NORCIA (PG) - Quante le rassegne gastronomiche che in Italia (immaginiamoci nel resto del mondo!) possono dirsi vicine al traguardo del mezzo secolo?! Più che probabile che siano bastevoli le dita di una sola mano. Ecco, al dito anulare (perché l'anulare lo si dirà in seguito) di questa breve conta c'è la Mostra mercato del Tartufo nero pregiato di Norcia (Pg) che celebrando (25-27 febbraio) la sua quarantottesima edizione. Siamo nell'Umbria che guarda ad est, quella che ammicca al confinante Piceno.

E qui il misticismo irrora animi, cuori e menti. Norcia diede i natali a San Benedetto, patrono d'Europa e la vicina Cascia a Santa Rita. La viabilità dell'Umbria, posto che se ne individui come uno dei suoi punti di accesso il casello autostradale di Orte sull'A1, è praticamente un unico ben esteso raccordo anulare e se quello proprio, ovvero quello che avvolge la grande Roma ha assunto acronimo di Gra (Gran raccordo anulare), molto ben qui ci vedremmo l'acronimo Vra ovvero Verde raccordo Anulare se è vero, come grazie al Cielo è ancora vero, che l'Umbria è il pulsante cuore verde dell'Italia peninsulare. Ed ecco il perché del dito anulare!

Dunque, in questa accezione, diciamo che si esce dal Vra a Spoleto e si continua per qualche decina di chilometri, sovente costeggiando il fiume Nera. L'Appennino Umbro qui mostra i suoi aspetti più forti: decisi i declivi, ben selvose le piccole valli. Valli che divengono ubertose tartufaie a beneficio di un gradevolissimo circuito virtuoso: chi cerca il tartufo con i suoi cani bene addestrati, chi allestisce circuito di distribuzione e quindi di offerta e chi, e sono i tanti, il tartufo, acclaratane la congruità di prezzo, lo degustano nei ristoranti della zona, alcuni ottimi, di mediocre qualità gli altri.

La Mostra mercato del Tartufo adempie a questo rigoglioso modello. Bene accorti i numerosi stand che allegramente occupano le linde vie del centro, sempre struggenti le rievocazioni dell'era medioevale. Ci è stato dato di degustare il Nero Pregiato, attualmente all'apice della sua stagione di 'cerca”.

Ma il tartufo è, per definizione, 'cibo ancillare”, ovvero la pepita non la si prende a morsi, non è una mela (costa qualcosina in più di una mela, suvvia!) e pertanto necessita di suoi cibi a supporto e di suo piatto 'ante”. I salumi (siamo nella patria dell'eponima norcineria) in questo ultimo caso, le tagliatelle e le preparazioni di maiale (ed anche di cinghiale) nel caso del cibo a supporto.

Il tartufo non lo si grattugia, non lo si rende a scaglie. La forma del tartufo è il petalo. Il tartufo è patrimonio dell'Umbria, ma non solo dell'Umbria. E volentieri menzioniamo Alba in Piemonte, San Miniato in Toscana, Acqualagna nelle Marche, Bagnoli Irpino in Campania.

Il tartufo necessita di reti che sappiano sia tutelarlo che valorizzarlo. A ciò lodevolmente adempie l'Associazione nazionale Città del Tartufo, presieduta da Giancarlo Picchiarelli. L'Associazione ha sede a Valtopina, in Umbria.


Per informazioni:
Ufficio Turistico del Comune
Tel 0743 824910
www.comune.norcia.pg.it


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