Critica d'arte e delizie. La cucina di Scibilia incontra Sgarbi
La cena di venerdì 1 giugno allo Sporting Club di Monza ha unito l'ottima cucina dello chef Matteo Scibilia, sempre attenta alla tradizione con uno sguardo al futuro, alla critica d'arte accesa e vibrante di Vittorio Sgarbi, che qui ha presentato il suo ultimo libro sulla donna nell'arte
Chi parla di storia dell'arte parla delle donne e del loro mondo, ugualmente lo fa chi si esprime in poesia e su di essa. Vittorio Sgarbi la sera di venerdì 1 giugno allo Sporting Club di Monza ha idealmente reso omaggio a tutte le signore presenti, tenendo una lunga e informale lectio magistralis su emblematiche figure femminili nell'arte. L'intervento è avvenuto in coda alla raffinata cena preparata dallo chef Matteo Scibilia. L'illustre critico d'arte di origine ferrarese, politico, saggista, conduttore e opinionista televisivo noto per la sua vis polemica, ha guidato i presenti tra le pagine del suo ultimo libro 'Piene di grazia. I volti della donna nell'arte” (Bompiani), che alla fine è stato dato in omaggio a tutti gli intervenuti di 'A cena con Vittorio Sgarbi”.
Il libro è un suo ideale catalogo d'arte sulle sue opere preferite che hanno per protagonista la donna, creatura perfetta, che ha ispirato pittori e scultori di tutte le epoche. «La storia dell'arte - ha detto Sgarbi -è storia della donna. Quanti quadri e pale d'altare sulla Vergine, sulle fasi della sua vita terrena ed ultraterrena. Le Annunciazioni, le Assunte occupano i 4/5 della nostra cultura. Già, perché la donna per eccellenza è Maria, la piena di grazia. Il titolo del libro, 'Piene di grazia”evidenzia invece simbolicamente la sacralità di tutte le donne: un suggerimento di quel personaggio molto determinato che è mia sorella (Elisabetta Sgarbi, editor di Bompiani, nonché ideatrice e direttrice de La Milanesiana, festival interdisciplinare di arti, che aprirà la sua tredicesima edizione ai primi di luglio, n.d.r.)».
Sgarbi non ha mai disgiunto la passione per l'arte da quella per la letteratura. «Fino ai 18 anni ero cieco, mi sono occupato solo di poesia - ha detto- ma quando mio zio mi portò a vedere l'immagine di Ilaria del Carretto, donna morta giovane e che Jacopo della Quercia rende immortale nella sua straordinaria scultura, ho aperto gli occhi sull'arte. Così ho iniziato la mia carriera, vedendo questa donna, non di marmo, ma di carne. Mentre per l'immagine della copertina del libro, la scelta si è orientata su una donna del preraffaellita Dante Gabriel Rossetti, una donna reale, Jane Burden, moglie del pittore William Morris ma amante del Rossetti».
Poi Sgarbi ha preso a commentare alcuni capolavori ispirati al misterioso mondo femminile, che consentono riflessioni, evocano emozioni, provocano discussioni. Come è nel suo stile, Sgarbi ha fatto divertenti, talvolta bizzarre, incursioni nell'attualità, affrontando il commento delle opere.
Per esempio, la Eva di Masaccio, ne 'La cacciata di Adamo ed Eva dal paradiso”, piange come il ministro del Lavoro Elsa Fornero. «Sono proprio sue quelle sopracciglia...». E ha proseguito: «Qui Masaccio è straordinario: anticipa il governo tecnico ma anche Munch, con 'l'Urlo”. Quindi è passato a 'l'Annunciata” di Antonello da Messina, dove l'angelo non c'è. Qui la Madonna è Annunciata perché c'è solo lei che interiormente contiene lo spirito dell'angelo, come in lei vi è Gesù. Lei è piena di grazia. Il fondo nero evidenzia ancora di più questa Annunciata e soprattutto la mano che intercetta la parola dell'angelo e l'altra che stringe il manto a ratificare la presenza di Gesù dentro di lei».E ancora: «Questa opera sull'Annunciazione è assolutamente rivoluzionaria. Vi è l'assoluta solitudine di questa Madonna, una bellezza siciliana. Potrebbe essere una Monica Bellucci col velo, che è come un'architettura che protegge la grazia».
