Le celebrazioni in onore di Sant'Antonio a Novoli (Le) sono, da sempre, un appuntamento di grande importanza per la comunità locale della cittadina salentina, che già da molti mesi prima si prepara a questo spettacolare evento.

Anche quest'anno, come sempre, è stato, quindi, approntato un enorme falò di 25 metri di altezza e 20 metri di diametro, costruito con un incredibile numero di rami di vite secchi provenienti da tutta la Puglia, al quale, il 16 gennaio, si è dato fuoco, arricchendo la spettacolarità dell'evento con un coloratissimo spettacolo pirotecnico.

Sant'Antonio Abate è il patrono di Novoli e il rito della 'Fòcara” in suo onore è antichissimo, ma nel corso degli anni ha subito delle modifiche, rinnovandosi.

In passato si trattava di un fatto esclusivamente locale, generato da una fede e una cultura contadina, tanto che persino i tralci di vite erano donati dai novolesi, i quali li accantonavano davanti alla porta di casa.

Un carro si occupava del recupero di queste fascine per trasportarle nel luogo deputato alla costruzione di questa enorme pira della forma troncoconica, splendido monumento di ingegneria rurale.

Per esser precisi, la Fòcara ha forma di tre tronchi di cono sovrapposti, alla cui sommità veniva sistemato un ramo d'arancio con i suoi frutti, alcune spighe di grano intrecciate ed un'effigie del santo.

Novoli si riempiva di migliaia di fedeli provenienti, a piedi nudi, da tutto il Salento, e, molti di essi si prostravano davanti al santo strisciando il pavimento con la lingua, per chiedere una grazia o per ringraziarlo di averla ricevuta.

Questo profondo significato religioso oggi sembrerebbe passato in secondo piano, lasciando maggior spazio alla spettacolarità dell'evento ma, si sa, i tempi sono cambiati rispetto al passato e, quindi, ben venga il fatto che questa festa sia diventata catalizzatrice di turismo, convogliando ingenti vantaggi economici alla bellissima terra salentina.

Oggi, il percorso che dal centro di Novoli porta a piazza Tito Schipa, dove è allestita la Fòcara, è costellato di bancarelle che vendono ogni sorta di prodotto, ma tra le proposte, quelle gastronomiche sono sicuramente le più gradite al turista, che può davvero sfiziarsi con le pietanze della cucina locale.

Una volta la festa era l'occasione per gustare gli gnocculi al sugo di pesce, oggi la proposta gastronomica è molto più varia, e comprende olive in acqua o in 'calce”, castagne 'del prete”, cioè secche, oppure pìttule, una sorta di frittelle spugnose fatte di pasta lievitata, a volte preparate anche con l'aggiunta di patata zuccherina (batata).

Si vendono anche i 'lambascioni” (muscari), tipici cipollotti selvatici dal caratteristico sapore amarognolo, da consumare lessati e conditi con un filo d'olio extra vergine d'oliva rigorosamente salentino, magari un Terra d'Otranto Dop, ottenuto in gran parte da olive di varietà Ogliarola e Cellina di Nardò spremute a freddo.

Questi bulbi si gustano anche impanati e fritti oppure conservati in barattoli sott'olio. Ci sono, poi, le pucce, piccoli pani impastati con olive nere e i pizzi, con cipolla, pomodoro e olive, oppure la freseddhra, pane di grano duro o di orzo, fatto seccare in forno, che viene bagnato con acqua e condito con pomodori, olio e origano: una vera delizia.

Molte bancarelle colpiscono per la preponderanza del colore giallo; si tratta di quelle che vendono lo scapèce gallipolino, pescetti (piccole boghe, zerri o bianchetti) fritti e poi conservati sott'aceto in tini di legno di castagno, alternandoli a strati di pangrattato e zafferano.

Era la tipica pietanza che, grazie alla lunga conservazione assicurata dall'aceto, consentiva di scongiurare la fame durante i lunghi assedi subiti nel passato.

Ma la gastronomia salentina offre molto altro; sicuramente da non perdere sono i vari formati di pasta, preparati con semola di grano duro di qualità, tipica di queste zone, oppure con la farina di orzo. Le più conosciute sono sicuramente le orecchiette, piccole conche di pasta che, grazie appunto a questa forma, si prestano particolarmente ad accogliere i sughi della tradizione. Molto particolari sono i minchiarieddhri, una specie di maccheroncini di forma cilindrica realizzati con un l'utilizzo di un ferro a sezione quadra, mediante un abile movimento di rotolamento; mescolati in egual quantità, questi due formati di pasta si trasformano, con chiara allusione erotica, nei 'maritati”.

Altre tipologie sono le sagne 'ncannulate, strisce di pasta arrotolate o ritorte su loro stesse, e la tria, corte tagliatelle che vengono lessate e, in parte, fritte, creando, con i ceci, un piatto molto saporito.

Tra i secondi, la cucina salentina annovera i turcinieddhri, interiora di agnello cotte alla brace, o i pezzetti di cavallo, spezzatino di carne equina cotto con sugo di pomodoro, oppure le innumerevoli preparazioni a base del freschissimo pesce locale, come la zuppa di pesce alla gallipolina e la pepata di cozze.

Tra i dolci, immancabili i pasticciotti, fatti con pasta frolla e crema pasticcera, dolce nato nel 1745 nel paese di Galatina ad opera del maestro pasticciere Nicola Ascalone, il quale, con un impasto avanzato, creò una piccola torta a cui diede talmente poca importanza che egli stesso la definì un pasticcio. Come spesso accade, imprevedibilmente, il dolcetto ebbe un tale successo che fu costretto a rifarlo e, ormai da oltre duecentosessanta anni è, con ogni probabilità, il dolce più tipico del Salento.

Altra tipicità territoriale è sicuramente la copeta, un croccante di mandorle a cui, quando è ancora calda, viene data forma con abili movimenti di coltello.

Per quanto riguarda i vini, il vitigno più tipico del tacco d'Italia è sicuramente il Negramaro, che viene usato in purezza oppure come componente fondamentale delle Dop Salice salentino, Leverano, Alezio, Copertino, Galatina, Nardò, Matino e Squinzano.

Insomma recarsi a Novoli per la festa della Fòcara, significa anche lasciarsi avvolgere dai profumi e dai sapori di questa terra. Sicuramente si tratta di una festa patronale di grande importanza e suggestione, tanto che il ministro Bondi, su sollecitazione del ministro Fitto, ha persino avviato l'iter per l'inserimento della Fòcara nella lista del Patrimonio italiano della cultura immateriale.

Sull'argomento, il sindaco Oscar Marzo Vetrugno ha dichiarato: «Si tratta di una notizia che onora la nostra comunità e ci spinge a lavorare sempre meglio per mantenere inalterata l'identità della nostra festa pur aprendola al mondo intero».

E questo 'fuoco buono di Puglia, messaggero di pace nel mondo” che brucia per giorni è davvero uno spettacolo di grande suggestione, che ci sentiamo di consigliare senza alcun dubbio a chi voglia vivere, gustare e amare, anche solo per un giorno, questa piccola cittadina del Salento.

Questa terra offre al visitatore bellezze naturali, artistiche e architettoniche di inconfutabile valore che, unite all'enogastronomia di qualità, al programma di spettacoli - quest'anno si sono esibiti Elio e le storie tese - e alla calorosa e innata ospitalità delle sue genti, crea, per il turista, un mix davvero irresistibile.