alto il quadro di Sant’Antonio Abate. Precede e segue un ricco programma di eventi artistici, musicali ed enogastronomici, che dal giorno prima e fino al successivo 19, fanno da corollario all’accensione della colossale catasta con annesso spettacolo piromusicale.

Se da una parte la musica live dell’ormai decennale FòcaraFestival non ha smentito la sua forza di attrazione, soprattutto per i giovani, con esibizioni affidate ad artisti della levatura di Alpha Blondy, Tinariwen, Omar Souleyman, Muchachito Bombo Infierno, Banda Adriatica, Bombino, Dubioza Kolektiv, Motel Connection, BoomDaBash, dall’altra sono stati Hidetoshi Nagasawa e Emir Kusturica, con la loro presenza e attiva collaborazione, a dare risalto a questa edizione della popolare festa.

Nagasawa, architetto/scultore e artista concettuale di fama internazionale, chiamato a dare la propria impronta artistica alla Fòcara, come gli scorsi anni è accaduto per Mimmo Paladino (i “cavalli”) e Ugo Nespolo (i “numeri”), ha pensato, avvalendosi anche della collaborazione delle maestranze locali, di ridisegnare la catasta; ispirandosi alla cultura orientale di provenienza, l’ha attrezzata con una passerella di assi che vi gira tutt’intorno, dalla base alla punta, la così detta “scala che porta al cielo”.

E Kusturika, pluripremiato filmaker balcanico (“Underground” il suo capolavoro) e ammiratore del nostro Fellini, ha tenuto, nel teatro comunale, la sua lectio magistralis intitolata “A fuoco sul fuoco”, confermando innanzitutto di essere un grande “esperto di fuochi”, ispiratori di tante sequenze dei suoi film, e un alfiere della cinematografia “anticonsumistica”; si è poi soffermato sul progetto finanziato da Apulia Film Commission, un docufilm di Gianni De Blasi intitolato “A fuoco”, del quale, con Nagasawa, sarà protagonista e voce narrante per dare evidenza alla fascinazione dei riti dell’antica festa novolese.

All’enogastronomia è stato dato ampio spazio nel salone “Cupagri”, dove, con la collaborazione della Proloco, della Coldiretti e del Gal Valle della Cupa, sono stati allestiti banchi d’assaggio delle specialità tipiche prodotte da alcune aziende locali, e nel lungo mercato all’aperto, dove la terra salentina si è messa in mostra con la sua riconoscibile gastronomia.

Sulle bancarelle la cupèta di mandorle (“qubbaita”, un languoroso croccante di origine araba, preparato sul momento dai cupetari ambulanti), la scapèce di Gallipoli (piccoli pesci, chiamati pupiddi, fritti e passati in un bagno di aceto e farina, che si conservano a strati in mastelli di legno con pane grattugiato e zafferano), caratteristici salumi e formaggi, baccalà salato, turcinièddi (involtini preparati con interiora di agnello), mùgnuli (broccoletti) e senape selvatica, patate Sieglinde di Galatina, olive verdi e nere, in calce o in salamoia, legumi, castagne secche e morbidelle, taralli e frisèdde di grano o orzo e molte varietà o varianti di pane, pitte, pìttule, pucce.

Tra i vini, etichette di Negroamaro, Salice salentino, Malvasia nera di Lecce e Primitivo. Un posto a sé per il poco conosciuto Moscato di Novoli, in dialetto muscateddhra, prodotto in piccole quantità (cantina di riferimento quella dei Fratelli Guerrieri) e ottenuto da un vitigno autoctono, il Moscatello selvatico. La moscatella, come questo vino viene pure chiamato in loco, fa tutt’uno con la tradizione della Fòcara perché era usanza offrirlo agli ospiti e ai pellegrini durante i festeggiamenti di Sant’Antonio Abate.

Ai lettori di Italia a Tavola non dispiacerà neppure sapere che si è svolta una competizione culinaria fra giornalisti provenienti da tutt’Italia, assistiti da chef e pasticcieri salentini (Donato Episcopo, Massimo Vaglio, Antonio Campeggio, Luigi Derniolo, Gianluca Spagnolo, Daniela Sabato, Letizia Basile, Antonella Chiriatti, Mirella De Jacob, Valeria Margheriti, Daniele Bascià, Marco Monaco e Andrea Rucco). L’evento, scherzosamente intitolato “Penne al dente”, è stato condotto dal giornalista Pierpaolo Lala (ideatore di “Fornelli indecisi”).

Secondo copione, i 20 giornalisti partecipanti - che all’appello rispondono ai nomi di Elio Crociani, Manila Benedetto, Enza Moscaritolo, Serena Costa, Michele Traversa, Silvia Costantini, Silvia De Leonardis, Francesca Sozzo, Antonio Gnoni, Silvia Donnini, Mariella Morosi, Anna Chiara Pennetta, Maria Grazia Fasiello, Sandro Romano, Dino Levante, Danilo Lupo, Fabiana Salsi, Luisa Ruggio, Giuseppina Laricchiuta, Nunzio Pacella (alter ego del gambero viola di Gallipoli) - hanno indossato grembiuli e cappelli da cuoco e realizzato, utilizzando ingredienti del territorio, le ricette di loro invenzione.

Dopo laboriosi assaggi, la giuria (presieduta dallo chef Andrea Serravezza e composta da Pierpaolo Lala, Oscar Marzo Vetrugno, sindaco di Novoli, Giuseppe Taurino e Alessandro Capodieci del Gal Valle della Cupa, Benedetto De Serio, Antonio De Concilio e Terry De Petro della Coldiretti Puglia, e dall’etnogastronomo Pino De Luca) ha premiato, nell’ordine, Maria Grazia Fasiello, giornalista di Nuovo Quotidiano di Puglia, per lo “sformato di carciofi violetti con salsa al formaggio e gamberi viola di Gallipoli”, Nunzio Pacella, addetto stampa della manifestazione e collaboratore della Gazzetta del Mezzogiorno, per la ricetta “gamberi viola di Gallipoli su vellutata di pampasciuni di Acaya con laganari al vincotto primitivo” e Danilo Lupo per il suo “fiore d’inverno”.

Un riconoscimento è andato anche a Mariella Morosi, collaboratrice di Italia a Tavola, per la “parmigiana di carciofi violetti con formaggi dell’Arneo”, e un premio speciale è stato conferito al corrispondente dalla Puglia di Italia a Tavola Sandro Romano, che ha preparato un “burger di rana pescatrice”, “per la creatività, la ricercatezza, l'eleganza della presentazione e l'originalità del piatto; una prova da vero chef”. Se, come certificato a Novoli, le penne dei colleghi sono “al dente”, da loro, ora, i bulimici lettori si aspettano succulenti pastoni di notizie “ben cotte”.