ROMA - Sapori robusti, profumi intensi, pani e focacce di farine macinate a pietra condite con olio e pomodoro e, quasi su tutto, l'indiavolato peperoncino. La cucina di Calabria è poco conosciuta fuori dai confini della regione, ma punto di riferimento inderogabile di ogni tavola locale e di quella ristorazione che si ritrova oggi in linea con le nuova tendenza del km zero e della riscoperta dei valori della tradizione, pur senza aver mai cambiato il menu.

Stare a tavola per i calabresi non è solo mangiare: la loro cucina è legata alla vita religiosa e spirituale e comporta regole e abitudini spesso legate alle ricorrenze che risalgono ai tempi antichi. L'orgoglio di appartenenza e la voglia di far conoscere altrove queste preparazioni gastronomiche tanto vicine alla terra ha spinto una famiglia calabrese, i Marasco, a girare l'Italia, con notevoli scorte di cibi tipici, proponendo eccellenze originali fin nei minimi dettagli.



Arriva tutto dalla loro terra, dal pane all'olio, dal vino alle patate. Con loro viaggia un drappello di chef guidati da Agostino Facciuolo dell'Accademia della Cucina Calabrese. Una mission, questa, organizzata con il patrocinio della provincia di Crotone che ha anche lo scopo di far conoscere i prodotti di piccole e medie aziende artigianali dell'agroalimentare che non avrebbero da sole i mezzi per imporsi sul piano nazionale.

L'appuntamento con la 'Calabria è servita”, articolato in due serate inedite per i gourmet e per il pubblico romano, si è svolto nei saloni del ristorante Doney del Westin Excelsior di Via Veneto, icona degli anni mitici della Dolce Vita. A organizzare l'evento sono stati i Cavalieri del Turismo, un'associazione internazionale impegnata a promuovere il made in Italy all'estero, valorizzando nello stesso tempo il nostro patrimonio culturale anche attraverso l'aspetto qualitativo dell'ospitalità.

All'associazione aderiscono gli operatori del turismo impegnati a condurre imprese, a programmare nuovi itinerari e viaggi sociali valorizzando zone meno conosciute, a organizzare forum a tema, ma anche a promuovere corsi di perfezionamento per una migliore formazione dei giovani delle scuole professionali con indirizzo turistico-alberghiero. E tra le offerte, si sa, quella enogastronomica è in prima linea.

Al Doney è stato allestito un sontuoso buffet - ammirato a lungo prima di essere demolito dall'irruenza degli ospiti più golosi - con specialità locali, formaggi, salumi e focacce: dominava il rosso dei pomodori,della 'nduja e dei peperoncini. Per spegnere il fuoco in bocca sono stati offerti i vini bianchi,rossi e rosati dell'ovviamente calabrese Tenuta Iuzzolini.

Interessante quanto rappresentativo il menu: Covatelli Nduja e Sardella, Fusillo al maialino nero di Calabria, Cosciotto al forno dello stesso suinetto, adattabile all'aspro ambiente calabro, Fantasie di Tonno, Patate 'mpacchiuse e dolci tradizionali. Per digerire il tutto il prodigioso Amaro del Capo, dalla segretissima ricetta, prodotto dalla Caffo come le altre deliziose pozioni a base di erbe di Calabria. Con curiosità seguita da soddisfazione è stata degustata la Sardella di Crucoli della cooperativa La Torre: una pasta dall'odore e dal sapore pungente fatta di novellame di sarde e acciughe impastate con peperoncino e finocchietto selvatico, fatta fermentare almeno un anno. Una vera bomba, spalmata a piccole dosi sulle pitte (focacce) o usata per condire gli spaghetti, non a caso chiamati arroventati. Si dice che non potesse mancare nel bagaglio degli emigranti crucolesi che partivano per mondi lontani e che a differenza di altre specialità non potesse essere riprodotta altrove. Il poeta Giuseppe Barberio le ha dedicato un'ode: A' sardeddra. Un altro prodotto elaborato in vari modi dalla fantasia dello chef Facciuolo, difficile da gustare fuori dai calabri confini, è la patata della Sila Igp, nell'elenco dei 20 cibi da salvare nell'albo dei prodotti di montagna.

Un'altra eccellenza regionale è il tonno della Calippo che nello stabilimento di Maierato (Vibo Valentia) non ha mai tradito la qualità della materia prima, il Pinne Gialle, né la lavorazione antica tutta rigorosamente manuale. Offerti ancora un grande assortimento di salumi di Vincenzo Rota, ultimo di una generazione di mastri salumai, provole e caci di una affermata cooperativa crotonese, la Apocc, e grandi pani cotti al forno a legna, pagnottine di segala, pitte condite e mastazzuoli, prodotte da Parmella, una ditta di San Giovanni in Fiore (Cosenza) che usando farine locali, acqua delle sorgenti della Sila e lievito madre si impegna a fare il vero pane di una volta.

è stata un'iniziativa enogastronomica davvero speciale, che si ripeterà ancora in altre città per promuovere una regione ancora poco conosciuta dalle grandi risorse, al di là delle spiagge del tutto esaurito nei mesi dell'estate.