Crescono i dubbi su Expo 2015 Siamo pronti per questo grande evento?
L'Expo 2015 è sempre più vicina e in apparenza i preparativi sembrano procedere, ma i fatti dicono il contrario e la sensazione è che sarà difficile gestire il grande afflusso di persone che riempirà le nostre città
A distanza di qualche settimana da una mia prima riflessione sulle opportunità che Expo dovrebbe, o meglio dovrà dare almeno al territorio della Lombardia, racconto con gli occhi, sia pure di chi vede il bicchiere mezzo vuoto, di un’esperienza vissuta da vicino.
Lo scorso novembre, si è tenuta a Monza la 22ª convention mondiale delle Camere di Commercio italiane all’estero. Evento fantastico, con l’obiettivo di far conoscere agli oltre 200 delegati ed ai loro accompagnatori italiani, che ci rappresentano nel mondo, la bellezza di Villa Reale e quel gioiellino che è la città di Monza, che in fatto di rappresentanza non è seconda a nessuno, basti pensare all’autodromo, ai suoi 900mila abitanti di provincia, 55 comuni, alle sue 70mila, circa, aziende attive, cioè 155 aziende per km2.

Ma anche i brand, i marchi industriali e commerciali storici, alcuni nomi su tutti: gruppo Meregalli, che con il Sassicaia è il brand più importante del made in wine italiano, Canali Abbigliamento, forte di 1700 dipendenti e negozi in tutto il mondo, Riva Abbigliamento, ma anche barche tra le più belle nel mondo o Fossati Interni che arreda alcune delle più prestigiose location e grandi alberghi.
Riunire a Monza le Camere di Commercio italiane è stata una grande idea, ma il sospetto è che non siano state sfruttate appieno le potenzialità dell’evento. Si poteva fare di più? Bene, ci si aspettava che in qualche maniera il territorio venisse coinvolto in questa iniziativa, o che almeno fosse informato sull’evento.
Sui quotidiani è apparso qualche annuncio che lo pubblicizzava, ma l’impressione è che non sia stato fatto abbastanza per coinvolgere la gente normale, i commercianti della zona e gli albergatori, che sembra fossero all’oscuro dell’occasione. Personalmente ero informato sull’evento, perché sono stato coinvolto nella creazione di un’offerta gastronomica, che avrebbe dovuto coinvolgere alcuni selezionati ristoranti della zona, sebbene infine non sia stato più possibile.
Ci si aspettavano, per esempio, striscioni che salutassero i delegati delle varie Camere di Commercio, con una scritta che avrebbe potuto essere: “Monza e Brianza salutano i delegati italiani delle Camere di Commercio”, magari anche in lingue diverse, magari con bandiere italiane e straniere sparse per la città.
Insomma questo grande evento avrebbe potuto e dovuto coinvolgere la popolazione, affinché questi delegati, i nostri ambasciatori all’estero, gli unici realmente in grado di aiutare le nostre imprese ad entrare in mercati esteri, si fossero sentiti a casa, magari anche degustando la proposta gastronomica dei cuochi della provincia.
L’Expo in tutto questo c’entra, eccome se c’entra! In diverse occasioni ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con alcuni delegati, anche davanti ad un grande vino di casa Meregalli: «Ieri - mi hanno “confessato” - eravamo a fare due passi in centro a Monza, in un bar abbiamo speso 20 euro, volevamo pagare con la carta di credito, non l’hanno accettata, perché ? In tutto il mondo è diverso, se qui a Milano/Monza la situazione è questa, nel resto d’Italia cosa succede?».
Per difendere la situazione ho spiegato che in Italia le commissioni bancarie sono molto più alte che altrove, ma di certo non possiamo sottovalutare questa nostra mancanza. «Poi di sera - continuano i delegati - volevamo andare in giro, ma taxi non ce ne sono… ed i taxisti non parlano neanche l’inglese. Come farete con i visitatori dell’Expo?».
