Giorni fa un mio cliente dirigente di una Banca Svizzera, mi confidava, che in Svizzera appunto, agenzie viaggio si stanno organizzando per portare i turisti visitatori di Expo in pullman e riportarli dopo la visita in Svizzera. Lugano, Campione, Zurigo, mi diceva il mio cliente, hanno l’imbarazzo della scelta, e senza problemi di limiti di spesa oltre i mille euro.

Giorni fa invece, il guru nazionale della gastronomia, Oscar Farinetti, dichiarava che all’interno di Expo oltre alle proposte del gruppo Eataly, ci saranno ristoranti di tutte le regioni italiane, oltre a quelli dei paesi ospiti, quindi oltre duecento ristoranti interni, ed evidentemente essendo un grande evento dedicato al cibo, viene da pensare che gli ospiti saranno super coccolati, appunto con cibo e vino in ogni angolo dell’evento.

Tutti questi turisti, avranno poi la voglia, o la fame, per avventurarsi nella città alla ricerca di altre emozioni per la gola? Avranno tempo per uno shopping della moda? O gli organizzatori dei viaggi li devieranno nei grandi outlet ai margini delle città? Ma una altra domanda nasce, si presume che i visitatori arrivino prevalentemente in aereo, chi gestirà i flussi dei collegamenti?

O ancora quali saranno i collegamenti con la città? Se già ora basta un salone del mobile o della moda a mandare in tilt il traffico intorno al polo fieristico di Rho? Il resto della provincia, che già ora soffre di pochi collegamenti di autobus e simili cosà riceverà da questo grande evento? In provincia non esiste neanche un buon servizio di taxi.

Si prevedono 20 milioni di visitatori, ma qualcuno sta immaginando, per esempio quante camere di albergo ci sono a disposizione, o faremo come per gli alberghi del campionato mondiale di calcio? Se organizziamo eventi in città, come verranno i visitatori e come torneranno agli alberghi o agli aeroporti?

Ora in questo momento in cui è difficile fare critiche all’euro, all’Europa ma anche all’Expo, venduto come una opportunità addirittura per tutto il paese, come faremo per far si che tutto ciò sia una vera opportunità almeno per la Lombardia? Tant’è che ci sono pressioni per esempio da molti paesi tra cui gli Stati Uniti su una flessibilità dei contratti di lavoro per le centinaia di operatori da assumere per l’evento stesso?

I sindacati e la politica sono pronti per cogliere la domanda anche innovativa che arriva dal mondo delle imprese? Quale cultura, quale filosofia, quale innovazione creeremo, per un benessere che resista anche dopo il 2015? Un benessere che possa dare un futuro per i nostri giovani?