Tra le altre Annunciazioni, si sofferma su quella di Lorenzo Lotto, che mette in evidenza l'effetto sorpresa, mai usato prima da nessun altro pittore. Lotto immagina un angelo che arriva di sorpresa con aria perentoria come un Brad Pitt in moto, quindi la Madonna si spaventa. Sembra dire: «Mamma mia cosa succede?».
Così impaurita, gli volta le spalle. Al grande Lotto, Sgarbi dedica un intero capitolo del libro, perché non c'è pittore di sensibilità più femminile di lui. Lotto era intimamente donna. Dopo aver ricostruito una sorta di vita parallela della Madonna del Parto di Pier della Francesca, finita dislocata - si intende la sua riproduzione, voluta da Tonino Guerra - nel film 'La prima notte di quiete” di Valerio Zurlini con Alain Delon, il critico d'arte s'addentra nella psicologia della Gioconda. E diverte quando la paragona alla tanto discussa consigliera regionale del Pdl Lombardia Nicole Minetti, perché come lei si compiace a stuzzicare i desideri maschili, offrendo lo sguardo a tutti.
Diversamente da Cecilia Gallerani resa da Leonardo, il famoso dipinto conosciuto come 'La dama dell'ermellino”, la bellissima donna amata da Ludovico il Moro: «Lei, regale, non sta guardando noi, lo sguardo è tutto per il suo amante. Lei ci fa sentire che è solo sua. Qui Leonardo lavora su questa dimensione di esclusività»
Donne carnali e sensuali, donne spirituali che vanno oltre la corporeità come le sante, quindi le eroine, poi le figure mitologiche. Sgarbi ricorda a un certo punto 'Les demoiselles d'Avignon” di Picasso, il primo capolavoro dell'arte moderna con al centro figure femminili, due delle quali indossano maschere africane.
Qui Picasso ha l'intuizione psicologica della multi etnicità. Anticipa profeticamente la realtà delle nostra società. «Persino Umberto Bossi - prosegue ironico - a Gemonio è circondato da neri». Il critico d'arte e politico creativo ed indisciplinato, che ora si è dimesso dal suo incarico di sindaco a Salemi, ha concluso il suo intervento sulla 'dama sensuale” di Gustav Klimt, con l'orgasmo del volto femminile in estasi, e le donne di Balthus, che affronta il tema del femminile quasi al limite della pedofilia, con quel femminino adolescenziale incarnato a partire della stessa 'moglie giapponese eterna bambina. Durante la lunga attesa di Sgarbi, lo chef Matteo Scibilia, proprietario e patron dell'Osteria della Buona Condotta di Ornago, nonché acuto storico della nostra enogastronomia e presidente dei Cuochi della Lombardia, ha intrattenuto i soci e gli ospiti dello Sporting con interessanti curiosità sul cibo nei suoi indissolubili rapporti con la cultura e il territorio.
Elemento principe della serata sponsorizzata da Allianz, l'asparago rosa di Mezzago, offerto dal sindaco della nota località conosciuta per la protetta varietà rosa, appunto perché il terreno di Mezzago è ricco di ferro.
«Stiamo valorizzando questo prodotto al massimo - ha ricordato Scibilia - con la Camera di Commercio di Monza e Brianza. Dovremo imparare dai francesi a vendere i prodotti». Il vino è stato donato invece dall'enoteca Giuseppe Meregalli di Monza. Il prosecco ha accompagnato le prelibatezze di Scibilia, sempre molto attento al rispetto della tradizione. Tra gli ospiti, anche il fotografo Maurizio Brera, nipote del mitico Gianni. Una serata per amanti dell'arte e per veri gourmet piuttosto che gourmand. Solo per il gesto semplice di assaporare il gusto croccante dell'asparago rosa crudo, digestivo e diuretico, sia per gli uomini di oggi, come per i latini avvolti nelle loro tuniche.