Ecco il vero problema - al di là di striscioni o bandiere di benvenuto - come cureremo l’ospitalità e i collegamenti per l’Expo? Perché è stato fatto così poco? Perché ancora una volta il territorio non è stato coinvolto in maniera dignitosa? Eppure qualche segnale c’era già stato; basti pensare all’evento di presentazione di Expo 2015 di qualche mese fa, quando ristoratori di Monza e provincia non furono affatto coinvolti.
Lo scorso novembre, si è tenuta a Monza la 22ª convention mondiale delle Camere di Commercio italiane all’estero. Evento fantastico, con l’obiettivo di far conoscere agli oltre 200 delegati ed ai loro accompagnatori italiani, che ci rappresentano nel mondo, la bellezza di Villa Reale e quel gioiellino che è la città di Monza, che in fatto di rappresentanza non è seconda a nessuno, basti pensare all’autodromo, ai suoi 900mila abitanti di provincia, 55 comuni, alle sue 70mila, circa, aziende attive, cioè 155 aziende per km2.

Ma anche i brand, i marchi industriali e commerciali storici, alcuni nomi su tutti: gruppo Meregalli, che con il Sassicaia è il brand più importante del made in wine italiano, Canali Abbigliamento, forte di 1700 dipendenti e negozi in tutto il mondo, Riva Abbigliamento, ma anche barche tra le più belle nel mondo o Fossati Interni che arreda alcune delle più prestigiose location e grandi alberghi.
Riunire a Monza le Camere di Commercio italiane è stata una grande idea, ma il sospetto è che non siano state sfruttate appieno le potenzialità dell’evento. Si poteva fare di più? Bene, ci si aspettava che in qualche maniera il territorio venisse coinvolto in questa iniziativa, o che almeno fosse informato sull’evento.
Sui quotidiani è apparso qualche annuncio che lo pubblicizzava, ma l’impressione è che non sia stato fatto abbastanza per coinvolgere la gente normale, i commercianti della zona e gli albergatori, che sembra fossero all’oscuro dell’occasione. Personalmente ero informato sull’evento, perché sono stato coinvolto nella creazione di un’offerta gastronomica, che avrebbe dovuto coinvolgere alcuni selezionati ristoranti della zona, sebbene infine non sia stato più possibile.
Ci si aspettavano, per esempio, striscioni che salutassero i delegati delle varie Camere di Commercio, con una scritta che avrebbe potuto essere: “Monza e Brianza salutano i delegati italiani delle Camere di Commercio”, magari anche in lingue diverse, magari con bandiere italiane e straniere sparse per la città.
Insomma questo grande evento avrebbe potuto e dovuto coinvolgere la popolazione, affinché questi delegati, i nostri ambasciatori all’estero, gli unici realmente in grado di aiutare le nostre imprese ad entrare in mercati esteri, si fossero sentiti a casa, magari anche degustando la proposta gastronomica dei cuochi della provincia.
L’Expo in tutto questo c’entra, eccome se c’entra! In diverse occasioni ho avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con alcuni delegati, anche davanti ad un grande vino di casa Meregalli: «Ieri - mi hanno “confessato” - eravamo a fare due passi in centro a Monza, in un bar abbiamo speso 20 euro, volevamo pagare con la carta di credito, non l’hanno accettata, perché ? In tutto il mondo è diverso, se qui a Milano/Monza la situazione è questa, nel resto d’Italia cosa succede?».
Per difendere la situazione ho spiegato che in Italia le commissioni bancarie sono molto più alte che altrove, ma di certo non possiamo sottovalutare questa nostra mancanza. «Poi di sera - continuano i delegati - volevamo andare in giro, ma taxi non ce ne sono… ed i taxisti non parlano neanche l’inglese. Come farete con i visitatori dell’Expo?».
Ecco il vero problema - al di là di striscioni o bandiere di benvenuto - come cureremo l’ospitalità e i collegamenti per l’Expo? Perché è stato fatto così poco? Perché ancora una volta il territorio non è stato coinvolto in maniera dignitosa? Eppure qualche segnale c’era già stato; basti pensare all’evento di presentazione di Expo 2015 di qualche mese fa, quando ristoratori di Monza e provincia non furono affatto coinvolti.


