Sagra della pastorizia nel Viterbese. Tradizioni del passato e scenari futuri
Dal 25 al 28 agosto torna a Farnese la “sagra della pastorizia” per riscoprire le tradizioni, ma anche per fare il punto sui problemi del settore. L'evento sarà veicolo di promozione delle produzioni come le carni ovine, i formaggi, la ricotta, i latticini, l'olio extravergine di oliva e il miele
I riti della pastorizia si svolgono immutabili ogni anno dalla notte dei tempi: mungitura, tosatura, transumanza attraverso i tratturi, lunghi periodi all'aria aperta in solitudine, col sole e con la pioggia, hanno scandito i ritmi della vita dei pastori. Anche se negli ultimi decenni la tecnologia entrata nelle stalle ha alleggerito i lavori più duri, l'allevamento degli ovini è sempre meno gratificante pur restando una grande risorsa economica in molti territori che per la loro conformazione sono poco adatti all'agricoltura come l'Alto Lazio, collinoso e ricco di boschi. Proprio Farnese, storico borgo della Tuscia Viterbese, torna a proporre dal 25 al 28 agosto la 'Sagra della Pastorizia”, un appuntamento che anno dopo anno non vuole solo perpetuare tradizioni o folklore per quanto fortemente radicati, ma si propone anche come un momento di riflessione e di dibattito per le problematiche connesse all'allevamento degli ovini.
Di grande attualità le proteste di piazza che i pastori sardi portano con forza da mesi all'attenzione delle istituzioni, ma gli stessi problemi appartengono anche a molte realtà regionali. Tra l'altro nell'Alto Lazio e in Toscana è forte la presenza sarda. L'emigrazione dei pastori venuti dal mare fin dai primi anni 60 ha consentito a molti nuclei familiari una vita migliore in quei territori, rivitalizzando poderi abbandonati e, non senza sacrifici, dando vita ad una attività che in breve tempo si è imposta come volano dell'economia locale generando una sinergia sistemica con le popolazioni locali.
Oggi i tanti problemi attuali legati alla scarsa redditività chiedono risposte: la lana non vale nulla, soppiantata da quella a fibra lunga di continenti lontani, ma per il benessere delle pecore deve essere tosata comunque, per poi essere distrutta. Senza parlare del progressivo crollo del prezzo del latte che ha messo a rischio la sopravvivenza di molte attività casearie.
Di questi e di altri problemi si parlerà a Farnese nel convegno «L'allevamento ovino nel Lazio. Intervenire prima che sia troppo tardi» cui hanno già dato la loro adesione, tra gli altri, l'assessore alle Politiche Agricole della Regione Lazio, Angela Birindelli, e il presidente della Commissione Agricoltura laziale, Francesco Battistoni.
La rassegna, giunta alla sua quarta edizione, è promossa dall'Associazione agropastorizia farnesiana-sarda, in collaborazione con la Regione Lazio, la Provincia di Viterbo, la Camera di commercio di Viterbo e l'Amministrazione comunale di Farnese, con il patrocinio della Riserva Naturale «Selva del Lamone», dell'Arsial e della Confesercenti di Viterbo e infine con il sostegno della Banca di Credito Cooperativo di Pitigliano e della Tuscia.
«La nostra Associazione - ha detto Gianni Pira dell'Associazione Agropastorizia, è nata per mantenere e consolidare le relazioni della cultura sarda con quella farnesiana e questa manifestazione, considerando lo straordinario successo conseguito nelle precedenti edizioni, sembra aver raggiunto lo scopo. Ma dobbiamo andare oltre. Si deve capire che se l'allevamento ovino vuole ancora avere un futuro nella Tuscia, come in altre zone del Paese, e in questo caso occorre sostenerlo. Non è concepibile che un litro di latte di pecora, oggi, possa essere pagato meno di una bottiglia di acqua minerale». La Sagra della pastorizia di Farnese avrà tutti i requisiti per essere anche una grande celebrazione dell'enogastronomia della Tuscia, con piatti fusion tra tradizioni sarde e toscane. Il territorio è affascinante e ricco di siti archeologici e castelli medievali.
A pochi km da Farnese sorgeva la famosa città di Castro, completamente distrutta nel '600. Ci sono tutte le premesse per replicare il successo dello scorso anno quando la manifestazione ha richiamato circa 10 mila visitatori che nei quattro giorni di festa hanno potuto assistere a spettacoli musicali e folkloristici e degustare prodotti tipici negli stand e nelle trattorie locali.
L'evento sarà dunque veicolo di promozione delle produzioni come le carni ovine, i formaggi, la ricotta, i latticini, l'olio extravergine di oliva e il miele, ma anche di divulgazione dell'agricoltura in generale e dell'allevamento ovino in particolare, mettendo in risalto le risorse di un intero territorio.
Sono previste mostre di macchine e attrezzi per l'agricoltura ed esibizioni dei pastori che si cimenteranno nella preparazione dei tipici prodotti caseari.Tra le molte iniziative a carattere culturale e ambientale le visite guidate all'area protetta della Selva del Lamone, duemila ettari su un tavolato di lave del vulcano Vulsinio di circa 50.000 anni fa, con boschi di cerri e di latifoglie, querce e lecci, tra anfratti e avallamenti di lava, inghiottitoi e crateri d'esplosione.


