Dopo un'iniziale incertezza, la manifestazione, ormai conosciuta non solo nella provincia di Cremona, ma anche a Milano, Brescia, Bergamo, Pavia, Piacenza e perfino nelle regioni Piemonte e Liguria, si farà. Il nome sarà “Tortelli&Tortelli”, poiché questi sono e saranno i veri protagonisti dell'appuntamento. Ha raccolto l'invito del sindaco Stefania Bonaldi, l'Associazione tavole cremasche, dal 1996 presente nella realtà cremasca per promuovere i prodotti del territorio, e valorizzare la cucina con ricette tradizionali.

Accanto ai famosi tortelli, non mancherà il tipico salva con le tighe, da qualche mese insignito della De.Co dal comune di Trescore Cremasco (Cr), il salame e  piatti semplici che possano accontentare un po' tutti e permettere alle famiglie e ai gruppi di trovarsi tutti d'accordo intorno al tavolo. E per concludere in dolcezza, dolci tipici preparati dai pasticcieri della città. Il menu verrà proposto a prezzi contenuti, nel vero spirito che sia una festa per tutti.

Il primo piatto verrà servito a pranzo da mercoledì 14 agosto nella location storica  di piazza Aldo Moro e la festa si concluderà nella serata di domenica 18, l’apertura degli stands è prevista dalle 11.30 e dalle 18.30. Ed ogni serata sarà allietata da musica dal vivo. Ma come si preparano i tortelli cremaschi? La pasta contiene solo acqua e farina, e il ripieno è composto da Amaretto Gallina, cedro candito, un tuorlo d'uovo, mentina, uvetta sultanina, mostaccino (un particolare biscotto), noce moscata, grana padano e sale. Dopo averli cotti per circa 30 minuti a fiamma bassissima, vengono poi conditi con burro fuso e salvia e cosparsi con abbondante formaggio.

Ogni paese del circondario ha la sua variante, la sua ricetta, c'è chi gli dà la tipica forma a mezzaluna, chi quadrata, ma importante è che siano “pizzicati” a mano, particolare che denota la provenienza casareccia e la preparazione manuale del tortello. Le origini del tortello cremasco risalgono alla corte dei Gonzaga, dove Federico Gonzaga di Mantova era solito festeggiare gli anniversari del suo matrimonio con feste a tema a Palazzo Ducale,  della durate di giorni e giorni: una di queste prevedeva tra l'altro un ricco premio al cuoco che fosse riuscito a mantenere un unico composto costante dall'antipasto al dolce.

Un ebreo (il cui nome è andato perduto) insieme con tutta la sua famiglia escogita un composto di amaretti, mostaccino (biscotto speziato), noce moscata, uvetta sultanina, formaggio duro, cedro candito, uovo cotto lesso nella pancia di un grosso cappone, raffreddato e tagliato a grosse fette, introduceva al pranzo; avvolto in un fagottino di farina ed acqua e pizzicato e quindi cotto in acqua salata e servito con abbondante burro costituiva il primo piatto (il nostro Tortello): inserito nelle interiora di fagiani e beccaccini ne esaltava i sapori ed infine passato in forno a legna costituiva il dolce finale del pranzo.

Con questa invenzione il nostro cuoco ebreo vinse il premio ed ebbe, insieme alla sua famiglia, alcuni anni di gloria a Mantova. Tuttavia quando Federico, per i noti motivi, cacciò gli ebrei da Mantova, il cuoco e la sua famiglia si stabilirono a Crema.
La Repubblica Veneta di cui Crema era l'ultima città sul confine milanese dominato dagli Sforza, offriva all'epoca, per gli stessi motivi dei Gonzaga, ospitalità agli ebrei accogliendoli quando Mantova li cacciava.

Qui nel tentativo di recuperare parte della fama perduta, insieme alle proprie ricchezze (con i soldi del premio aveva acquistato casa a Mantova che poi, in fretta e furia, aveva dovuto abbandonare) replicò all'infinito il pranzo delle festa per l'anniversario di matrimonio di Federico Gonzaga. E così fece suo figlio, il figlio di suo figlio fino ai giorni nostri.