Thailandia a tavola nella Capitale. Lezioni di cucina e cena spettacolo
La Città del gusto di Roma ospiterà una tre giorni dedicata alla cucina thailandese. Due lezioni di cucina e una cena spettacolo al Teatro della cucina. Un'occasione per conoscere meglio ricette, tecniche di cottura e presentazioni di piatti di una cucina tra le più raffinate d'Oriente
La cucina thai, affascinante equilibrio di sapori, consistenze e colori, sbarca a Roma con un'articolata kermesse gastronomica alla Città del gusto del Gambero Rosso, nell'ambito del più ampio progetto "Cucina thailandese in Italia" promosso dal governo e dalla Reale ambasciata di Thailandia. L'iniziativa è stata presentata dalle signore Tritaporn Khomapat del ministero dell'Agricoltura di Bangkok e da Nithima Siriphokaku del Thai Trade Center che insieme a Marco Sabellico (nella foto Tritaporn Khomapat) con ne hanno illustrato le tradizioni e la composizione dei piatti preparati dallo chef Kharom Cherdseang. Il programma prevede tre appuntamenti: due corsi di cucina tenuti da grandi chef thai (29 e 30 settembre) e una cena spettacolo al Teatro della cucina (1° ottobre) presentata da Laura Ravaioli, volto del Gambero Rosso Channel. Un'occasione unica per conoscere meglio ricette, tecniche di cottura e presentazioni di piatti di una cucina, tra le più raffinate d'Oriente, proprio in un momento in cui in Italia l'etnico è vincente.
Ma quali sono le caratteristiche di questa gastronomia che in un solo pasto abbina piatti di sapore delicato con salse forti, piccanti curries con fresche preparazioni in agrodolce, minestre che bruciano il palato e dessert che lo consolano con la loro dolcezza? è tutto un gioco di contrasti di sapori, colori e forme, contro lo sfondo uniforme del riso, cibo principale. "Vieni a mangiare il riso" è infatti la traduzione letterale del classico invito a pranzo. Trionfano carni, pesci e crostacei, uniti con rapide cotture a germogli croccanti, arachidi, cocco, peperoncini rossi e verdi incredibilmente piccanti.
Ma quello che fa la differenza con le altre cucine orientali - secondo Tritaporn Khomapat (nella foto con Marco Sabellico) - è l'uso delle erbe che esaltano la freschezza degli ingredienti piuttosto che delle spezie che tendono a coprirli. Quindi grande uso di coriandolo, aneto, maeng lak (basilico vellutato), menta piperita, foglie di pandanus, betel, senape, citronella. E poi aglio, cipolla, scalogno, lime, cedro. Il dosaggio è un'arte, personale e flessibile, e come tale non spaventa i palati occidentali. Un pranzo thai si conclude sempre con i dolci a base di cocco, tapioca, banane e ancora riso, spesso in forma semiliquida, con consistenze contrastanti. Trionfo finale a base di frutta, tagliata e presentata in coreografico contrasto di forme, colori e sapori: ananas, banane in venti varietà, manghi, pomelos, papaie, litchi, rambutan. Anche il cibo di strada servito alle bancarelle è particolarmente curato. Il thailandese dedica molta attenzione alla cucina, anche quella degli altri. Lo dimostra il successo dei ristoranti cinesi, giapponesi, libanesi, francesi e italiani: questi ultimi sono una ventina, sparsi nel paese, apprezzatissimi per il cibo ma anche per il vino, assoluta novità per la tavola tradizionale thai.

